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Sindacati e lavoratori stranieri nell’anno della pandemia di Covid-19: i dati (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2021: analisi dei dati statistici riferiti al 2020 relativamente alle attività di sindacalizzazione dei migranti all’interno dei diversi comparti lavorativi. Evidente per questa particolare annualità, un calo degli iscritti, anche se contenuto.

26 settembre 2022

Le caratteristiche della sindacalizzazione dei migranti in base agli impieghi ricoperti
I dati del XI Rapporto annuale sul mercato del lavoro degli immigrati confermano alcune caratteristiche storiche dell’inserimento degli stranieri nel mercato del lavoro, ad esempio la concentrazione settoriale e la fragilità dell’occupazione femminile: circa i due terzi di coloro che, stranieri, si sono ritrovati senza un’occupazione nel corso del 2020 si concentrano in soli cinque settori economici (contro un terzo, tra gli italiani); inoltre, la quota di donne è sovrarappresentata tra i cittadini stranieri che hanno perso il lavoro, fino a raggiungere il 62% degli stranieri Ue (e in controluce si intravedono i settori del lavoro domestico, dell’assistenza, i servizi di ristorazione, pulizie, ecc.). In questa cornice, la riduzione della sindacalizzazione si sovrappone sostanzialmente ai dati del mercato del lavoro degli stranieri: in Italia i lavoratori nativi si sono ridotti dell’1,4%, in confronto alla più netta diminuzione del numero dei lavoratori stranieri Ue (-7,1%) ed extra-Ue (-6%). Si tratta di una diminuzione in cui incide fortemente il calo dell’occupazione delle lavoratrici straniere: in Italia il tasso di occupazione delle lavoratrici Ue si riduce di 4,7 punti (dal 55% al 50,3%) e quello delle lavoratrici non comunitarie di 5 punti (46,5% contro il 41,5%).

Conclusioni
In definitiva, la pandemia e i suoi effetti rappresentano in questa fase il fattore ineludibile non solo per le pratiche contrattuali e per le proposte di politica economica e sociale del sindacato, ma anche per la rappresentanza stessa che il sindacato intende esercitare nei confronti della sua membership straniera. Se il tasso di sindacalizzazione indica, in misura generale, la capacità del sindacato di rispondere alla domanda di tutele e diritti, la prima fase della crisi pandemica (2020) sembra aver inciso sulle componenti più fragili del mercato del lavoro (specie nelle condizioni intersecate dei migranti e delle donne), concentrandosi sui settori, sulle professioni e sulle condizioni soggettive di criticità già consolidate. La certezza di trasformazioni profonde e l’opacità delle sue direzioni sono, al momento, i caratteri con i quali occorre confrontarsi per osservare – insieme naturalmente ad altri fenomeni – anche l’adesione alle organizzazioni sindacali, la quale si conferma ad ogni modo sempre più plurale e consolidata. La tenuta e la qualificazione di questa partecipazione civile e democratica potrà progredire non solo in base al tasso di sviluppo economico post-pandemia, ma anche in rapporto alla capacità delle organizzazioni sindacali di rispondere tempestivamente alla domanda di rappresentanza, in particolare da parte delle lavoratrici, di coloro che sono occupati nei settori prevedibilmente più reattivi – ma anche più a rischio per tutela dei diritti, salute e sicurezza, ecc. – oltre a quelli che rischiano di patire l’ulteriore fragilizzazione di reti e filiere segnate da precarietà e da quelle trasformazioni produttive che cambieranno il lavoro, i suoi contenuti e le modalità del suo svolgimento.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2021)

(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2019 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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