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Rapporto Immigrazione 2018. Il Sud: la Campania

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per la Campania.

22 ottobre 2019

La presenza immigrata in regione

A fine 2017 erano 258.524 i residenti stranieri presenti nelle anagrafi comunali della Campania, il 5% degli stranieri residenti in Italia e che incidono per il 4,4% sulla popolazione regionale.
In particolare, si evidenziano delle differenze che si registrano a livello provinciale tra Caserta e Salerno (5,1% per la prima e 5% per la seconda), a Napoli (il 4,2%), ad Avellino e Benevento (3,5% e 3,6%), tutte incidenze inferiori alla media nazionale (8,5%).
Nel corso dell’anno l’immigrazione regolare ha continuato a crescere: a fine 2017 si contavano 14.830 residenti stranieri in più rispetto al 2016, con un incremento del 6,1%.
Tale trend positivo è collegato all’andamento in crescita del saldo migratorio estero (+19.664) e di quello naturale (+2.333).
Alle cancellazioni per l’estero vanno aggiunte quelle per acquisizione di cittadinanza, che hanno comportato la cancellazione dal registro stranieri dell’anagrafe di 2.495 “nuovi” nati italiani (372 in meno rispetto al 2016).
Il 50,2% dei residenti stranieri è rappresentato da donne, una percentuale che si è ridotta rispetto all’anno precedente.
La provincia di Napoli continua a rappresentare il territorio maggiormente attrattivo con 131.757 stranieri residenti, ossia oltre il 50% del totale regionale.
Salerno e Caserta seguono quella di Napoli anche se con valori nettamente più bassi (rispettivamente 55.061 e 46.928), seguite a loro volta, da quelle di Avellino (14.590) e Benevento (10.188).
Tutte le province attestano un aumento di residenti stranieri, con un picco di 8.024 unità a Napoli.
Da segnalare invece, in termini percentuali, il dato relativo alla provincia di Benevento che nel 2017 registra un incremento del 17,7%, pari a 1.533 residenti in più.
Per quel che riguarda le provenienze continentali si osserva che, anche nel 2017 si riconferma lo scenario degli ultimi anni, con il 48,1% degli stranieri residenti di origine europea (di cui il 25,3% comunitario), il 25,2% di origine asiatica, il 22,6% africana e il 4,1% originario del continente americano.
Analizzando invece i gruppi nazionali emerge che, nonostante la eterogeneità delle provenienze (168 diverse collettività), oltre la metà dei residenti stranieri è cittadino di soli cinque paesi (Ucraina, Romania, Marocco, Sri Lanka e Cina).
Il più rappresentato è l’Ucraina con 43.415 residenti (il 16,8% del totale), seguito dalla Romania (42.380; il 16,4%), quindi il Marocco (21.399; l’8,3%), lo Sri Lanka (17.405; il6,7%) e la Cina (14.077; il 5,4%).
Altre sono le collettività che seguono queste prime cinque nazionalità, a partire dal Bangladesh (11.128; il 4,3% del totale), la Polonia una delle collettività di più antico insediamento (9.635; il 3,7%).
Al di sotto degli 8 mila residenti troviamo l’India (7.992; il 3,1%), la Nigeria (7.917; il 3,1%). La Bulgaria (7.673; il 3%), il Pakistan (7.150; il 2,8%) e l’Albania (6.923; il 2,7%).
Interessante anche l’incremento in termini di presenza residente della collettività nigeriana (+1.753), che dalla dodicesima è passata alla nona posizione nella graduatoria delle nazionalità presenti in questa regione.
Per quanto attiene l’erogazione delle diverse tipologie di permessi, secondo i dati del Ministero dell’Interno a fine 2017 in Campania erano presenti 173.302 soggiornanti non comunitari, dei quali 96.492 in possesso di un permesso di lungo periodo (55,7%).
In tale compagine si ricomprendono gli uomini i quali rappresentano la maggioranza (il 52,5%), così come i celibi/nubili (59,7%); oltre l’80% di essi in età lavorativa, il 15,1% minorenne e solo il 3,4% supera i 65 anni di età.
Tra i permessi a termine prevalgono quelli per motivi di lavoro (il 40,6%), seguiti da quelli per motivi familiari (26,6%) e per motivi umanitari e di asilo (24,8%).
Nel corso del 2017 sono stati rilasciati 19.969 nuovi permessi di soggiorno, i cui motivi di rilascio confermano il trend degli ultimi anni, ossia la continua crescita della quota dei permessi per motivi di asilo e umanitari (+54,6%; +48,9% nel 2016).
Diminuiscono invece quelli erogati per motivi familiari (il 31,1%; il 32,5% nel 2016; il 45% nel 2015) e per lavoro (il 2,4%; il 7,3% nel 2016).
Nello stesso anno inoltre, il 2,3% dei nuovi permessi è stato rilasciato a minori non accompagnati.
Al 1° dicembre del 2017 la Campania ospitava nelle proprie strutture di accoglienza il 9% dei migranti complessivamente accolti in Italia, seconda solo dopo alla Lombardia (14,3%), per un totale di 16.857 presenze, con un incremento del 19,2% (+2.715).
A tale aumento è corrisposta anche una parallela crescita del numero di posti Sprar messi a disposizione, passati da 1.549 a 2.698.
Più in dettaglio si osserva che, i progetti Sprar attivi in questa regione erano 82 (il 10,6% del totale nazionale): 72 di tipo ordinario e 10 per minori non accompagnati.
A fine 2017 inoltre, la Campania risultava la quarta regione, dopo Sicilia, Lombardia e Calabria, per un numero di strutture dedicate all’accoglienza dei minori non accompagnati: 184, il 7,8% delle 2.344 presenti in Italia, in cui venivano accolti 724 minori (il 4% del totale nazionale); di questi il 30% erano giovani donne.
La crescente stabilizzazione della popolazione immigrata in regione ha portato ad un aumento del numero di famiglie con almeno un componente straniero e ad una crescente presenza di bambini con un background migratorio, per cui la maggior parte di essi è nato in Italia.
Nell’anno scolastico 2016/2017 infatti, più di un terzo degli studenti stranieri che frequentavano una scuola in questa regione è nato in Italia (il 35,4% di tutti i 23.674 iscritti stranieri).
Si tratta di un’incidenza che diminuisce con l’avanzare del grado d’istruzione scolastica, infatti a conferma di ciò i dati percentuali che indicano il 45,7% di origine straniera che frequentano una scuola primaria, il 27,3% iscritti nella scuola secondaria di I grado e il 12,6% iscritti in quella secondaria di II grado.
L’inserimento scolastico dei figli delle famiglie stranieri presenti in Campania, rispecchia il grado di radicamento sul territorio, essendo condizionato per la maggior parte dei casi dai progetti di vita degli adulti e dalle modificazioni che questi subiscono durante l’esperienza migratoria.
A tal proposito emerge che, gli iscritti nelle scuole campane (23.674) rappresentano il 2,4% della popolazione studentesca regionale, valore che risulta di quattro volte inferiore alla media nazionale (9,4%).
In particolare si osserva che il 44,6% degli studenti stranieri si concentra nella provincia di Napoli, seguita da quella di Salerno (23,6%), Caserta (22,6%), Avellino (5,5%) e Benevento (3,7%).
Mentre l’incidenza percentuale degli alunni stranieri sul totale degli iscritti è più elevata nelle province di Caserta (3,3%) e Salerno (3,2%) e meno nelle province di Avellino (2,2%), Benevento (2,1%) e Napoli (1,9%).
Per quanto concerne i percorsi scolastici, si evince che la distribuzione degli alunni stranieri fra i diversi indirizzi della scuola superiore risulta abbastanza omogenea, tuttavia rispetto agli iscritti italiani, essi risultano orientati meno verso i licei (il 34,2% di studenti stranieri; media di iscritti del 49,6%) e maggiormente verso gli istituti tecnici (il 33,1%; media generale degli iscritti del 29%) e professionali (32,7%; 21,4%).
L’incidenza degli studenti stranieri infatti, risulta pari all’1,4% nei licei, al 2,3% negli istituti tecnici e raggiunge il 3,1% in quelli professionali.
Per quanto riguarda le provenienze nazionali, queste rispecchiano in grandi linee, quelle degli stranieri residenti in regione: romeni, ucraini e marocchini sono i primi tre gruppi per numero di iscritti, rappresentando rispettivamente il 20,8%, il 15,3% e il 9,4% del totale.

Occupazione e imprese straniere in regione

Per quanto ha riguardato il versante dell’occupazione i dati hanno evidenziato una crescita, con un trend comunque superiore rispetto a quello registrato in Italia e nel Mezzogiorno e ha interessato tutti i principali comparti di attività, riguardando sia i lavoratori autonomi che gli occupati alle dipendenze.
Il tasso di disoccupazione generale è risultato in lieve aumento rispetto all’anno precedente e superiore di circa il doppio rispetto al dato nazionale (Banca d’Italia, Economie regionali. L’economia della Campania, Roma, 2018).
Analizzando nel dettaglio la componente straniera inserita nel mercato lavorativo, si osserva che gli occupati stranieri (117.100, di cui il 43,5% donne) rappresentano il 7% del totale (1.673.711) e incidono sui disoccupati complessivi (442.791) per il 5,2% (23.178, di cui il 45,7% donne).
Il tasso di attività risulta più elevato tra i migranti (68,4%) che non tra gli italiani (52,5%), così come anche il tasso di occupazione (57%; 41,2%).
Mentre il tasso di disoccupazione risulta essere più elevato tra gli italiani (il 21,2% a fronte della media nazionale del 10,8%) rispetto a quello straniero (16,5%; media nazionale: 14,3%).
Tali dati confermano in realtà che i lavoratori stranieri, continuano ad occupare prevalentemente nicchie occupazionali lasciate vuote dagli autoctoni, svolgendo soprattutto lavori precari, non qualificati e spesso sottopagati.
In regione l’85,7% degli occupati immigrati svolge un lavoro dipendente, La gran parte dei quali è occupata nel settore terziario (74,4%), tra cui più della metà nei servizi domestici e alle famiglie (28,5%) e nel commercio (23,3%).
Una quota meno consistente nel settore secondario (17%), tra cui un 9,5% nel comparto dell’edilizia, mentre solo l’8,6% è impiegato in agricoltura.
Ma a confermare lo svantaggio occupazionale dei lavoratori stranieri rispetto a quelli italiani, sono soprattutto i dati relativi alla distribuzione per tipologia professionale, alla retribuzione media e al rispettivo valore di incidenza di sovraistruiti e sottoccupati.
Infatti, rispetto agli italiani, gli occupati stranieri in regione svolgono soprattutto lavori manuali non qualificati (il 49,8%, a fronte del 9,9% degli italiani), che prevalgono nettamente su quelli manuali qualificati (18,3%; 24,4%) ma soprattutto sui ruoli dirigenziali (2,9%; 34,6%).
Poco meno di un terzo invece, ricopre una posizione di tipo impiegatizio (29% e 31,1%); si tratta di una distribuzione che si riflette anche dal punto di vista retributivo: gli italiani (con uno stipendio medio di 1.259 euro), guadagnano circa 400 euro in più dei lavoratori stranieri (853 euro in media).
Rispetto invece al fenomeno della sottoccupazione, si osserva che questo coinvolge quasi ugualmente autoctoni e migranti (rispettivamente il 3,3% e il 4,2%), mentre quello della sovraistruzione colpisce maggiormente i lavoratori stranieri di quanto non faccia con i lavoratori italiani (rispettivamente il 27,3% e il 26,3%).
Per quanto concerne invece lo sviluppo auto imprenditoriale dei migranti emerge che, nel 2017 il settore industriale campano si è registrata una crescita degli investimenti ed un incremento del fatturato (Rapporto annuale della Banca d’Italia).
A questo parziale recupero, hanno contribuito anche le imprese immigrate (44.022; il 7,5% del totale delle imprese in regione), che fra il 2016 e il 2017 sono aumentate del 6,2%, più di quanto non abbiano fatto quelle italiane (+1%) e più che in altri contesti regionali (+3,5% al Sud; +2,8% a livello nazionale).
Prendendo a riferimento le sole imprese individuali con titolare nato all’estero, queste si concentrano per circa il 40% in quelli delle province di Caserta (22,4%) e Salerno (16,6%); mentre solo una quota inferiore al 10% è attiva nei territori che operano soprattutto nei servizi (79,3%), in misura minore nel settore industriale (13%) e agricolo (3,1%), inserendosi in particolare nel comparto del commercio (69%), seguito da quello edilizio (9,6%) e manifatturiero (3,4%).
Fra i principali paesi di nascita dei titolari di queste imprese vi sono il Marocco (19,5%), il Pakistan (10,1%), il Bangladesh (8,9%), la Cina (8,5%) e il Senegal (5,6%).

L’utilizzo della lingua italiana come strumento d’integrazione

Con l’introduzione dell’Accordo d’Integrazione (soprannominato “permesso a punti”), si è accentuata la dimensione culturale della policy italiana dell’integrazione, che da diritto si è trasformata in dovere: dimostrare di essere integrati diventa una condizione necessaria per il proseguimento del soggiorno legale.
Fra le condizioni che consentono di ottenere il permesso di lungo periodo, valido per cinque anni di permanenza in Italia, vi è lo svolgimento e il superamento del test di conoscenza della lingua italiana.
Tale condizione determina un paradosso poiché al test si attribuisce un ruolo prioritario, dai risultati spesso negativi sulla vita e i progetti dei migranti, in quanto dal suo risultato dipende la possibilità di continuare a vivere e lavorare nel paese, col rischio di produrre pericolose discriminazioni, sia simboliche che materiali nei confronti di quanti vengono considerati non cittadini.
Così, se dal punto di vista normativo l’apprendimento della lingua diventa un obbligo da espletare, sul versante solidaristico delle associazioni e dei singoli territori che operano a favore dei migranti, essa rimane strumento di un’integrazione che nasce dall’incontro reale delle persone senza distinzioni di colore, nazionalità e stato giuridico.
Nella fattispecie in Campania si sono moltiplicate le esperienze associative che forniscono corsi di lingua gratuiti rivolti a tutti.
Fra queste una delle più antiche e ancora attive in regione è la scuola di Lingua e Cultura di Sant’Egidio, istituita a Napoli nell’autunno del 1989 a seguito dell’assassinio a Villa Literno di Jerry Essan Maslo.
La scuola si trova presso il centro storico di Napoli e rappresenta il luogo di apprendimento della lingua italiana per tanti migranti appena giunti a Napoli, ma anche un luogo dove elaborare un nuovo modello di cittadinanza.
Fin dalla sua istituzione la Scuola di Napoli ha accolto oltre 100 studenti ogni anno e in poco tempo gli iscritti sono aumentati, con una crescita superiore al 600% fino a diventare varie centinaia e a superare il migliaio negli ultimi anni, rappresentando la più grande realtà di insegnamento della lingua italiana per cittadini stranieri del Mezzogiorno.
Inizialmente la presenza straniera era rappresentata soprattutto da giovani provenienti dall’Africa, toccando nei primi anni la quota del 95% dei frequentanti.
Oggi, gli studenti (soprattutto maschi), sono appena del 30%, mentre le donne rappresentano la grande maggioranza.
Considerando invece le provenienze si è visto che nel primo decennio del 2000, tra le prime 10 comunità spiccavano in modo particolare quelle di provenienza africana: Algeria, Costa d’Avorio, Marocco, Senegal e Somalia.
Nel corso degli anni il numero dei paesi di provenienza è aumentato a più di 90 e tra le comunità maggiormente presenti si ritrovano comunitari, migranti provenienti dalle ex repubbliche sovietiche e una ampia consistenza asiatica (soprattutto sri lankesi).
Dal 2011 invece, si è registrata una ripresa della presenza africana, prevalentemente nigeriani, maliani, ivoriani e gambiani, in fuga dalle crisi politiche e sociali che hanno colpito i loro paesi.
La scuola è articolata in 30 classi, suddivise per grado di competenza, dal livello di alfabetizzazione fino al livello più avanzato, a cui si è aggiunto a gennaio 2018, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, il Corso di formazione per “Mediatori europei per l’Intercultura e la Coesione Sociale”.
Fra i principali obiettivi del corso, vi è prima di tutto, quello di permettere ai migranti lo studio e la specializzazione in profili professionali sempre più richiesti negli ultimi anni dalle pubbliche amministrazioni e dai privati.
Presso la Scuola è inoltre possibile svolgere l’esame per ottenere la certificazione Celi, in convenzione con l’Università per stranieri di Perugia.
L’anno scolastico è scandito da molti eventi, che rendono la Scuola un luogo soprattutto di scambio e di incontro, di solidarietà e cittadinanza attiva.
Sono tanti infatti, gli studenti che scelgono di aiutare la Comunità di Sant’Egidio nel servizio ai poveri e agli emarginati, in particolare nella preparazione dei pasti per i senza fissa dimora.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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