SuperAbile






In Normativa e Diritti


Rapporto Immigrazione 2018. Il Sud: la Sardegna

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per la Sardegna.

14 novembre 2019

La presenza immigrata in regione

Nonostante l’incremento dei cittadini stranieri anche per il 2017 (+7,7%; 54.224 residenti) nell’Isola, vi è stata una diminuzione complessiva della popolazione sarda, che nel corso dell’anno ha subito un calo di 4.959 unità (da 1.653.135 residenti a 1.648.176), confermando la tendenza al decremento già iniziata nel 2013.
Per quanto concerne il bilancio demografico si osserva che nel 2017 si sono iscritti in anagrafe 9.715 cittadini stranieri, di cui 6.127 dall’estero, mentre sono stati 537 quelli cancellati per lo stesso canale, il saldo migratorio dunque, è stato positivo (+5.590).
A livello nazionale è proseguito il calo delle nascite e nel 2017 si è registrato un nuovo record: gli iscritti per nascita sono stati solo 458.151 bambini.
In particolare a livello regionale emerge che in Sardegna sono stati 10.142, mentre quelli nati da genitori stranieri 424, la maggior parte dei quali in provincia di Sassari (228).
Proseguendo nell’analisi si evidenzia che in regione la popolazione straniera risulta distribuita prevalentemente a Nord dell’Isola, dove in provincia di Sassari risiedono 22.662 migranti 8il 41,8% del totale), seguita dalla provincia di Cagliari con 15.887 (29,3%).
Nelle altre province la popolazione immigrata risulta essere così ripartita: nel Sud Sardegna (che ricomprendono Olbia Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia Iglesias), vi sono 6.554 residenti stranieri (il 12,1% del totale), in provincia di Nuoro 5.532 (il 10,2%) e in quella di Oristano 3.589 (il 6,6%).
Nel corso del 2017, sono stati registrati aumenti in termini assoluti in provincia di Cagliari (+1.645 stranieri residenti) e in quelle di Sassari (+923) e nel Sud Sardegna (+713), mentre a crescere di più in percentuale sono stati gli stranieri residenti in provincia di Oristano (+14,3%), seguiti da quelli del Sud Sardegna (+12,2%) e nel cagliaritano (+11,6%).
In provincia di Sassari i migranti corrispondono invece al 4,6% della popolazione residente, mentre a Cagliari il rapporto è pari al 3,7%.
Nelle restanti province le percentuali d’incidenza sono del 2,6% nella provincia di Nuoro, del 2,3% in quella di Oristano e dell’1,9% nel Sud Sardegna.
Per quanto concerne l’incidenza femminile questa è pari al 51,3%, con una quota in continua diminuzione.
La presenza femminile risulta essere maggioritaria nella provincia di Oristano (54,7%), segue la provincia del Sud Sardegna (53,1%), poi le province di Sassari e Nuoro (rispettivamente con il 52,5% e con il 52,3%) e infine quella del capoluogo sardo (47,5%).
Dal punto di vista delle provenienze si osserva che esse sono prevalentemente di origine europea (26.464, ossia il 48,8% del totale), concentrate soprattutto nella provincia di Sassari, con 7.757 residenti, seguita da quella di Nuoro (2.080).
Il secondo continente più rappresentato è quello africano con 15.695 residenti, dei quali 4.102 donne, che risultano distribuiti soprattutto tra le province di Sassari (5.887) e Cagliari (4.750).
Tra questi risultano essere particolarmente numerosi i gruppi provenienti dal Senegal (4.813) e dal Marocco (4.354).
Al terzo posto troviamo posizionata l’Asia con 9.718 residenti (di cui 3.970 donne), la maggior parte dei quali vivono nel cagliaritano (5.044).
I cinesi rappresentano la collettività asiatica più numerosa, con 3.373 residenti nell’Isola; seguono quella filippina con 1.889, quella bangladese con 1.611 e quella pakistana con 1.198.
A fine 2017 i cittadini non comunitari titolari di un permesso di soggiorno erano complessivamente 27.658, gran parte dei quali vive nella provincia del capoluogo (13.882); in prevalenza si tratta di maschi (55,6%) non coniugati (60,1%), di età compresa tra i 30 e i 44 anni (il 30,4%), con una quota di minori pari al 17,5% e una di ultra 65 enni molto ridotta (4,4%).
Proseguendo nell’analisi emerge che tra i permessi di soggiorno a termine si rilevano soprattutto quelli inerenti all’asilo e ai motivi umanitari (33,7%), seguiti da quelli per lavoro (30,9%) e per motivi familiari (29,5%).
Rilevanti sono inoltre i dati riferiti all’acquisto della cittadinanza italiana; nella fattispecie si osserva che nel 2017 in Sardegna hanno ottenuto la cittadinanza italiana 665 stranieri.
Dal 2008 al 2017 i cittadini stranieri che hanno avuto il riconoscimento nell’Isola sono stati complessivamente 6.022.

Occupazione e scuola per i cittadini stranieri in Sardegna

Gli occupati in Sardegna al 2017 ammontavano a 562.179 unità, di questi sono donne il 41%, mentre i lavoratori stranieri rappresentavano il 4,5% del totale, con un’incidenza femminile del 51,1%.
Il tasso di attività dei migranti (69,5%9 e quello di occupazione (60,8%), risultavano nettamente superiori a quelli degli italiani (rispettivamente 60,7% e 50%), dinamica che si capovolge nei dati riguardanti il tasso di disoccupazione (13,1% per gli occupati stranieri; 17,2% per gli italiani), su cui pesa soprattutto la bassa incidenza dei migranti sul totale delle persone in cerca di lavoro (3,3% per un totale di 3.840 disoccupati).
Gli occupati stranieri hanno nella maggior parte dei casi un lavoro dipendente (70,5%, contro il 29,5% di coloro che svolgono un lavoro autonomo) e si inseriscono in oltre 8 casi su 10 nei servizi (l’82,3%, tra cui il 37,4% nel lavoro domestico e il 25,6% nel commercio), seguiti dall’industria (con l’11,4%, tra cui il 7% nel comparto delle costruzioni) e dall’agricoltura (6,3%).
Il valore che si registra nel terziario risulta molto superiore alla media nazionale (67,4%) e il maggiore tra le regioni italiane (al secondo posto troviamo il Lazio con il 78,6%).
Si rileva inoltre che i migranti sono occupati con più frequenza degli italiani in lavori manuali non qualificati (nel 34,6% dei casi contro l’11,5%) o come impiegati, addetti alle vendite e nei servizi personali (54,6% contro il 33,9% degli italiani); mentre ricoprono posizioni di lavoro manuale specializzato rispetto agli autoctoni (nel 9% dei casi contro il 23%) e ancor meno ruoli dirigenziali o altre professioni qualificate (l’1,8% a fronte del 31,6%).
Da ciò come previsto, deriva anche uno svantaggio in termini di retribuzione: gli occupati stranieri ricevono in media uno stipendio mensile di 874 euro rispetto ai 1.225 euro degli italiani.
I lavoratori stranieri sono anche più esposti di quelli italiani al fenomeno della sovra istruzione, in quanto oltre un terzo (35%) contro il 22,7% svolge una professione per la quale è richiesto un titolo di studio inferiore a quello posseduto.
Per quanto attiene il lavoro autonomo, si osserva che nel 2017 la tendenza di crescita dell’imprenditoria straniera ha subito una battuta d’arresto, in particolare emerge che le imprese a conduzione immigrata sono infatti al 6,1% delle imprese attive in regione.
Considerando solo le imprese individuali, si osserva che quelle con titolare nato all’estero operano nel 79,9% dei casi nei servizi, nel 12,8% nell’industria e nel 5,3% in agricoltura.
Tra questi imprenditori le donne sono il 21,8% e le nazionalità più rappresentate sono il Senegal (26,2%), il Marocco (il 15,2%), la Cina (8,4%), il Pakistan (7,6%) e la Germania (6,3%).
Dal punto di vista dell’istruzione scolastica invece si osserva che gli studenti iscritti all’a.s. 2016/2017 sono risultati 8.741.828, di questi 218.747 vivono in Sardegna.
Nella fattispecie gli alunni stranieri iscritti nelle scuole della regione sono 5.323, di cui il 41,6% è nato in Italia.
Il 43,6% degli studenti stranieri è di origine europea (di cui il 21,4% romeno), il 28% africano (di cui il 15,6% proveniente dal Marocco) e il 21,7% asiatico (di cui il 9,1% dalla Cina).
Per quanto attiene la scelta dei percorsi scolastici emerge che il 40,7% degli stranieri che frequentano la scuola secondaria di II grado è uno studente liceale, il 27,4% frequenta un istituto professionale, mentre il 31,9% è iscritto ad un istituto tecnico.
I dati evidenziano che la maggior parte dei cittadini stranieri si indirizza verso percorsi scolastici più lunghi, tuttavia rispetto agli italiani continuano ad essere rappresentati in misura maggiore nelle scuole professionali e tecniche, che consentono un ingresso più immediato nel mondo del lavoro.

Le pratiche dell’accoglienza in regione

Nel sistema di accoglienza regionale si è registrata una diminuzione delle presenze del 6,3% tra il 2016 e il 2017.
In dettaglio si osserva che per il 2016 le persone accolte risultavano 5.519 (5.326 nei Cas e 193 nella rete Sprar), mentre per il 2017 queste sono diminuite a 5.172 (4.942 nei Cas e 230 nello Sprar), un numero corrispondente al 2,8% del totale nazionale.
Le diminuzioni quindi hanno interessato solo le strutture temporanee mentre sono aumentate le presenze nello Sprar, un fattore positivo in quanto si tratta di un servizio più idoneo a garantire un’accoglienza più dignitosa per i migranti.
Nel 2017 la rete Sprar della Sardegna offriva 277 posti, 69 in più rispetto al precedente anno, con 12 progetti attivati, 11 dei quali dedicati ai beneficiari ordinari e solo uno indirizzato in maniera particolare all’accoglienza dei minori non accompagnati richiedenti asilo.
Per quanto riguarda l’ambito collegato alla progettualità, si evidenzia la nascita di un’associazione nel 2016 chiamata “Nuoro Migrantes”, che si occupa di fornire accoglienza e assistenza ai migranti ospitandoli a Casa Moro.
La Casa chiusa da tempo, è stata concessa in comodato d’uso gratuito gentilmente dalla famiglia Moro all’associazione che, dopo alcuni piccoli lavori di restauro, l’ha trasformata in un centro di accoglienza alternativo ai Cas presenti in tutta l’isola.
I migranti vengono seguiti nella regolarizzazione dei documenti giuridici e sanitari e coloro che presentano problemi di salute vengono accompagnati da medici competenti e curati.
Inoltre grazie all’associazione presente nel territorio, i migranti trovano un rifugio sicuro e un pasto caldo, ma anche la possibilità di seguire corsi di italiano, corsi di formazione professionale, servizio di mediazione culturale e linguistica, servizio legale, assistenza sanitaria, scuola e teatro.
Tutto ciò con l’aiuto di professionisti che lavorano a stretto contatto con i ragazzi per costruire con loro un percorso finalizzato a renderli autonomi nella gestione del proprio progetto di vita.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati