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Prestazioni sociali, pensioni e integrazioni salariali erogate ai cittadini stranieri non comunitari nel periodo pandemico

Dossier Statistico Immigrazione 2021: analisi dei dati statistici per l’anno 2020 relativi all’erogazione delle prestazioni sociali, pensioni e integrazioni salariali. I beneficiari stranieri non comunitari interessati.

20 ottobre 2022

Introduzione

L’analisi dell’accesso dei cittadini non comunitari al sistema di sicurezza sociale italiano nel 2020 è collegata al contesto pandemico e dalle relative misure introdotte a sostegno di lavoratori e famiglie in un anno difficile non solo sotto l’aspetto sanitario, ma anche lavorativo ed economico. Le principali tutele introdotte in Italia durante la pandemia sono state la Cassa integrazione in deroga (per i dipendenti da azienda non coperti da altre misure), il Reddito di emergenza (Rem), i Fondi di solidarietà (istituiti già dal D.lgs n. 148/2015), l’integrazione salariale ordinaria, l’estensione dei permessi L. 104. A seguire saranno illustrati i principali dati Inps per il 2020 (provvisori) riferiti alla totalità dei beneficiari (italiani e stranieri) e agli stranieri non comunitari.

L’accesso agli ammortizzatori sociali

In Italia gli interventi volti a integrare il reddito dei lavoratori e a tutelarli in caso di perdita del lavoro sono la cassa integrazione guadagni, l’indennità di mobilità (abrogata dal 1° gennaio 2017) e i trattamenti di disoccupazione. La cassa integrazione guadagni (Cig) integra la retribuzione persa a seguito di sospensione o riduzione dell’attività produttiva e può essere ordinaria o straordinaria: ordinaria se l’azienda sospende o riduce l’attività a causa di eventi temporanei, straordinaria per crisi settoriale o locale, riorganizzazione/conversione aziendale, contratti di solidarietà. Per il fatto di essere stata estesa a una platea molto più ampia di lavoratori costretti a casa dalla pandemia, l’integrazione salariale ordinaria è stata riconosciuta nel 2020 a 2.762.143 lavoratori, oltre sei volte di più del 2019 (420.360). Tra questi, i beneficiari non comunitari sono stati 292.940 (52.755 nel 2019), vale a dire il 10,6%. Nonostante il forte incremento in numeri assoluti, l’incidenza dei non comunitari è però più bassa del 2019, quando era stata del 12,5%. A usufruirne sono stati per l’89,5% uomini, a fronte del 77,7% tra i beneficiari complessivi, con una netta prevalenza di albanesi (65.553, 22,4% dei non comunitari), marocchini (40.869, 14%) e bangladesi (14.084, 4,8%), che insieme hanno rappresentato il 41,1% dei beneficiari non comunitari. I percettori nel 2020 sono cresciuti in misura esponenziale tra tutti i lavoratori (+557,1%), come pure tra gli stranieri non comunitari (+455,3%). Non è stata invece utilizzata per l’emergenza epidemiologica la cassa integrazione straordinaria, che tuttavia ha registrato un aumento dei beneficiari complessivi (213.329 a fronte dei 183.584 del 2019) e dei percettori non comunitari, passati dai 3.827 del 2019 a 5.218. Resta comunque bassa la loro incidenza sul totale (2,4%). Anche in questo caso prevalgono gli uomini (75,7% a fronte del 67,6% complessivo), mentre le cittadinanze più numerose sono la marocchina (858, 16,4%) e l’albanese (13,3%), cui seguono senegalesi (7,4%), indiani (4,8%) e pakistani (4,2%). In un anno l’incremento dei non comunitari è stato del 36,3% (a fronte di un incremento medio del +16,2%) e i picchi più elevati li hanno registrati srilankesi, russi, bangladesi, peruviani, cinesi e moldavi.
Alle due tipologie di cassa integrazione nel 2020 si è aggiunta la cassa integrazione in deroga, adottata durante la pandemia per i lavoratori non coperti da altre forme di sostegno: su 1.618.369 beneficiari i non comunitari ammontano a 158.227 (il 9,8%) e vedono una ripartizione di genere meno sbilanciata, con una quota maschile del 58,9% (nella media è del 42,6%). Tra i non comunitari la metà è composta da cinesi, albanesi, bangladesi, marocchini e ucraini. Infine, l’assegno ordinario dei Fondi di solidarietà è stato percepito da 2.124.401 lavoratori, dei quali 232.110 stranieri non comunitari, il 10,9%. Questi ultimi, per il 62,4% uomini (47,1% nella media), provengono da Albania, Bangladesh, Marocco, Cina e Filippine (43,4% degli stranieri). Nel complesso, i cittadini stranieri non comunitari che nel 2020 hanno usufruito di trattamenti con causale “emergenza sanitaria covid-19” (integrazione salariale ordinaria, in deroga e assegno ordinario dei fondi di solidarietà) sono stati, rispettivamente, 286.313, 157.000 e 230.093 (per un totale di 673.406 percettori) e hanno rappresentato la pressoché totalità dei beneficiari non comunitari. Risultano invece residuali i casi di indennità di mobilità: i percettori sono stati 7.089, dei quali 111 non comunitari, con un’incidenza dell’1,6% e una quota maschile dell’82,9% (76,8% nella media). I primi tre gruppi – marocchini, albanesi e senegalesi – superano da soli la metà dei non comunitari. I dati sui trattamenti di disoccupazione – NASpI e disoccupazione agricola – differiscono per periodo di rilevazione, riferendosi per la NASpI al 2020 e per la disoccupazione agricola al 2019. I percettori di NASpI nel 2020 ammontano a 2.664.712, dei quali 383.419 stranieri non comunitari, pari al 14,4% e caratterizzati da un equilibrio di genere (uomini 50,5%, donne 49,5%). Il 42,4% è di cittadinanza albanese, marocchina, ucraina e moldava. A questi percettori vanno poi aggiunti quelli che hanno usufruito delle proroghe degli assegni di disoccupazione previste dal Decreto Rilancio (D.l. n. 34/2020) e dal Decreto Agosto (D.l. n. 104/2020): in tutto 207.945 persone, 30.219 delle quali non comunitarie, vale a dire il 14,5%, provenienti principalmente da Marocco, Albania, Ucraina e Moldavia (43,5% dei non comunitari). Se si considerano invece le indennità di disoccupazione agricola (i cui dati riguardano gli eventi di disoccupazione del 2019 con liquidazione nell’anno successivo), i percettori totali sono 544.387 e i non comunitari ammontano a 100.007 (18,4%), per l’81,2% uomini. Rispetto al 2018 la crescita è stata del +5,9% tra i non comunitari, a fronte del -1,5% rilevato in media. I Paesi più rappresentati sono Marocco, Albania e India, che da soli rappresentano il 56,6% dei beneficiari non comunitari.

L’accesso alla previdenza pensionistica e assistenziale

Anche per la previdenza contributiva (pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti - Ivs) e assistenziale (pensioni sociali, di invalidità civile, di accompagnamento) i dati Inps consentono di conoscere l’accesso da parte degli stranieri non comunitari nel 2020. Le pensioni Ivs (escluse le gestioni ex-Inpdap ed ex-Enpals) erogate nel 2020 sono 16.846.422, 75.265 delle quali a cittadini non comunitari (0,4%), per il 65,9% donne. Le prestazioni erogate agli stranieri sono quindi ancora poche e di importi inferiori del 53,5% rispetto a quelle degli italiani (in media 7.348 euro annui a fronte di 15.786). Altrettanto accade, tra i non comunitari, per le donne le cui pensioni sono inferiori del 21,2% a quelle degli uomini. Poche pensioni agli stranieri, quindi, ma in lenta crescita di anno in anno: +27,7% tra il 2018 e il 2020, +13,6% nell’ultimo anno. Quanto alle cittadinanze, gli ucraini sono al primo posto tra i percettori di prestazioni Ivs (15,5%), seguiti da marocchini (9,3%), albanesi (8,4%)
e filippini (7,8%), con le donne che, se in media rappresentano il 65,9% dei non comunitari, raggiungono i picchi massimi tra ucraini (97%), moldavi (87,5%), ecuadoriani (85,4%), filippini (76,9%) e peruviani (74,3%). Le tre tipologie di pensione – vecchiaia, invalidità, superstiti – esercitano un differente peso tra gli stranieri: mentre in media le pensioni di vecchiaia rappresentano il 68,5%, seguite da quelle ai superstiti (25,4%) e da quelle di invalidità (6,2%), tra i non comunitari è decisamente inferiore la quota delle pensioni di vecchiaia (45,4%), a favore di quelle ai superstiti (36,5%) e di invalidità (18,1%). Queste ultime pesano tra i non comunitari tre volte più della media. Tra i gruppi nazionali più numerosi, le quote più alte per pensioni di vecchiaia le raggiungono i filippini (67,7%) e gli ucraini (62,9%), per le pensioni di invalidità gli albanesi (31,9%) e i marocchini (31,3%). Guardando invece alle pensioni assistenziali (pensioni sociali, invalidità civile e indennità di accompagnamento), queste nel 2020 sono state 3.982.678, 106.902 delle quali erogate a cittadini non comunitari (2,7%). Queste ultime sono per il 52,8% dirette a donne, anche se la quota femminile nella media complessiva dei percettori è maggiore (59,6%). Circa la metà delle pensioni assistenziali è erogata a cittadini albanesi (24,3%), marocchini (17,7%) e ucraini (7,3%). In generale, tra gli stranieri non comunitari che ricevono una pensione assistenziale, il 37,5% percepisce una pensione sociale (a fronte del 20,2% registrato per la totalità dei beneficiari), il 32,1% un’indennità di accompagnamento (rispetto a una media del 54,3%: 22,3 punti percentuali in meno) e il 30,4% una pensione di invalidità civile (a fronte del 25,5%).

L’accesso ai trasferimenti monetari alle famiglie

Per quanto concerne gli interventi a sostegno delle famiglie, l’Inps è l’ente incaricato dell’erogazione dei trasferimenti monetari ai nuclei familiari, attraverso l’indennità di maternità obbligatoria, l’indennità per il congedo parentale e gli assegni per il nucleo familiare. L’indennità di maternità obbligatoria nel 2020 è stata percepita da 291.608 lavoratrici. Tra queste, le donne straniere non comunitarie sono 25.928 e incidono per l’8,9%. Prosegue il calo generalizzato delle percettrici, legato al calo delle nascite, con una variazione che tra il 2018 e il 2020 è stata in media del -9,2% e tra le straniere non comunitarie del -9,7%. I congedi parentali sono stati percepiti da 437.096 lavoratori (a fronte dei 326.539 del 2019), tra i quali gli stranieri non comunitari sono 24.730, il 5,7%. Nel 2020 si è registrato in media un incremento del 33,9%, dovuto soprattutto ai congedi riconosciuti durante la pandemia, anche se sembra che tale misura abbia tutelato quasi esclusivamente gli italiani e i comunitari: tra i non comunitari l’aumento è stato solo del 3,8%. Inoltre, se nella media i congedi sono stati goduti per il 77,4% dalle donne, tra i non comunitari il valore scende al 68,8%, mostrando da un lato quanto in Italia la cura dei figli resti per lo più a carico delle madri, ma anche come tra gli stranieri, essendo le donne meno inserite nel mercato del lavoro, il diritto sia usufruito per lo più da (pochi) uomini. I congedi riconosciuti espressamente per la pandemia da Covid-19 (d.l. n. 18/2020 e d.l. n. 34/2020) sono stati 287.667, dei quali 11.816, ossia il 4,1%, relativi a stranieri non comunitari. È evidente quanto durante la pandemia la gestione familiare dei figli sia stata perlopiù lasciata alle donne, che sono state nel complesso il 78,6% dei beneficiari e l’80,9% tra i non comunitari. Ultima tipologia di prestazione sono gli assegni per il nucleo familiare, che spettano alle famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati con reddito inferiore alle fasce stabilite per legge: nel 2020 a percepire questa misura stati 2.665.717 lavoratori dipendenti, 354.391 dei quali non comunitari (13,3%) e 920.964 pensionati, 7.039 dei quali non comunitari (0,8%). L’accesso ai permessi di estensione della Legge 104 e al Reddito di emergenzaI D.l. n. 18/2020 e n. 34/2020 hanno riconosciuto, in risposta alla crisi pandemica, un incremento di giorni di permesso retribuito per l’assistenza di familiari disabili (L. 104). A usufruirne nel 2020 sono stati in 225.911, tra i quali gli stranieri non comunitari sono 4.874, il 2,2%. Per il 53,3% si tratta di albanesi, marocchini, peruviani, moldavi e tunisini. Anche il Reddito di emergenza è stato introdotto dal D.l. n. 34/2020 (Decreto Rilancio), che ha previsto due mensilità per le famiglie in difficoltà per l’emergenza Covid-19, cui sono seguite un’altra mensilità (D.l. n. 104/2020) e poi ulteriori due mesi (D.l. n. 137/2020). Ne hanno beneficiato: 292.150 famiglie con il primo decreto, il 23,6% delle quali non comunitarie (68.808), 254.755 con il secondo decreto, per il 25% non comunitarie (63.689), 81.502 con il terzo, per il 40% non comunitarie (32.618). In occasione del primo decreto, il 45,1% dei nuclei familiari richiedenti è stato composto da marocchini, nigeriani, bangladesi, albanesi e ucraini.

L’accesso al Reddito/Pensione di cittadinanza

I nuclei familiari beneficiari di almeno una mensilità di Reddito/Pensione di cittadinanza nell’anno 2019 sono stati 1,1 milioni, per un totale di 2,7 milioni di persone coinvolte; nel 2020 i nuclei sono stati 1,6 milioni, per un totale di 3,7 milioni di persone. L’importo medio mensile erogato è passato da 492 euro nel 2019 a 531 euro nell’anno 2020. Sempre nel 2020 sono decaduti dal diritto 260mila nuclei e a 26mila è stato revocato il beneficio. Nel 5% dei casi il richiedente è un cittadino comunitario e nel 9% un cittadino non comunitario con permesso di soggiorno Ue.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2021)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2019 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

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