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La rappresentazione mediatica dei migranti: l’hate speech contro i cittadini stranieri nell’Italia del 2020 (1a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2020: approfondimento sul fenomeno dell’hate speech, ancora fortemente presente soprattutto tra i canali informatici del web. Le fake news e le offese razziali si possono combattere attraverso informazione e trasparenza.

23 novembre 2022

I mezzi di comunicazione: rappresentare l’immigrazione per infondere incertezza

Come introdotto nel settimo Rapporto della Carta di Roma i migranti “entrano nello spettacolo della politica”. Diventano argomento e tema di discussione politica; l’attenzione sugli sbarchi e sui flussi migratori, riflettono, dunque, logiche e, talora, interessi “politici” e “mediatici”. Questo accade perché gli sbarchi, i migranti, i cittadini stranieri generano preoccupazione e paure, irrazionali e infondate, utilizzate come strumento mediatico a loro volta, da spettacolarizzare. Nel 2019 (così come avvenuto per gli anni passati), il mondo dell’informazione ha continuato a rappresentare prevalentemente le migrazioni come un “problema” divisivo e polarizzante, fonte di conflitti politici e sociali, sebbene le notizie in prima pagina di tono allarmistico siano calate al 18% del totale (-6% rispetto al 2018).Tra i temi maggiormente trattati nelle notizie di prima pagina vi sono la gestione degli sbarchi dei migranti (al centro del 51% degli articoli monitorati) e sicurezza e criminalità (12%), mentre il tema dell’accoglienza ha avuto meno centralità (9%). Interessante è che il 23% di notizie di prima pagina parlino dei risvolti sociali e culturali delle migrazioni (+5% rispetto all’anno precedente), con particolare riferimento alla mancata riforma della legge sulla cittadinanza e ad alcuni casi di razzismo. Carta stampata e informazione televisiva offrono coerentemente un quadro abbastanza simile. Nel 2019 le edizioni prime time dei telegiornali hanno dedicato 4.002 notizie alle migrazioni, con un’incidenza dell’11% sul totale delle notizie prodotte dall’intero campione dei tg monitorati. Il dato è simile a quello del 2018 (4.058). In media ogni giorno i tg hanno proposto tre notizie relative alle migrazioni. I valori più alti sono stati registrati a gennaio (668 notizie in gran parte dedicate al dibattito sui Decreti “sicurezza” del primo Governo Conte), quindi a giugno (442 notizie) e luglio (446), mesi attraversati dalla vicenda della Sea Watch Tre e dall’arresto della comandante, Carola Rackete. Secondo Carta di Roma, nel 2019 emerge più netta la centralità del ruolo svolto dalla politica nell’orientare l’agenda del dibattito pubblico e mediatico. Ad esempio, le dichiarazioni di politici sono presenti nel 64% delle notizie di prima pagina su questioni migratorie e politici sono il 47% degli intervistati nei Tg in servizi sull’argomento. Resta invece ancora poco presente la voce dei migranti e dei rifugiati (compare solo nel 7% delle notizie di prima pagina analizzate e nel 32% delle persone intervistate sul tema nei Tg) e, quando ricorre, di solito è associata a contenuti che presentano le migrazioni in una cornice conflittuale ed emergenziale. Restano ancora troppo invisibili e senza voce quegli oltre 5 milioni di cittadini stranieri che vivono stabilmente nel nostro paese, componendo l’Italia meticcia di oggi. Merita di essere sottolineata l’attenzione dell’informazione alla diffusione di xenofobia e razzismo in Italia. Il carattere strutturale e sistemico del razzismo, anche nella sua dimensione istituzionale in connessione con gli indirizzi delle politiche migratorie e sull’asilo non viene messo in rilevo. Le violenze razziste più gravi hanno ricevuto però maggiore attenzione rispetto al passato da parte del mondo dell’informazione. La speranza è che tale tendenza si consolidi, evitando gli eccessi (rimozione o sovra-rappresentazione) e ampliando gli spazi professionali di intervento sui migranti e sul mondo della solidarietà.
 
Online e offline: i temi per rappresentare le minoranze come una minaccia sociale

Tra i discorsi ostili, i comportamenti offensivi e le violenze più gravi esiste una linea di continuità e il ruolo svolto da parte di chi ha potere, più protetto sul piano sociale e legale grazie al ruolo che ricopre, è centrale. In tale ambito sono le minoranze privilegiate a definire l’agenda del dibattito pubblico e i temi su cui concentrare l’attenzione. L’immaginario popolare si alimenta di simboli e di “argomenti” scelti da chi gode di una presenza permanente in tutti i canali di comunicazione pubblica. Gli “argomenti” evocati dalla politica, quando si occupa di migranti, sono da tempo gli stessi: sicurezza, insicurezza, illegalità, invasione, incompatibilità culturale/religiosa, costi economici e sociali delle migrazioni, competizione tra nazionali e non nazionali e minoranze nel welfare e nel mercato del lavoro, pericolo di diffusione del terrorismo islamico. Si tratta di temi utilizzati per rappresentare i migranti e le minoranze come una minaccia per l’ordine sociale, culturale ed economico della società italiana ed europea. Quando si parla di degenerazione del dibattito pubblico sulle migrazioni, con particolare riferimento alla rete, occorre ricordare che non tutti i contenuti hanno lo stesso peso e la stessa rilevanza: i messaggi degli attori politici e istituzionali hanno una maggiore visibilità e capacità di diffusione e penetrazione. Per questo, dovrebbero essere monitorati con particolare attenzione. Tale monitoraggio ad oggi in Italia non avviene in modo sistematico e ufficiale: i dati disponibili sono ancora troppo pochi e non si riferiscono specificamente alle retoriche ostili di natura politica. Nella fattispecie emerge che tra i 969 reati discriminatori del 2019 riferiti da Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) a Odihr (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE), 726 (il 74,9%) sono di matrice razzista e xenofoba; tra questi, 234 sono di istigazione all’odio (che identificano più direttamente i “discorsi di odio”) e 71 di minaccia/comportamento minaccioso. Tali dati, pur significativi, rappresentano però una piccolissima parte dell’ostilità violenta di matrice xenofoba e razzista che attraversa la rete: non tutti i messaggi scorretti contro i migranti sono segnalati/denunciati e d’altra parte offese, ingiurie e minacce possono essere molto violente e dannose senza assumere le caratteristiche di un reato: sempre più spesso i professionisti del razzismo riescono ad affinare la loro comunicazione, evitando un lessico esplicitamente denigratorio o non citando direttamente nei loro messaggi il gruppo che intendono colpire, proprio per aggirare le maglie della legge. Il 20 giugno 2020 la Commissione Europea ha reso pubblici i dati sul monitoraggio dell’applicazione del Codice di condotta per contrastare l’hate speech online, sottoscritto da alcune grandi aziende informatiche (Facebook, Twitter, Instagram, Youtube, ecc.) e svolto in 23 paesi europei tra il 4 novembre e il 13 dicembre 2019. Sono 4.364 le segnalazioni inviate, per la maggior parte a Facebook (2.348), seguito da Twitter (1.396), YouTube (464) e Instagram (109), Jeuxvideo.com (40) e Dailymotion (7). In media il 90% delle notifiche è stato esaminato entro 24 ore e il 71% del contenuto è stato rimosso. 475 casi segnalati sono stati denunciati anche alle autorità nazionali competenti. In Italia però sono in diminuzione i casi rimossi: nel 2019 lo sono stati solo il 46,3% dei contenuti segnalati, contro il 56,6% del dicembre 2018 e il 66,9% del 2017. Il report non ci aiuta a capirne le motivazioni. Tra le rilevazioni non ufficiali, è interessante il Barometro dell’odio di Amnesty International. Nel 2019, grazie a 150 attivisti, l’organizzazione ha monitorato la campagna elettorale per le elezioni europee analizzando circa 100mila messaggi diffusi da 463 candidati. Più di 1 contenuto su 10 (l’11,5%) dei 100.000 post, tweet e commenti esaminati è risultato offensivo e/o discriminatorio o riconducibile alla categoria di hate speech; ma quando l’argomento è stato l’immigrazione, l’incidenza di simili massaggi è salita al 42%. Tale tendenza è stata accompagnata anche da un aumento dei tweet antiebraici (+6,4%) e antimusulmani (+6,9%)7. Nel 2019 sono state lanciate anche nuove iniziative istituzionali per contrastare il cosiddetto hate speech: l’istituzione in Senato della Commissione Segre (contestata dalle opposizioni e non ancora insediata) e la costituzione di tavoli tematici presso Unar e il Ministero della Giustizia mostrano che qualcosa si muove. Anche in un momento così complesso per l’umanità intera, nel corso della straordinaria fase di pandemia globale che stiamo vivendo, la xenofobia e il razzismo online e offline non si sono fermati. I cittadini cinesi prima e i migranti poi sono diventati il bersaglio di una vera e propria caccia agli “untori”, lanciata dai partiti di opposizione e da alcuni organi di stampa. La strada da percorrere per garantire la correttezza dell’informazione, della comunicazione politica e sociale sulle migrazioni è ancora molto lunga.

(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2020)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2019 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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