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Invii monetari all’estero nel 2018: le prospettive nello scenario internazionale (1a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2019: in esame tendenze e prospettive sull’invio di rimesse all’estero. Quali gli scenari futuri per i paesi di origine, riceventi il denaro dai connazionali lontani dalla patria, in seguito al 2018.

12 ottobre 2020

Il trend dei flussi di denaro in Italia e nel mondo al 2018

Nel 2018 i valori delle rimesse verso i paesi a basso e medio reddito hanno raggiunto i 529 miliardi di dollari, con un ulteriore incremento del 9,6% rispetto al 2017.
I flussi di rimesse sono cresciuti in tutte e sei le aree continentali, in particolar modo in quello dell’Asia meridionale (12,3%), dell’Europa e dell’Asia centrale (11,2%).
La crescita è stata trainata da una condizione economica ed occupazionale che si è rafforzata negli Stati Uniti e da un “salto” dei flussi verso l’esterno da alcuni paesi del Gulf Cooperation Council (Gcc) e dalla Federazione Russa.
Tale crescita in base alle previsioni, dovrebbe stabilizzarsi nel 2019, in quanto il deterioramento della domanda esterna e la persistente incertezza politica nei paesi ad alto reddito sono compensate dai recenti miglioramenti delle condizioni finanziarie e, per i paesi esportatori di materie prime, dall’aumento dei prezzi di queste ultime.
In base a tali tendenze la Banca Mondiale stima che nel 2019 le rimesse verso i paesi a basso e medio reddito supereranno i 550 miliardi di dollari, segnando un +4% circa.
I rischi conseguenti ad una diminuzione del ritmo di invii monetari all’estero, incombono però sul quadro macroeconomico nel breve e medio termine: si tratta di rischi collegati al calo dei prezzi del petrolio, all’incertezza politica, all’introduzione di maggiori restrizioni agli scambi commerciali (tasse doganali), rischi geopolitici o connessi alla diffusione di sentimenti anti-immigrati in alcuni paesi ospitanti e a un rallentamento della crescita globale.
Nonostante ciò, se l’attuale tendenza continuerà, si calcola che nel corso dei 15 anni interessati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile verranno inviati alle famiglie nei paesi a basso e medio reddito circa 8.500 miliardi di dollari.
Si stima inoltre che, per il 2030 saranno stati messi da parte o investiti oltre 2.000 miliardi di dollari (il 25% delle rimesse ricevute).
Se sfruttate in modo efficace, esse potranno avere un effetto moltiplicatore sullo sviluppo sostenibile, ancor più evidente di quanto finora non sia mai stato.

Le rimesse inviate dall’Italia in crescita esponenziale

Nel 2018 il volume di denaro inviato all’estero dall’Italia ha registrato un improvviso e consistente incremento (+22%), passando dai 5 miliardi di euro del 2017 agli attuali 6,2 miliardi.
La svolta in realtà già si era osservata lo scorso anno, quando l’ammontare complessivo delle rimesse inviate all’estero, aveva fatto registrare un incremento, a seguito di una ripresa, anche importante, avviata già nel biennio precedente, delle rimesse spedite verso alcuni paesi, che il trend fortemente negativo delle rimesse cinesi non aveva svelato.
Attualmente il valore dei trasferimenti in denaro verso la Cina, in forte calo anche quest’anno (-84% rispetto al 2017), non è più in grado di incidere in modo significativo sul dato complessivo nazionale.
Probabilmente tale dato sembra apparentemente negativo poiché molti migranti cinesi, ricorrono per i loro invii monetari a canali di invio informali lontani dai controlli, dalle commissioni e dal sistema di tracciabilità della Banca d’Italia (bitcoin, carte pre-pagate, app telefoniche, sistema hawala eccetera).
Il dato del 2018 dunque, è in realtà da imputare ad altro, ossia all’inserimento nel computo complessivo delle somme inviate attraverso nuovi intermediari finanziari che prima sfuggivano ai calcoli (come ricorda Banca d’Italia), ma anche alla ripresa produttiva di alcuni settori.
Di fatto sta che già dal 2018 sono stati osservati gli incrementi costanti sempre più cospicui di invii monetari verso alcuni paesi dell’Asia centro-meridionale e dell’Africa.
Ai migranti provenienti da queste due aree continentali, infatti, sono da imputare i due terzi della crescita dei volumi di rimesse del 2018 (oltre 800 milioni di euro).
Tra i primi otto paesi della graduatoria ben cinque sono asiatici: il Bangladesh (con oltre 730 milioni di euro transati), rappresenta il primo paese di destinazione delle rimesse; a seguire la Romania (con 718 milioni di euro).
Le Filippine e il Pakistan occupano il terzo e quarto posto con 451 e 409 milioni di euro inviati, India e Sri Lanka con rispettivamente 343 e 309 milioni di euro.
Completano la graduatoria dei primi otto paesi di destinazione, Senegal e Marocco con 389 il primo e 331 milioni il secondo.
Tra le altre comunità spicca la crescita delle rimesse dei georgiani (+88,5%) e soprattutto dei nigeriani (+227%).
Dal punto di vista geografico si osserva che, in Italia i maggiori invii partono dal Nord e dal Centro della Penisola, sul valore complessivo nazionale (54,5% e 26,9%).
Il Sud mantiene le posizioni dello scorso anno (13,6%); a livello locale, le regioni con il maggior volume di rimesse si confermano la Lombardia con 1 miliardo e 460 milioni di euro (pari al 23,5%), ossia circa un quarto delle rimesse complessivamente inviate e il Lazio con 953 milioni (il 15,4%).
Campania, Liguria e Marche sono invece le regioni più “virtuose”, ossia con gli incrementi più robusti (circa il 30%).
Tra le metropoli le prime più importanti in termini di invii monetari sono Roma prima in graduatoria, dalla quale parte il 13,3% delle rimesse e Milano con il 12% degli invii, seguono le province di Napoli (4,5%) e di Torino (3%) tutte con valori di crescita sopra la media nazionale.
Infine da un’indagine realizzata da Domina, realizzata in collaborazione con Fondazione Leone Moressa emerge che nel 2018 i lavoratori domestici hanno inviato in patria 1,4 miliardi di euro, circa 2 mila euro pro-capite.
 
(Fonte: Dossier Statistico Immigrazione 2019)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

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