SuperAbile






In Normativa e Diritti


Rapporto Immigrazione 2018. Il Sud: la Calabria

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per la Calabria.

5 novembre 2019

I migranti residenti in regione

Al 31 dicembre 2017 la popolazione straniera in Calabria contava 108.494 residenti, pari al 5,5% della popolazione complessiva, in crescita nel corso degli anni, considerato che cinque anni prima il valore si attestava al 4,4%.
Al contrario la popolazione autoctona fa registrare un costante decremento (meno di 45.900 persone rispetto al 2013), imputabili probabilmente, ai bassi livelli di fecondità e alla ripresa dei flussi migratori dei giovani calabresi verso il Centro-Nord Italia e verso l’estero.
Nel 2017, infatti, per la popolazione italiana il saldo migratorio con l’estero è risultato negativo (-2.726), mentre per quella straniera il valore è stato positivo per 9.995 unità (dato dalla differenza tra i 10.630 iscritti dall’estero e i 635 cancellati per lo stesso canale).
Le province di maggiore concentrazione di cittadini stranieri sono Cosenza (35.559) e Reggio Calabria (32.870), seguite con valori nettamente inferiori da Catanzaro (19.140), Crotone (12.789), dove però si registra la più alta incidenza di migranti sull’intera popolazione residente (7,3%) e Vibo Valentia (8.136).
Gli incrementi della popolazione straniera più consistenti si registrano per le province di Cosenza e di Reggio Calabria (rispettivamente +2.149 e +1.339).
Le stesse province si evidenziano per un numero più elevato di nuovi nati da genitori entrambi stranieri, con 369 nascite a Reggio Calabria, 350 a Cosenza e 234 a Catanzaro nel corso del 2017.
Inoltre si osserva che rispetto all’anno precedente, il numero di nuovi nati stranieri in regione è salito a 1.137 (+88), ossia il 7,2% delle nascite in Calabria.
Anche per quanto concerne le acquisizioni di cittadinanza italiana (1.718 nel 2017, in aumento del 2,9% rispetto all’anno prima), le province di Reggio Calabria, Cosenza e Catanzaro registrano i numeri più rilevanti (rispettivamente 775, 528 e 321).
Nel corso di un decennio sono stati oltre 10.800 i cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana.
Per quanto riguarda la composizione di genere, le donne rappresentano il 49% dei residenti stranieri; quanto alle nazionalità più numerose, la collettività romena risulta essere la prima per presenza in valori percentuali, arrivando a rappresentare quasi un terzo dell’intero gruppo dei residenti stranieri (32,5%, 35.295 persone).
A seguire si trovano collocati i marocchini, presenza straniera di più antico insediamento sul territorio, pari ad un settimo del totale (13,6%, 14.777 persone) e quindi, altri due gruppi europei, ossia bulgari e ucraini, con modelli migratori e percorsi di insediamento diversi ma un’analoga incidenza sulla presenza straniera in regione (rispettivamente il 6,2% e il 5,9% del totale).
Per quanto attiene le collettività provenienti dal continente asiatico il primo gruppo è quello indiano (4,2% del totale), mentre è ridotta la presenza americana (pari appena il 2,5% del totale degli stranieri residenti in regione a fronte di una media nazionale del 7,2%).
Dal punto di vista invece dei titolari di permesso di soggiorno, si osserva che al 31 dicembre 2017, in regione se ne contavano circa 49.300, nel 52% dei casi in possesso di un permesso di lungo periodo (il 55,4% nel Sud e il 64,3% a livello nazionale).
Tra i permessi a termine prevalgono quelli per asilo e motivi umanitari (45,3%), mentre quelli per lavoro e famiglia raggiungono entrambi la stessa incidenza, pari a un quarto del totale (25,3%).
Per quanto riguarda i titolari di protezione, quelli presenti nelle strutture di accoglienza al 1° dicembre 2017 erano circa 7.600, con un incremento rispetto all’anno precedente di 384 unità; nella fattispecie 2.619 risultavano accolti negli Sprar, 4.179 nei Cas e 807 nei centri di prima accoglienza.
I posti attivi nella rete Sprar regionale erano complessivamente 3.507, il 17,4% in più rispetto all’anno precedente, per un numero di progetti attivi pari a 115, di cui 15 per minori stranieri non accompagnati.
Per quanto riguarda invece la tendenza annuale degli ingressi, emerge una netta prevalenza di quelli inerenti all’asilo (58,9%), che superano i permessi per motivi familiari, pari circa a un terzo del totale (32,6%) e quelli per motivi di lavoro, ridotti a solo 133 rilasci (il 2,2%), che vengono preceduti anche dai permessi per studio (148, il 2,5% del totale).
Tra i soggiornanti non comunitari i minorenni ne rappresentano il 17,5% (maggiori incidenze nel 2017 a Vibo Valentia e Catanzaro, pari rispettivamente al 24,5% e al 19,4%), con una classe di età 18-64, che assorbe il 78,8% del totale e gli ultra 65 enni che rappresentano invece appena il 3,7%.
L’incremento registrato della presenza dei minori è dovuto soprattutto ai ricongiungimenti familiari e in parte alle nuove nascite, ma ad incidere è anche la presenza in regione di molti minori stranieri non accompagnati (la Calabria è al secondo posto in Italia dopo la Sicilia), passati dai 1.126 del 2015 ai 1.443 del 2017.
Questa compagine di giovani stranieri presenti in questa regione ha rappresentato un posto di sempre maggiore importanza in termini di apporto alla crescita demografica della popolazione calabrese.
Infatti oltre ai benefici demografici, i minori stranieri hanno consentito tuttora di mantenere aperte diverse scuole in Calabria: un esempio per tutte la scuola primaria di Sant’Eufemia (Lamezia Terme) in cui nell’a.s. 2017/2018 era presente una classe con 34 bambini, di cui 30 di nazionalità cinese e 4 italiana.
La scuola d’altronde, rappresenta un primo importantissimo luogo d’integrazione, in quanto sempre più caratterizzata da classi multietniche e da un numero considerevole di studenti stranieri portatori di culture e confessioni religiose diverse.
I dati del Miur riferiti all’ anno scolastico 2016/2017 mostrano che in Calabria sono più di 12.400 gli studenti stranieri iscritti nelle scuole della regione, nel 30% dei casi nati in Italia e con un’incidenza sul totale della popolazione scolastica pari al 4,2%.
In base alla distribuzione per ordine e grado emerge che sono 2.062 gli iscritti stranieri nella scuola dell’infanzia (di cui 1.347 nati in Italia), 3.809 nella primaria (di cui 1.582 nati in Italia), 2.576 nella secondaria di I grado (497) e 4.011 nella secondaria di II grado (309).
Per quanto attiene le nazionalità degli studenti, ancora una volta queste rispecchiano quelle maggiormente rappresentate tra i residenti: gli studenti romeni risultano tra i più numerosi (4.103) con un’incidenza del 32,9%, seguono i marocchini (2.282), gli ucraini (639), i bulgari (636) e gli albanesi (605), che con la comunità marocchina rappresentano le due nazionalità straniere di più antico insediamento in questa regione.
A livello territoriale il maggior numero di alunni stranieri nell’a.s. 2016/2017 erano presenti nelle scuole di Reggio Calabria (4,9%), mentre le province calabresi con il numero più basso di iscritti con cittadinanza straniera sono quelle di Crotone (960) e Vibo Valentia (882).

Occupazione per i migranti in regione

Gli occupati stranieri in Calabria nel 2017 sono stati 39.010 (dati Rcfl Istat), pari al 7,3% del totale degli occupati, nella fattispecie 11.926 inseriti nel settore agricolo (30,6%), 4.753 nell’industria (12,2% soprattutto nelle costruzioni: 3.495) e 22.330 nei servizi (57,2% di cui 8.375 nel commercio e 9.082 nel lavoro domestico), i disoccupati stranieri ammontano invece a 9.564 ossia il 6,5% del totale.
Anche in questa regione così come per il resto d’Italia, la retribuzione media di un lavoratore straniero risulta inferiore a quella di un lavoratore italiano (742 euro paga mensile di un lavoratore straniero; 1.211 paga mensile di un lavoratore italiano; media nazionale 1.032 euro).
Nel corso del 2017 il numero delle imprese a conduzione immigrata sono aumentate (+2,7%, in linea con la media nazionale), confermando e rafforzando il ruolo strutturale che tali attività giocano all’interno del tessuto imprenditoriale calabrese.
Nel 2017 infatti erano 14.760 le imprese immigrate le quali rappresentavano il 7,9% delle imprese attive in regione.
La loro attività si concentrano soprattutto in alcune province: Reggio Calabria (33,5%) e Cosenza (29%) e sono operanti in modo particolare, nel comparto del commercio (per il 76,8%), mentre s’inseriscono nell’edilizia per il 5,8% e in agricoltura per il 3,6%.
I gruppi nazionali più coinvolti sono i marocchini (44,3%), i tedeschi (cittadini italiani nati in Germania di ritorno in patria per il 6,9%), indiani (5,1%), pakistani (5%) e cinesi (4,9%).

Agromafia: il caporalato in Calabria

In uno scenario economico-produttivo come quello calabrese, fondato soprattutto sulla produzione agricola, con un quarto (23,7%) del fatturato totale regionale, generato dall’agroindustria, si manifesta però una delle peggiori piaghe che affliggono la maggior parte delle regioni a Sud Italia: il fenomeno del caporalato.
L’effetto congiunto di fattori quali il peso della grande distribuzione e della criminalità organizzata, l’elevata incidenza del fattore lavoro sui costi aziendali ed il carattere prevalentemente stagionale della domanda, così come pure le procedure di collocamento e le politiche migratorie di ingresso, hanno generato la necessità di una forza lavoro a basso costo che sembra avere trovato nella condizione di vulnerabilità dei migranti il suo grado di soddisfazione.
La lotta contro la tratta di esseri umani, coinvolge non solo la Calabria e il Meridione ma in forme e dimensioni diverse, tutti i paesi europei e che si teme possa crescere poiché, in accordo con quanto rilevato dall’Organizzazione internazionale sulle migrazioni (Oim), i richiedenti asilo e i migranti arrivati a partire dal 2015 hanno una maggior probabilità di finire nelle reti dello sfruttamento, del caporalato e della violenza.
Nella fattispecie si osserva che in Calabria lo sfruttamento lavorativo ha assunto carattere strutturale nelle aree a maggiore vocazione agricola (le Piane di Gioia Tauro, Sibari e Lamezia Terme), con situazioni di lavoro para-schiavistico e di tratta come comprovato da numerose inchieste giudiziarie.
In particolare emerge che, nella sola area tra San Ferdinando, Rosarno e Turianova si stima risiedano, in diversi insediamenti informali, più volte finiti tragicamente all’ordine delle cronache internazionali, circa 3.000 lavoratori, tra 2.000 e 3.000 nel solo Comune di San Ferdinando nella stagione del raccolto (fonte: Comune di San Ferdinando), in special modo gran parte di migranti che si offrono come braccianti agricoli stagionali in assenza di alternative di lavoro.
Di fronte a tale difficile contesto, si sono attivate diverse figure istituzionali, nominato un Commissario straordinario da parte del Ministero dell’Interno, per la risoluzione dello stato di degrado e allarme sociale della tendopoli di San Ferdinando, ma anche con l’entrata in vigore della legge 199/2016 sul caporalato e la condivisione della questione tra le cinque regioni meridionali, che hanno iniziato a collaborare attivamente sul fenomeno migratorio, hanno innescato un processo di inversione della problematica generando benefici, sia dal punto di vista dell’integrazione dei migranti, che della strategia dello sviluppo agricolo delle aree interessate.
In tal senso il principale obiettivo rappresenta quella del superamento delle condizioni di precarietà igienico-sanitarie degli insediamenti, in prima battuta.
A questo però, risulta necessario attivare una strategia istituzionale che, sulla base delle caratteristiche della filiera agricola, individui gli strumenti e le attività per la valorizzazione dell’incontro tra le istanze di inserimento occupazionale dei migranti e i fabbisogni dei sistemi produttivi territoriali.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati