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Immigrazione e contesti regionali. Il Centro: la Toscana

Dossier Statistico Immigrazione 2021: in esame i dati riferiti all’andamento del fenomeno migratorio presente nei diversi contesti regionali per l’anno 2020, lavoro, scolarizzazione, integrazione, attività imprenditoriali, assistenza sociale.

15 settembre 2022

L’immigrazione in Toscana

Nell’anno della pandemia i cittadini immigrati in Toscana sono diminuiti per la prima volta dopo almeno venti anni di crescita continua, benché invero con incrementi sempre più esigui dal 2015 in poi. La popolazione straniera residente in Toscana nel 2020, infatti, si è fermata a 392.108 residenti, ben 6.003 in meno rispetto ai 398.111 del 2019. In termini percentuali si tratta di un decremento sicuramente lieve (-1,5%) ma tre volte superiore a quello medio nazionale (-0,5%). Nel corso dell’anno, anche riguardo all’immigrazione sembra essere accaduto ciò che si è verificato con riferimento ad altri fenomeni sociali, in modo particolare ai processi d’impoverimento: l’emergenza sanitaria e le conseguenti restrizioni resesi necessarie per il contenimento del virus, infatti, non hanno originato fenomeni inediti, ma semmai acuito e amplificato tendenze e tensioni preesistenti. Le restrizioni e le limitazioni alla libertà di movimento, in parte tutt’ora in corso, hanno sicuramente avuto un ruolo significativo nella diminuzione di residenti stranieri che ha interessato il territorio regionale nel 2020: i nuovi iscritti nelle anagrafi comunali dall’estero, infatti, sono stati 14.753, circa un terzo in meno (-34,9%) rispetto ai 22.675 dell’anno precedente e sono diminuite anche le cancellazioni (2.354 contro le 4.542 del 2019). In ogni caso il saldo migratorio con l’estero nel 2020 è stato positivo per 12.339 unità, il 31,6% in meno rispetto alle 18.133 dell’anno precedente. È noto che il momento dell’iscrizione anagrafica giunge spesso a valle di un processo migratorio già avviato e che pure la cancellazione per l’estero raramente viene comunicata alle anagrafi e sovente viene sancita successivamente per via amministrativa. Caratteristiche e limiti, però, che riguardano da sempre i dati relativi alle iscrizioni anagrafiche. Dunque, non è fuori luogo leggere la significativa diminuzione sia dei nuovi iscritti che dei cancellati da e per l’estero come la conseguenza dell’impatto delle restrizioni e delle limitazioni alla libertà di movimento collegate all’emergenza sanitaria. Accanto a questi fattori che, sia pure in misura diversa, hanno agito anche nel resto del Paese, ve n’è almeno uno, più specifico della Toscana, non collegato alla pandemia, ma che sembra aver avuto un ruolo particolarmente significativo nella diminuzione della popolazione straniera residente: si tratta delle 13.043 acquisizioni di cittadinanza avvenute nel 2020, il 17,1% in più rispetto alle 11.139 dell’anno precedente e, addirittura, +39,5% rispetto alle 9.349 del 2018. Verosimilmente non è un caso che proprio le province che hanno registrato il numero più alto di acquisizioni di cittadinanza, siano pure quelle in cui è stata più sensibile la diminuzione della popolazione straniera. Il caso di Firenze ne è un esempio emblematico: questa provincia, che da sola raccoglie circa un terzo delle acquisizioni di cittadinanza (33,4%, pari a 4.359 unità), è stata anche quella dove si è registrata la più alta diminuzione di popolazione straniera (-4,2%). Nonostante ciò, i cittadini stranieri rimangono una componente strutturale della popolazione regionale e la Toscana resta una delle grandi regioni d’immigrazione d’Italia: gli stranieri, infatti, costituiscono ancora il 10,7% dei residenti, un dato ampiamente superiore alla media nazionale (8,5%) e sintesi di un andamento abbastanza differenziato nei diversi contesti provinciali: a Prato si arriva addirittura al 18,9% e a Firenze si rimane, comunque, al 12%. Un’incidenza in linea con la media regionale si registra anche nelle province di Siena (10,7%) e Arezzo (10,5%). In tutte le altre province, invece, ci si colloca al di sotto di tale soglia: Grosseto e Pistoia (9,9%), Pisa (9,7%), Livorno e Lucca (8,0%) e Massa Carrara (7,4%).

Economia e occupazione in regione

Nel corso del 2020 le restrizioni imposte dalla pandemia alla mobilità e il blocco delle attività produttive non essenziali, così come gli altri interventi necessari per garantire il distanziamento sociale, hanno causato una forte depressione dell’economia: secondo le stime di Banca d’Italia il Pil toscano ha avuto un calo superiore al 9,0%, più marcato di quello registrato nel resto del Paese. Alcuni settori importanti per l’economia toscana, come turismo, moda e meccanica (queste ultime dipendenti dalle esportazioni), hanno sofferto in modo particolare. Gli effetti delle misure restrittive si sono parzialmente attenuati in estate, quando i contagi hanno avuto un allentamento, e si sono nuovamente intensificati in autunno, quando la seconda ondata ha spinto il governo a rinforzare gradualmente le misure di distanziamento sociale. In questo scenario, secondo le rilevazioni sulle forze di lavoro dell’Istat gli occupati sono inevitabilmente diminuiti (-1,3%): tuttavia, gli effetti della pandemia sull’occupazione sono stati decisamente asimmetrici, colpendo italiani (25,8%), ma soltanto perché vi è conteggiato anche il comparto dell’edilizia, attività che impiega il 12,7% dei lavoratori stranieri. Se invece consideriamo l’industria propriamente detta, sottraendo quindi le costruzioni, le differenze tra italiani e cittadini stranieri si annullano. Al contrario dei due settori precedenti, quello dei servizi impiega il 60,9% dei lavoratori stranieri, quota ben minore di quella relativa agli italiani (71,4%). Nel settore dei servizi è compreso anche il lavoro domestico, dove trova occupazione oltre un lavoratore straniero su cinque (il 21,1%) e che invece esercita una bassissima attrazione per i lavoratori italiani (vi lavora solo l’1,2% del totale). Per meglio osservare il fenomeno della segmentazione del mercato del lavoro toscano (fenomeno che in realtà riguarda tutto il paese) bisogna tuttavia esaminare i numeri assoluti: nel corso del 2020 il comparto del lavoro domestico ha dato lavoro ad oltre 41mila cittadini stranieri, con una diminuzione rispetto all’anno precedente di circa 7mila unità. Si tratta di posti di lavori persi che costituiscono una grande parte della complessiva diminuzione dell’occupazione straniera in Toscana e che allo stesso tempo spiegano il perché siano state le lavoratrici straniere a subire le conseguenze più dure della pandemia in termini di perdita di occupazione. Nel corso del 2020 le retribuzioni medie degli occupati stranieri non sono mutate rispetto all’anno precedente, rimanendo attorno ai 1.070 euro mensili: si tratta di circa 300 euro in meno rispetto a quello che percepisce un lavoratore italiano. Oltre un terzo dei lavoratori stranieri sono sovraistruiti (il 34,2%), svolgendo una mansione non congrua rispetto al loro titolo di studio. Questa condizione riguarda comunque oltre un quarto dei lavoratori con cittadinanza italiana (27,7%).

L’Imprenditoria straniera

In base ai dati Infocamere/G.Tagliacarne, nel corso del 2020 le imprese condotte da cittadini nati all’estero (che con buona approssimazione possiamo considerare di origine straniera) sono ulteriormente cresciute rispetto all’anno precedente, toccando quota 59.161, in aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. Si tratta prevalentemente di imprese individuali (46.787), il cui numero rimane sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Nell’anno della pandemia, quindi, si arresta la crescita iniziata, in tutta Italia, subito dopo la crisi del 2008, quando sempre più immigrati hanno deciso di mettersi in proprio per non essere espulsi dal mondo del lavoro. Questa lettura è rafforzata dal fatto che le imprese individuali con titolare straniero sono prevalentemente attive nei comparti a basso valore aggiunto come il commercio (29,9%) e le costruzioni (26,5%). In Toscana sono però numerosi anche gli imprenditori immigrati attivi nel manifatturiero (20%, contro il 7,6% a livello nazionale), soprattutto grazie al ruolo della provincia di Prato, in cui la loro incidenza sul totale degli imprenditori raggiunge la ragguardevole cifra del 52,8%.

La stabilità sociale dei migranti in Toscana

La pandemia ha influito in modo destabilizzante anche nei confronti dei cittadini non Ue titolari di un permesso di soggiorno. Come poteva essere facilmente intuibile si sono dimezzati i cosiddetti “primi rilasci”, ossia i titoli di soggiorno rilasciati per la prima volta nel corso dell’anno: dai 13.556 del 2019 (già in calo rispetto all’anno precedente) si scende ai 7.584 del 2020, -44,1% in appena 12 mesi. Più preoccupante, invece, è stata la contrazione complessiva dello stock dei permessi di soggiorno, passati dai 302.305 del 2019 ai   284.343 del 2020, -5,9% in appena dodici mesi, pari a 17.962 titoli di soggiorno in meno. Diminuiscono soprattutto i titolari di un permesso di soggiorno a termine (-9,1%) ma il decremento colpisce anche i lungo soggiornanti in possesso di un titolo di durata illimitata (-3,6%). Se per quest’ultimi si può presumere un percorso d’inserimento sociale virtuoso che sfocerà nell’acquisizione della cittadinanza italiana, è con più apprensione che invece si guarda agli 11.597 cittadini immigrati non Ue che hanno perso nel corso dell’anno il loro titolo di soggiorno a termine: il rischio concreto, infatti, è che la crisi economica e sociale innescata dalla pandemia abbia fatto perdere loro il lavoro, facendoli scivolare verso l’irregolarità. Senz’altro la propensione all’insediamento stabile nel territorio regionale rimane una tendenza confermata anche al tempo della pandemia, se è vero che, sommando i titolari di soggiorno di durata illimitata ai non comunitari con permesso a termine ma che presuppone una permanenza di lungo periodo (come quelli per motivi di lavoro o familiari), si arriva comunque a oltre il 90% del totale. Nel 2019, però, tale percentuale riguardava 278mila persone, un anno dopo 266mila. Solo nella scuola le conseguenze della pandemia non sembrano aver lasciato tracce rilevanti. Nell’anno scolastico 2019/2020 gli studenti stranieri sono 72.919, in crescita rispetto all’anno precedente (+1,8%) e corrispondenti al 14,5% della popolazione studentesca totale (4,2 punti percentuali al di sopra della media nazionale). Di questi, il 68,5% è nato in Italia. Tuttavia, tali dati fanno riferimento ad iscrizioni avvenute prima della pandemia e pertanto non danno conto delle ripercussioni che la Didattica a distanza ha verosimilmente avuto per quelle famiglie straniere con limitata strumentazione tecnologica, case affollate e capacità linguistiche spesso non adeguate ad accompagnare i figli allo studio. I dati relativi all’anno scolastico 2020/2021 forniranno sicuramente un quadro più esaustivo.
 
Un lieto fine per il caso della Moschea a Pisa

La moschea a Pisa si farà: dopo una battaglia lunga almeno tre anni, infatti, la Comunità islamica pisana il 27 luglio 2021 ha potuto ritirare il permesso per costruire il proprio luogo di culto. Decisiva, al riguardo, è stata la sentenza del Tar della Toscana del 31 maggio 2020, che ha annullato la delibera del Comune di Pisa, sottolineando come questa non consentisse l’esercizio della libertà di manifestare il proprio credo religioso violando l’art.9 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu). Le polemiche politiche sono state immediate e veementi. A un anno di distanza, però, l’amministrazione comunale non ha avuto altra scelta che dare esecuzione alla sentenza del Tar e rilasciare il permesso a costruire.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2021)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2019 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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