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Immigrazione e contesti regionali. Il Centro: le Marche

Dossier Statistico Immigrazione 2021: in esame i dati riferiti all’andamento del fenomeno migratorio presente nei diversi contesti regionali per l’anno 2020, lavoro, scolarizzazione, integrazione, attività imprenditoriali, assistenza sociale.

20 settembre 2022

Demografia straniera in regione: le caratteristiche

La popolazione residente in regione al 2020 è diminuita di 11.266 unità, attestandosi a fine anno a 1.501.406 persone. Nello stesso periodo, il numero dei residenti stranieri era pari a 127.104, il 54,5% dei quali donne, per un’incidenza dell’8,5% sul totale dei residenti. I nuovi nati stranieri nell’anno sono stati 1.445 e nel complesso si sono iscritti in anagrafe13.735 cittadini stranieri, mentre quelli cancellati sono stati 17.226 (per un saldo pari a -3.491 unità), di cui 1.072 per recarsi all’estero e 6.266 perché hanno acquisito la cittadinanza italiana, più di un terzo dei quali in provincia di Ancona (2.205).Per quanto riguarda la presenza nelle cinque province, l’incidenza maggiore di stranieri sul totale dei residenti si registra in quella di Fermo dove sono il 9,9% del totale, seguita da quelle di Macerata (8,9%), Ancona (8,8%), Pesaro e Urbino (7,9%) e Ascoli Piceno (6,7%). Tuttavia, è nella provincia di Ancona che si riscontra il maggior numero di presenze in termini assoluti: 40.986 residenti, seguita da quelle di Pesaro Urbino (28.055), Macerata (27.493), Fermo (16.937) e Ascoli Piceno (13.633). L’Europa rappresenta oltre la metà degli stranieri residenti (66.717, il 52,5% del totale) e le nazionalità più numerose sono quella romena (19,4%) e albanese (10,9%), mentre i cittadini comunitari sono il 26,9%. Il secondo continente più rappresentato è l’Asia con una quota del 21,7%, la cui maggioranza di residenti proviene da Cina (6,9%) e Pakistan (4,5%). Gli africani sono il 19,8%, con una prevalenza di marocchini e nigeriani, e gli americani il 5,9%, in buona parte peruviani. Gli studenti stranieri presenti nelle scuole marchigiane nell’a.s. 2019/2020 sono 24.452 (poco più di 100 rispetto all’a.s. precedente), l’11,5% degli iscritti, di cui 15.665 nati in Italia, i quali incidono per il 64,1% sul totale degli alunni stranieri (+0,3 punti percentuali sull’a.s. 2018/2019). Tra l’a.s. 2019/2020 e quello precedente non sono emerse differenze né rispetto alla distribuzione degli studenti stranieri nei quattro ordini scolastici (scuola primaria, secondaria di secondo grado, secondaria di primo grado e scuola dell’infanzia), né per quanto riguarda la distribuzione per province, con quella di Macerata che registra l’incidenza maggiore di stranieri sugli iscritti (12,8%) e quella di Ancona il primato in termini assoluti (7.666). I primi tre paesi di origine di questi studenti sono Albania, Romania e Marocco. Il continente maggiormente rappresentato è l’Europa con il 47,5%. Considerando la distribuzione percentuale degli studenti stranieri negli indirizzi delle scuole secondarie di secondo grado, nell’a.s. 2019/2020 è continuato il lieve aumento della quota di coloro che si iscrivono ai licei (27,8% e +0,7 punti percentuali sull’a.s. 2018/2019) e agli istituti tecnici (31,2% e +0,2), mentre è diminuita quella di coloro che scelgono un istituto professionale (-0,9), il quale tuttavia resta l’indirizzo più scelto (41,0%).
 
Immigrazione e mercato occupazionale

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha avuto pesanti ripercussioni sull’economia delle Marche, dove nel 2020 gli occupati sono scesi a 622.089, oltre 14mila in meno rispetto al 2019. Anche i cittadini stranieri hanno risentito degli effetti della pandemia, dato che in un anno la loro incidenza sul totale degli occupati è diminuita di 0,8 punti percentuali, attestandosi nel 2020 all’8,9%, e il loro tasso di occupazione è sceso dal 56,2% al 53,3%. Ben peggiore è risultato l’andamento del loro tasso di attività, che tra il 2019 e il 2020 è passato dal 71,4% al 64,7%, mentre quello degli italiani, che fino al 2019 era stato inferiore a quello degli stranieri, si è attestato al 69,9%. Per effetto del maggior numero di inattivi, il tasso di disoccupazione degli stranieri è diminuito da 20,9% nel 2019 a 17,4% nel 2020, pur restando molto al di sopra di quello degli italiani (6,3%, anch’esso in calo di quasi 1 punto percentuale). I lavoratori stranieri svolgono prevalentemente un lavoro alle dipendenze: l’88,9% (+1,8 punti percentuali sul 2019), percentuale superiore a quella degli italiani, la cui quota passa dal 73,7% del 2019 al 75,3% del 2020. La ripartizione per settore resta sostanzialmente la stessa degli anni precedenti, vale a dire che la gran parte degli occupati stranieri trova impiego nei servizi (52,9%) e nell’industria (41,0%). I lavoratori stranieri sono presenti in occupazioni manuali a bassa qualifica per una quota tre volte superiore a quella degli italiani, rispettivamente il 22,0% (20,9% nel 2019) contro il 5,9%. Nel lavoro manuale specializzato (che occupa il 27,9% dei lavoratori italiani e il 43,2% degli stranieri) e nell’ambito impiegatizio e degli addetti alle vendite (dove le quote degli italiani e degli stranieri sono rispettivamente del 28,7% e del 29,4%), il divario tra queste due componenti resta stabile, ma si acuisce ulteriormente nella categoria delle professioni intellettuali e tecniche, che assorbe il 37,5% dei lavoratori italiani (36% nel 2019) contro il 5,4% dei lavoratori stranieri (5,8% nel 2019). Per quanto attiene le retribuzioni medie mensili dei lavoratori stranieri, si osserva che tali restano inferiori di oltre 250 euro rispetto a quelle degli italiani, ma in entrambi i casi si registra una leggera diminuzione: nel 2020 la retribuzione media degli italiani è passata da 1.351 euro a 1.340 euro, mentre quella degli stranieri da 1.096 euro a 1.087 euro. Da considerare anche la percentuale di sovraistruiti, che nel 2020 è stata del 33,1% tra i lavoratori stranieri, in crescita di 4,1 punti percentuali sul 2019, mentre è diminuita di 1,5 punti tra quelli italiani, attestandosi al 28,1%. Tra i lavoratori stranieri resta più alta anche l’incidenza dei sottoccupati, la quale è raddoppiata rispetto all’anno precedente, raggiungendo il 5,6%. Per quanto riguarda l’autoimprenditorialità straniera si osserva che, nel 2020 si è registrato un lieve aumento dopo alcuni anni caratterizzati da una loro diminuzione: rispetto al 2019 sono passate da 16.250 a 16.476, per un’incidenza del 9,9% sul totale delle aziende regionali. Tra gli imprenditori nati all’estero, il comparto prevalente resta il commercio (dove si concentrano per il 33,6%), che nel confronto tra le cinque province registra il dato più alto nel maceratese (36,3%). I permessi di soggiorno e l’ambito dell’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo. Al 31 dicembre 2020 sono 93.182 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti nelle Marche (oltre 8.500 in meno rispetto alla fine del 2019), provenienti in prevalenza da Albania, Marocco e Cina. La maggior parte (52.519) è costituita da celibi o nubili, mentre i coniugati sono 38.874. Il 60,7% è titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, mentre il restante 39,3% di un permesso a termine, la maggioranza di questi ultimi sono permessi rilasciati per motivi familiari (22.942) e per lavoro (7.981); mentre i titolari di un permesso per protezione internazionale/ex umanitaria sono 4.275, di cui 1.121 con un permesso per richiesta di asilo. Al 30 giugno 2021 il totale degli immigrati presenti nei centri di accoglienza delle Marche erano 2.010 (-66 rispetto al 30 giugno 2020), di cui 830 ospitati nei centri Sai/ex Siproimi e 1.180 in altre strutture.

L’inclusione dei migranti in regione: i progetti

Nel biennio 2018/2020 l’associazione fanese, L’Africa Chiama, è stata capofila di Fin-finanza inclusiva, progetto finanziato dal Fami, che ha coinvolto università, associazioni di migranti, Comuni e associazioni del Terzo settore. Vi hanno partecipato 273 tra accademici, assistenti sociali, mediatori interculturali, sociologi, personale delle Camere di commercio e delle associazioni di categoria, policy maker, consulenti finanziari, commercialisti e incubatori d’impresa. Fin è stato implementato in tre regioni: Marche, Abruzzo ed Emilia Romagna e il suo obiettivo principale è stato quello di migliorare l’inclusione finanziaria e socio-economica dei migranti. L’obiettivo è stato perseguito grazie a una collaborazione tra attori pubblici e privati, che hanno lavorato insieme per progettare e organizzare diversi programmi formativi. Alcune azioni incluse nel progetto sono state finalizzate anche a promuovere

l’imprenditorialità dei migranti: start-up e microimprese.

Sono stati condotti due studi sullo stato dell’arte esistente in Italia (curati dall’università degli studi di Urbino Carlo Bo) e in Europa (curati dall’ong di Bruxelles, Ecepaa) in termini di inclusione finanziaria e sono state individuate e analizzate alcune best practices, che hanno permesso di ottenere indicazioni utili per comprendere come si possa progettare e condurre un efficace progetto di educazione finanziaria per supportare governance multilivello tra attori pubblici e privati. I programmi formativi sono stati distinti in base alle caratteristiche dei gruppi target, vale a dire i migranti neo arrivati, i rifugiati e i richiedenti asilo non competenti in lingua italiana, e i migranti permanenti (residenti di lungo periodo) con condizioni economiche instabili, avendo particolare attenzione per le donne. É stata inoltre realizzata una mappatura dei servizi finanziari per migranti presenti ad Ancona, Pescara, Rimini e Pesaro, curata dall’associazione Edera.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2021)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2019 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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