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Sindacati e lavoratori stranieri nell’anno della pandemia di Covid-19: i dati (1a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2021: analisi dei dati statistici riferiti al 2020 relativamente alle attività di sindacalizzazione dei migranti all’interno dei diversi comparti lavorativi. Evidente per questa particolare annualità, un calo degli iscritti, anche se contenuto.

26 settembre 2022

Introduzione
L’Italia evidenzia un tasso di sindacalizzazione dei lavoratori dipendenti stranieri assai elevato: circa 1 lavoratore su 2 è iscritto a un sindacato, considerando le tre maggiori confederazioni Cgil, Cisl e Uil. I motivi e i bisogni cui risponde l’adesione sindacale dei cittadini stranieri sono molteplici, e attengono sia alla condizione di lavoro sia a quella, più ampia, dei diritti sociali e di cittadinanza. La natura confederale del sindacato italiano, mediante l’articolazione in federazioni di categoria oltre che attraverso l’azione dei servizi di origine sindacale (centri di assistenza fiscale e patronati) e le strutture specifiche a tutela degli stranieri, ha consentito un’ampia opera di proselitismo presso la popolazione straniera residente. Complessivamente, il primo anno segnato dalla diffusione del Covid-19 sembra suggerire riflessioni a più dimensioni: da una parte, il 2020 registra un calo degli iscritti alle organizzazioni sindacali confederali, che porta il numero degli stranieri a 1.048.301, rispetto ai 1.092.628 del 2019. Al netto di specificità e tendenze differenziate tra le diverse confederazioni sindacali, si può già evidenziare una tenuta relativa della sindacalizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici migranti nell’anno del Covid-19; il 2020 difatti mostra caratteristiche assai peculiari, per certi versi irripetibili, sebbene le sue conseguenze incideranno a lungo nei prossimi anni. Si può notare come il calo degli iscritti risulti sostanzialmente contenuto, se posto a confronto con lo sconvolgimento della cornice sociale ed economica provocato dalla pandemia. Sui dati del 2020, in termini di mitigazione hanno probabilmente influito – finora, e parzialmente – il blocco dei licenziamenti e la concentrazione delle cessazioni dei rapporti di lavoro sui contratti a termine.

Le attività sindacali ad opera dei lavoratori stranieri durante la pandemia
Nonostante un calo in valore assoluto di circa 45mila unità, la quota di lavoratori stranieri sindacalizzati sul totale degli iscritti a Cgil, Cisl e Uil supera, per la prima volta, il valore del 10% (a fronte di un calo degli iscritti italiani di circa 300mila, a sua volta più netto tra la componente pensionata, specie per la Cgil). Il calo dei cittadini stranieri è concentrato in particolare tra i lavoratori iscritti a Cgil (-6,2% sul 2019) e Uil (-9,5%), mentre la Cisl registra un aumento di circa 5.500 iscritti. Se si considerano i lavoratori attivi, oltre 1 lavoratore su 6 (16,9%) è straniero, con differenze significative: dal 22,0% della Cgil al 15,9% della Cisl e all'11,2% della Uil. Queste differenze riflettono la concentrazione settoriale e territoriale, solo parzialmente coincidente, degli iscritti stranieri alle federazioni di categoria: dal punto di vista territoriale, il Nord del Paese conta circa due terzi degli iscritti stranieri a Cgil e Cisl (66,8% per entrambe), contro circa il 40% per la Uil. Rispetto ai settori, il calo tra gli iscritti alla Uil è quasi completamente attribuibile al terziario (circa -10mila iscritti); per la Cgil invece il maggiore calo è collocato nelle costruzioni (coincide di fatto con il calo di adesioni alla federazione di categoria), mentre sono in aumento gli iscritti nei settori del commercio, turismo, servizi (come d’altra parte per la Cisl). Il nesso tra andamento della sindacalizzazione nei settori e composizione nazionale dei lavoratori stranieri è un altro fattore da considerare: ad esempio per la Cgil è più marcato il calo degli iscritti stranieri Ue, rispetto a quelli non comunitari (rispettivamente -11,3% e -4%), sullo sfondo di settori – ad esempio l’edilizia, i trasporti o l’agricoltura – in cui è ampia la presenza di iscritti stranieri e forte è stato l’impatto della pandemia, in particolare nel 2020; e questo non solo in termini economici, ma anche logistici, organizzativi e di ristrutturazione delle filiere di fornitura (si pensi al blocco delle attività produttive e alle difficoltà di mobilità nello spazio dell’Ue durante i lockdown). Per quanto concerne l’articolazione per genere, i dati consentono di fornire solo una rappresentazione generale delle lavoratrici e dei lavoratori – italiani e stranieri – aderenti ai sindacati. Per la Cgil, considerando il totale degli iscritti italiani e stranieri, vi è una sostanziale parità tra uomini e donne (50,3% contro 49,7%); se si considerano però solo i lavoratori attivi, la prevalenza è maschile (54,5%). I dati Cisl consentono di osservare il genere direttamente tra gli iscritti e le iscritte straniere: nel complesso le lavoratrici rappresentano il 39,5% degli stranieri (il 37,2%, se si considerano solo i lavoratori attivi). Esiste naturalmente una differenziazione settoriale: tra i settori che vedono una presenza importante di lavoratori stranieri (tra il 20% e il 30% del totale degli iscritti alle rispettive federazioni di categoria), quelli maggiormente caratterizzati dalla presenza femminile sono il commercio e il turismo (67% donne), seguiti a distanza dall’agroalimentare (29,3%). In altri settori, come la somministrazione, moda e chimica, la percentuale di donne sul totale degli iscritti stranieri è significativa, ma con valori assoluti ben più limitati. Ciò consente ragionevolmente di affermare che la quota di donne tra gli iscritti stranieri ai sindacati confederali si collochi intorno al 40%. In ogni caso, si potranno avviare strategie adattive e innovative post pandemia di cui non s’intravedono a oggi, al di là delle cornici generali, i tratti specifici e di dettaglio. Tali strategie si baseranno su molteplici interventi attivati nella prima fase della pandemia: gli strumenti di sostegno al reddito e di continuità del lavoro, gli ammortizzatori sociali utilizzati nel corso della crisi e l’onda dello sblocco dei licenziamenti. Quindi una sindacalizzazione che tiene e, allo stesso tempo, patisce i colpi economici portati dalla pandemia.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2021)

(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2019 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

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