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Rapporto Immigrazione 2018. Il Sud: il Molise

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per il Molise.

29 ottobre 2019

Il contesto economico e sociale della regione

I dati economici e sociali del Molise nel corso del 2017 narrano tratti di problematicità, evidenziati dalla distanza dagli indici nazionali e anche da quelli meridionali.
L’attività economica infatti, secondo le valutazioni della Banca d’Italia è risultata debole, con una domanda interna che ha risentito dei modesti consumi delle famiglie e di spesa per investimenti ancora lontana dai livelli del passato.
Gli occupati dopo tre anni di continua crescita sono diminuiti (-0,9%), a fronte di un aumento dell’1,2% a livello meridionale e nazionale, incidendo sulla componente maschile, sul lavoro autonomo e sui contratti a tempo indeterminato.
Il tasso di occupazione, passato dal 12,8% al 14,6%, ha risentito dell’intreccio tra maggiore offerta di lavoro e minore occupazione.
In relazione alle dinamiche del mercato del lavoro, con redditi sostanzialmente stazionari dopo un biennio di crescita, i consumi hanno manifestato un rallentamento.
Dal punto di vista sociale, emergono evidenti le disuguaglianze; le famiglie con redditi bassi in Molise sono relativamente più diffuse rispetto al resto del paese: lo standard delle famiglie in povertà assoluta è dell’8% in linea con il Sud e superiore a quello nazionale.
L’aspetto più complesso della situazione molisana è tuttavia, non diversamente da altre realtà del Mezzogiorno ma in termini certamente più accentuati, la costante regressione demografica.
Tra il 2013 e il 2017 la popolazione residente infatti, è diminuita di 6.232 unità, il 2%; un prolungato andamento negativo dal punto di vista demografico, ma purtroppo, non compensato dalla presenza migrante, che al 2060 porterebbe la regione a perdere circa 80.000 residenti, con grave minaccia per la sua autonomia e il suo incerto equilibrio sociale.

Le caratteristiche dei cittadini stranieri in Molise

Anche nell’anno 2017 i dati sulla presenza straniera confermano un andamento positivo, con un bilancio demografico della popolazione straniera residente in regione di 13.943 unità al 31 dicembre dell’anno preso a riferimento.
Gli stranieri residenti nella provincia di Campobasso sono 10.175 (il 73%), mentre quelli residenti nella provincia di Isernia 3.768 (il 27%), con un lieve spostamento percentuale verso quest’ultima.
L’incidenza dei cittadini stranieri sulla popolazione residente è del 4,5%, in linea con la media del Sud Italia, ma distante da quella nazionale (8,5%).
Per quanto attiene il movimento migratorio con l’estero, questo segnala l’iscrizione in anagrafe di 2.537 stranieri che nel complesso contano 3.469 nuove iscrizioni, ma per alcune comunità le presenze di fatto possono superare il dato anagrafico.
Dal punto di vista delle appartenenze di genere, continua il calo in termini percentuali della presenza femminile, che a fine 2017 è pari al 46,1%, risultando inferiore al valore nazionale (il 52%) e perdendo oltre cinque punti percentuali negli ultimi due anni.

La stabilità sociale dei migranti

In base ai dati emessi sui permessi di soggiorno emerge che tra la popolazione migrante presente in regione, vi è una prevalenza delle classi di età giovani.
Nella fattispecie si osserva che, su un totale di 9.653 soggiornanti in regione, il 41,3% appartiene ad una classe di età compresa tra i 18 e i 29 anni, mentre il 27,2% ha un’età compresa tra i 30 e i 44 anni.
La quota degli anziani invece risulta esigua (gli ultra 65 enni sono il 2,8% del totale), in controtendenza rispetto alle caratteristiche della popolazione molisana che invece presenta un indice di vecchiaia in costante aumento.
Per quanto concerne i nuovi nati da genitori stranieri in regione (140 nel 2017, in calo di 10 unità rispetto al 2016), per questi si registrano una percentuale di incidenza sul totale delle nascite (6,6%), superiore a quella del Sud Italia, ma inferiore a quella nazionale (rispettivamente del 6,1% e del 14,8%).
Andando ad analizzare invece i dati riferiti all’anno scolastico 2016/2017 in Molise, si osserva che la quota di studenti stranieri nelle scuole molisane è pari al 3,6% del totale: 1.449 iscritti su 40.713, di cui un terzo nati in Italia (il 33,3%).
Il valore d’incidenza registrato nei diversi gradi di istruzione vede una percentuale del 4,4% nella scuola secondaria di primo grado, del 3,5% nella scuola dell’infanzia e nella primaria, mentre in quella secondaria di secondo grado la percentuale è del 3,2%, un dato che dimostra le frequenti difficoltà dei figli di famiglie straniere a completare l’intero ciclo di studi.
Si tratta comunque di valori che in futuro andranno attentamente monitorati, poiché risultano di fondamentale importanza per verificare il grado di radicamento e di integrazione della presenza straniera in regione.
Dal punto di vista invece della presenza dei titolari di un permesso di soggiorno, dai dati emerge che si tratta in gran parte di uomini (66,8%) e per oltre due terzi celibi o nubili (67,5%), mentre risulta coniugato solo il 27,6% del totale.
I soggiornanti di lungo periodo, sono pari a 3.584 e rappresentano il 37,1% del totale, una quota di molto inferiore a quella registrata al Sud Italia (55,4%) e a quella nazionale (64,3%).
Tra i titolari di un permesso a termine (6.069 in totale), prevalgono in misura consistente quelli presenti per motivi umanitari o asilo (70%), seguiti da quelli per ragioni familiari (15%) e per lavoro (11,4%).
Si tratta di dati che si differenziano largamente dai valori registrati per lavoro e per motivi umanitari (rispettivamente del 31,7% e del 34,6%).
Per quanto riguarda l’origine dei residenti stranieri, è ampiamente prevalente la provenienza europea (51,8%), soprattutto per quanto riguarda la Romania (29,8%).
A seguire troviamo il continente africano (29,2%), con una quota in aumento rispetto al 2016, che viene rappresentato soprattutto dalla comunità marocchina (la seconda più numerosa in regione con 1.297 residenti).
Mentre per quanto concerne i cittadini di origine asiatica, questi sono il 14,2% del totale, mentre rimane residuale la presenza di cittadini di origine latino-americana, apri al 3,3% dei residenti stranieri.
Infine da osservare una contrazione delle acquisizioni di cittadinanza, in cui dai dati relativi al 2017 emerge che, se negli anni 2012 e 2016 si è registrato un progressivo aumento (fino a un massimo di 355 unità), nel 2017 queste non hanno superato le 311 unità.
Si tratta di una flessione che ha interessato soprattutto la provincia di Campobasso che passa da 242 acquisizioni nel 2016 a 170 nel 2017.

L’occupazione straniera in regione

In base ai dati Istat, gli occupati stranieri in Molise corrispondono al 4,1% del totale, poco meno di 4.300 (valore assoluto), di cui il 42,2% rappresentato da donne.
Si tratta di una cifra in realtà sottostimata, che non prende a riferimento l’ampia diffusione del lavoro nero in agricoltura e nei servizi.
L’incidenza degli stranieri cresce notevolmente se si considerano i disoccupati (il 7,1%), poco meno di 1.300 su circa 18.000.
La differenza evidente poi tra italiani e cittadini stranieri nel tasso di attività è rispettivamente del 61,1% e del 53,4%, inferiore a quello relativo al tasso di occupazione (52,3% e 41,2%) e a quello di disoccupazione (14,2% e 23%), anche se va tenuto conto della relatività di questi dati, in quanto molti cittadini stranieri sono occupati irregolarmente.
Per quel che riguarda il lavoro dipendente si osserva che tra i lavoratori stranieri questi risultano essere più dell’85%, occupati in prevalenza nei servizi (46,6%) nel lavoro domestico e nell’industria (42,7%), soprattutto nell’edilizia.
Sotto il profilo delle tipologie professionali, i migranti addetti a lavori manuali non qualificati sono il 44,2% a fronte del 5,9% degli italiani.
La retribuzione media dei lavoratori stranieri in regione si conferma essere, così come nelle altre realtà regionali, inferiore, in particolare in Molise è del 48,9% rispetto a quella degli italiani e di circa un quinto rispetto a quella percepita dagli occupati stranieri a livello nazionale (-19,2%).
Per quanto attiene invece l’auto imprenditorialità i dati relativi ai titolari d’impresa evidenziano soprattutto molti emigranti di ritorno, come dimostra il fatto che tra i primi cinque paesi di nascita di questi imprenditori compaiono Svizzera, Germania e Canada.
Si conferma in ogni caso, la predisposizione di alcune componenti straniere, come la marocchina e la romena, verso le attività di impresa individuale e in particolare, l’elevata percentuale di donne che ne assumono la titolarità (il 35,2%).

Accoglienza e integrazione: il Molise esempio virtuoso di buone prassi

In base ai dati sull’accoglienza il quadro che ne emerge è quello di una regione in cui la gestione della presenza di richiedenti asilo e rifugiati si conferma come una priorità che riguarda non solo le prefetture e gli Enti locali, ma anche la partecipazione del Terzo settore, il cui ruolo prioritario, è quello di colmare un vuoto relativo alla creazione di consapevolezza tra i cittadini molisani sulla necessità della così detta “buona accoglienza”, dunque, di operare un’inclusione partecipata.
Il 2017 è stato caratterizzato dalla presenza di un’alta percentuale di soggiornanti a termine per motivi di asilo e umanitari (70%), percentuale in crescita rispetto all’anno precedente e superiore rispetto al dato nazionale (18,1%).
Ciò nonostante, le presenze nelle strutture sono passate da 3.424 rilevate al 1° dicembre 2016, di cui 498 nella rete Sprar, a 3.157 di un anno dopo, di cui 619 nello Sprar.
In Molise quindi, le persone accolte sono diminuite di 267 unità (-7,8%).
La presenza migrante nelle diverse strutture rivela l’interesse a prediligere dei modelli di accoglienza diffusa.
A riprova di ciò in regione mancano gli hotspot e i centri di prima accoglienza e il sistema si basa sui Cas e la rete Sprar: se nei primi le presenze risultano in calo nel 2017, il dato più interessante riguarda proprio lo Sprar, che vede un aumento delle persone accolte superiore al 24% e una crescita dei posti disponibili pari al 14,7%.
Si tratta di un trend positivo poiché prima di tutto evita i rischi di ghettizzazione e segregazione che l’accoglienza nei Cas spesso comporta, in secondo luogo per facilitare i rapporti di conoscenza con le piccole comunità locali del territorio molisano.
Tale impostazione tuttavia, non è bastata a frenare l’espandersi di fenomeni di chiusura tra l’opinione pubblica e gli amministratori locali, fenomeni spesso indotti da orientamenti culturali e politici mediati dai canali di comunicazione e da forze politiche nazionali.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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