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I migranti forzati nel mondo e in Europa nel 2021: i dati (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2022: Crisi geopolitiche, conflitti armati e cambiamenti le principali cause scatenanti le migrazioni forzate. Stimati dall’Unhcr pari a 20,7 milioni nel 2000, negli ultimi due decenni il numero dei migranti forzati nel mondo è quintuplicato.

24 novembre 2022

Le debolezze intrinseche del sistema europeo
L’analisi dei dati Eurostat fin qui presentati mostra diverse debolezze operative che minano strutturalmente il funzionamento del sistema europeo, che appare ingolfato da: a) l’accumulo esagerato di pratiche in arretrato, fenomeno strettamente collegato all’eccessiva durata dell’esame delle domande di asilo, aggravatasi nell’ultimo biennio in diversi Stati membri a causa delle restrizioni anti-Covid-19 (secondo l’Agenzia Ue per l’Asilo circa la metà delle domande in primo grado pendenti alla fine dell’anno sarebbero state presentate da più di sei mesi);b) la disparità dei tassi di riconoscimento, estremamente variabili tra i singoli Paesi dell’Ue (si va dall’8,6% della Slovenia al 84,6% dell’Irlanda), come anche rispetto a singole collettività (per esempio, nel 2021, il tasso di riconoscimento dei cittadini afghani in primo grado variava dal 9% della Bulgaria al 100% di Spagna e Portogallo);c) il peso sproporzionato assunto dai ricorsi (207.820, di cui il 34,8% con esito positivo), aspetto che lascia intravedere un sistema di valutazione incapace in primo grado di valutare efficacemente le domande di asilo e destinato a rimanere congestionato dalla mole dei ricorsi; d) il numero enorme di richieste di trasferimento Dublino (126mila il dato Eurostat provvisorio al 2021) che danno luogo a procedure lente e complesse, aggravate dalla mole delle richieste (1 ogni 5 richiedenti). Il regolamento di Dublino è per questo divenuto un dispositivo che di fatto paralizza il sistema e dove l’onere della protezione viene rimpallato da uno Stato membro all’altro; e) l’esame dei 510.696 set biometrici riguardanti i richiedenti asilo depositati nel 2021 presso la banca dati Eurodac, che mostra come 315.217 tra di essi avessero già presentato una domanda negli ultimi 10 anni (61,7%) e 93.284 fossero stati già respinti alle frontiere negli ultimi 18 mesi (18,3%). Le soluzioni proposte dal Nuovo Patto su Migrazione e Asilo di settembre 2020 per superare le debolezze del sistema suscitano però perplessità molto serie, evitando di affrontare la questione principale, cioè l’ampliamento dei canali di migrazione legale. Da una parte si punta sulla solidarietà intra-europea, minata però dall’indisponibilità ad accantonare il regolamento Dublino, tanto inefficiente in generale quanto penalizzante per i Paesi di frontiera, e dalla mancata compensazione che sarebbe dovuta provenire dai fallimentari piani di relocation (si vedano al riguardo le sentenze del 2017 della Corte di giustizia n. 715, 718 e 719 contro i Paesi inadempienti). Dall’altra parte si colloca la politica di rafforzamento delle frontiere ed esternalizzazione, rilanciata dallo stesso Nuovo Patto nella veste di una rinnovata strategia di solidarietà con i Paesi terzi. Questa viene realizzata attraverso accordi bilaterali o multilaterali con i Paesi terzi che, a fronte di determinate condizionalità generalmente di carattere economico, sono obbligati a farsi carico dell’accoglienza e della gestione dei flussi migratori, permettendo così ai Paesi europei di eludere il dovere di osservanza della normativa internazionale sull’asilo (primo fra tutti il principio di non-refoulement stabilito nell’art. 33 della Convenzione di Ginevra del 1951). Paradigmatico è il caso dell’esternalizzazione delle frontiere italiane in Libia che, a seguito della citata “crisi migratoria” del 2015 e del successivo memorandum italo libico, ha permesso la creazione di centri di detenzione e di una guardia costiera, gestiti entrambi dal governo di accordo nazionale guidato da Al-Sarraj. Nonostante le prove di torture e sfruttamento di migranti e rifugiati, condizioni definite dalla missione indipendente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dell’ottobre 2021 come “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, negli ultimi anni l’Italia e l’Ue hanno continuato a finanziare le forze libiche per intercettare le barche dei migranti: solo nell’anno passato, 32.450 persone sono state intercettate in mare e riportate alla detenzione arbitraria e agli abusi in Libia. Il susseguirsi di crisi umanitarie di portata mondiale nel 2021 e nel primo semestre 2022 non lascia presagire cambiamenti di rotta. Il ritorno dell’Afghanistan sotto il regime dei talebani nell’agosto 2021 ha dapprima impegnato gli Stati membri nell’evacuazione di 22mila afghani e alcune migliaia di cittadini europei; ma subito dopo li ha visti coesi a impedire – anche con il ricorso alla violenza – l’ingresso a quei profughi afghani, siriani e iracheni che avevano raggiunto il confine tra la Bielorussia e l’Ue (pesanti violazioni dei diritti dei migranti sono state documentate in Polonia, Lituania e Lettonia).Ultimo episodio è l’esodo in massa di profughi ucraini a seguito dell’invasione russa del 24 febbraio 2022 (1 milione di profughi già dopo la prima settimana e circa 7 milioni alla fine di agosto 2022), rispetto al quale gli Stati membri si sono invece prodigati ad aprire le porte di casa, approvando il 3 marzo 2022 – all’unanimità e per la prima volta – l’attivazione della Direttiva 55/2001 sulla protezione temporanea. Anche in questo caso, però, la limitazione dei benefici ai soli residenti permanenti ha di fatto escluso (e bloccato in Ucraina) una parte consistente dei circa 5 milioni di stranieri presenti nel Paese (lavoratori, studenti, richiedenti asilo e altre categorie di migranti a breve termine), istituzionalizzando una divisione tra profughi di “serie A” e profughi di “serie B”, di fatto eseguita alla frontiera su criteri prettamente discriminatori. La possibilità, inoltre, per i beneficiari di protezione temporanea di circolare all’interno dell’Ue e di godere dell’assistenza dei Paesi membri in cui sceglieranno di vivere, offre agli Stati membri confinanti (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania) un’inedita opportunità di esimersi dagli obblighi di accoglienza previsti dal regolamento Dublino in quanto Paesi di primo approdo.
Sintesi
In conclusione: dietro queste complesse situazioni di tensione, conflitto o guerra dichiarata all’origine dei flussi forzati, spesso si cela il grande gioco della geopolitica internazionale, che sempre più va assumendo l’aspetto di una nuova “guerra fredda”. Come ci ricorda il Santo Padre, il governo del mondo si conferma “uno ‘scacchiere’, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri”.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2022)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2020 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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