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Bosnia-Erzegovina: la nuova rotta balcanica (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2019: approfondimento sulle difficili condizioni politiche di Bosnia-Erzegovina, la nuova rotta balcanica di passaggio dei migranti. Il paese mette in atto politiche di respingimento, forte degli aiuti economici forniti dall’Ue.

19 ottobre 2020

L’accoglienza delle popolazioni limitrofi

L’accoglienza messa in atto da parte delle popolazioni locali, è cambiata nel corso del tempo.
Alla solidarietà, alle occasioni offerte ai migranti dai passeur, che li accompagnavano nascondendoli nei loro mezzi per farli giungere al confine, alle offerte di lavoro, si sono alternate la paura, ma anche una certa impreparazione di tipo politico alla gestione dei flussi migratori in arrivo attraverso questa nuova rotta.
La trascorsa esperienza di guerra e l’esodo di metà della popolazione bosniaca nel corso del conflitto degli anni’90 hanno sviluppato in molti uno spiccato senso di solidarietà.
A Sarajevo, a Tuzla così come nel cantone dell’Una Sana, erano tanti i cittadini che offrivano cibo, medicine, sistemazioni.
Ma la situazione è poi mutata con il crescere del numero degli arrivi, con la diffusa presenza dei migranti in città.
Inoltre dal punto di vista politico anche la situazione non è delle migliori, infatti l’assetto istituzionale che nell’Entità della Federazione il quale fornisce ai cantoni responsabilità amministrative, legislative ed esecutive autonome in assenza di un quadro normativo generale condiviso, sono elementi che mettono le municipalità sotto fortissima pressione, in special modo laddove i migranti arrivano e si fermano, come avviene nei casi delle cittadine di Bihac e Velika Kladusa.

Una crescita assente

Tale condizione politica, che coinvolge anche altri Stati balcanici, è però collocabile in un quadro più ampio di mancato sviluppo, dove situazioni di clientele controllano le risorse, dove sono messe in atto strumentalizzazioni nazionalistiche, nel quale l’emigrazione dei cittadini bosniaci, sta spopolando diverse località, una situazione per ora sottovalutata nelle sue conseguenze.
La diffusa disoccupazione inoltre, incentiva la decisione di andare via, nella fattispecie, in Bosnia-Erzegovina, secondo i dati pubblicati dal Trading Economics nel settembre 2018, ha raggiunto il 42% della popolazione attiva e il 62% dei giovani.
La popolazione è di 3.500.000 residenti (meno che nel 1971) e l’ufficio statistico del 2017 ha calcolato che sono 1.700.000 le persone nate in Bosnia-Erzegovina emigrate all’estero.
Le partenze sono per la maggior parte per motivi lavorativi, sia in situazioni di regolare assunzione che in nero.
I paesi di maggiore arrivo sono la Slovenia, ma anche la Germania, dove dal 2015 i cittadini dei Balcani occidentali ora possono facilmente ottenere un permesso di soggiorno per lavoro.
Si tratta dunque di dati che confermano la fragilità sociale, economica e politica dei territori dove passa la “rotta balcanica” e rappresentano un ulteriore elemento di complessità, a cui finora le autorità politiche locali non hanno dato la giusta importanza, in cui si intrecciano le caratteristiche strutturali del contesto, le politiche e i vari attori sociali coinvolti, con reali pericoli per la stabilità politica di questi paesi.
 
(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2019)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

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