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In Normativa e Diritti


Diritti sociali e migranti. Soluzioni per la fase di ripresa e resilienza (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2021: nel Pnrr la parola migranti non compare quasi mai. Le politiche migratorie dovrebbero essere rivolte a tutti coloro i quali vivono in condizione di marginalità sociale a prescindere dalla nazionalità e la provenienza.

12 settembre 2022

La Corte costituzionale e la definizione di “bisogno”

Le nuove disposizioni sembrano dunque segnare un certo tentativo di sganciare le politiche di welfare dal cosiddetto “radicamento territoriale”, che ha assillato il legislatore negli ultimi 20 anni. Il dato è da valutare positivamente, ma tanta incertezza sorprende se si considera che proprio nel 2021 la Corte costituzionale ha fornito sul punto indicazioni molto significative. Nel Dossier 2020 si era già parlato della sentenza n. 44/2020 che ha dichiarato incostituzionale il requisito di 5 anni di residenza nella regione Lombardia per accedere agli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp): in quel caso la Corte, nel cassare ogni requisito di lungo residenza come “barriera all’accesso” a una prestazione sociale, sembrava aver lasciato qualche spazio ad una eventuale considerazione della pregressa presenza sul territorio almeno come requisito di preferenza. Passato qualche mese, la Corte ha esaminato, riguardo a una legge della Regione Abruzzo, proprio un caso di “sopravvalutazione” della durata della pregressa residenza nella formazione della graduatoria (un punto per ogni anno di residenza superiore ai 10); e anche in questo caso la decisione è stata nel senso della incostituzionalità, decretando così la fine di qualsiasi premio alla immobilità, piccolo o grande che sia, nell’accesso al welfare e l’obbligo di ripartire le prestazioni esclusivamente in base alla considerazione del bisogno. Anche il Tribunale di Ferrara ha già applicato tali principi, in riferimento a un bando del Comune che prevedeva una considerazione della pregressa residenza ancora più forte di quella esaminata dalla Corte. Ma i bandi che contengono analoghe previsioni (per l’accesso alla casa o ad altre prestazioni) sono ancora numerosissimi e andrebbero ora tutti rivisti per conformarsi ai principi sanciti dalla Corte costituzionale, il cui orientamento in materia sembra ormai ampiamente consolidato. Altro caso nella stessa prospettiva di esclusiva considerazione del bisogno, sempre nel 2021è stata la dichiarazione di incostituzionalità  del requisito di 5 anni di residenza nella Regione Friuli V.G. per l’accesso a una prestazione di contrasto alla povertà (sentenza n. 7/21) e addirittura il requisito della mera residenza nella provincia di Bolzano quale criterio di preferenza, a parità di altri requisiti, per l’iscrizione all’Università (sentenza n. 42/2021). Mentre la Corte d’Appello di Trento, senza neppure ritenere necessario l’intervento della Corte costituzionale, ha ordinato alla Provincia di disapplicare la sua stessa legge, rimuovendo il requisito di 10 anni di residenza sul territorio per l’accesso agli alloggi Erp. Tutte le pronunce sin qui indicate argomentano sulla irragionevolezza intrinseca di criteri che premino l’immobilità, prescindendo dalla considerazione del bisogno, sia per gli italiani che per i migranti, sebbene sia su questi ultimi che l’argomentazione ha un più immediato riflesso, essendo statisticamente comprovato che essi hanno un tasso di mobilità interna di gran lunga superiore a quello degli italiani e quindi una maggiore difficoltà a maturare requisiti di lungo-residenza in un determinato ambito territoriale, con conseguenti effetti di discriminazione indiretta. Del resto, analoghi principi dovrebbero valere anche per la mobilità esterna, quella connessa con la permanenza sul territorio nazionale in generale.

La parola fine alle farraginosità burocratiche degli infiniti documenti

È giunta a conclusione definitiva anche la questione della “battaglia dei documenti”, cioè la pretesa di molte Regioni ed enti locali di consentire l’accesso dei cittadini stranieri alle prestazioni sociali e alla casa solo previa presentazione di documenti del Paese di origine che attestino la situazione reddituale o patrimoniale in quel Paese. A tal proposito la Corte costituzionale, con la citata sentenza 9/2021, ha dichiarato incostituzionale anche la parte della stessa legge regionale abruzzese che aveva addirittura reso normativo l’obbligo di attestare mediante documenti del Paese di origine l’assenza di proprietà immobiliari per la concessione di un alloggio pubblico in regione: secondo la Corte tale pretesa è irragionevole (l’eventuale proprietà di un immobile in patria non esclude di per sé che il cittadino straniero si trovi sul suolo italiano in condizioni di bisogno) e discriminatoria (imposta ai soli migranti, mentre ovviamente anche un italiano può possedere un alloggio all’estero). L’argomento, benché emerso con riferimento all’alloggio, può essere esteso a qualunque altra prestazione sociale, sicché il discorso potrebbe ritenersi davvero concluso, anche perché recepito nel frattempo da molti Tribunali e Corti d’Appello (Milano, Firenze, Trieste, Udine, Torino). Resta solo l’amarezza per il tempo perso nell’inutile diatriba e per i diritti che nel frattempo sono andati persi a causa di una tesi che appariva irragionevole già secondo il buon senso comune.

Politica, giurisdizione e uguaglianza nel prossimo futuro

Questo intersecarsi di attività politica e giurisdizionale conferma la delicatezza del tema “welfare e stranieri” che infatti, proprio nel 2021, ha aperto una ulteriore diatriba tra chi ritiene che il diritto dell’Unione debba trovare immediata applicazione, quando sussistono determinati requisiti, in tutte le aule giudiziarie (così hanno fatto molti “giudici comuni”, attribuendo diritti sociali negati dalla legge nazionale ma riconosciuti dal diritto dell’Unione) e chi ritiene che il diritto europeo possa fare ingresso nel diritto nazionale solo mediante una decisione del giudice costituzionale, a salvaguardia della autonomia dei singoli Stati (da ciò il citato rinvio alla Corte costituzionale in materia di Anf, di cui si è detto sopra). Dietro a tanto questionare però intanto ci sono vite concrete sballottate da un ufficio all’altro senza poter capire se un certo diritto sociale sussiste o meno e se il valore dell’uguaglianza tra chi migra e chi rimane dove è nato possa diventare un patrimonio condiviso che accomuna tutti gli Stati europei.
 
(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2021)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2019 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

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