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Rapporto Immigrazione 2018. Il Centro: l’Umbria

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per l’Umbria.

15 ottobre 2019

La presenza straniera in regione: le caratteristiche

Secondo i dati emessi dall’Istat i residenti stranieri presenti in Umbria al 1° gennaio 2018 erano 95.710, ossia l’1,9% del totale nazionale, con un’incidenza sul totale della popolazione residente in regione (884.640), che si conferma al 10,8%, un valore inferiore a quello di Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Toscana, ma al di sopra della media registrata a livello nazionale (8,5%).
Sempre in riferimento alla stessa data, i soggiornanti presenti regolarmente sul territorio regionale erano 60.402, per il 51,3% dei quali donne; il 22% è minorenne, mentre solo il 5,3% di essi è ultra 65enne.
Da notare che il 69,8% dei soggiornanti (42.160) è in possesso di un permesso di durata illimitata (Ce per lungo soggiornanti o per familiari di cittadino Ue residente in Italia), mentre tra i restanti 18.242 titolari di un permesso soggetto a scadenza i motivi di soggiorno prevalenti sono quelli di famiglia (45,1%) e per lavoro (32,7%), seguiti a distanza da quelli per studio (5,5%), i quali superano i permessi per asilo (2%) e per protezione sussidiaria (3,2%).
Mentre per quanto attiene i permessi di asilo, questi risultano essere l’1% del totale nazionale, quelli per protezione umanitaria lo 0,7% di quelli rilasciati in Italia e il 2,2% dei permessi di soggiorno a scadenza in regione.
Per quanto concerne invece la distribuzione territoriale dei migranti, si osserva che la maggior parte di essi si concentra nella provincia di Perugia: 72.515 residenti, pari al 75,8% del totale regionale.
In provincia di Terni invece, risiedono 23.195 cittadini stranieri, dove si registra un incremento dell’1,2% rispetto alla diminuzione dell’1,9% registrata nel 2015.
Andando ad analizzare il saldo migratorio si evince che, sebbene la regione sia ancora attrattiva per i migranti che giungono in Italia (4.512 iscritti dall’estero, contro 946 cancellati verso l’estero), lo è sempre meno, nei confronti di quelli presenti in altre regioni italiane, registrando un saldo migratorio interno negativo (-369).
In merito invece alla composizione di genere, si osserva che le donne rappresentano il 55,9% degli stranieri residenti in regione, un valore più alto di quello nazionale (52%) e di quello delle regioni del Centro (52,7%), con la provincia di Terni caratterizzata da una spiccata femminilizzazione dei flussi (56,9%).
Il 35,9% del totale dei residenti stranieri è rappresentato da cittadini dell’Unione europea mentre il 28% proviene dall’Europa non comunitaria.
Nella fattispecie i residenti africani rappresentano il 19% del totale, con una netta prevalenza di cittadini provenienti dall’Africa settentrionale (12,6%), mentre il continente asiatico pesa per il 9,2% e l’America per il 7,8%.
Considerando invece nel dettaglio le singole collettività si evince che quella romena continua a contare il maggior numero di residenti (26.313, il 27,5% del totale riferito alla popolazione straniera residente in regione),seguono quella albanese (13.225, il 13,8%), quella marocchina (9.386, il 9,8%) e a distanza le collettività ucraina (4.954, il 5,2%), la macedone (3.913, il 4,1%), l’ecuadoriana (2.980, il 3,1%), quella cinese (2.595, il 2,7%), la moldava (2.574, il 2,7%), la polacca (2.216, il 2,3%), e la nigeriana (2.105, il 2,2%).
Interessante inoltre osservare che a Terni la comunità indiana è la quarta più numerosa (1.032, il 4,4%), dopo la romena (8.558, il 36,9%), l’albanese (2.306, il 9,9%) e l’ucraina (1.509, il 6,5%).
Per quanto attiene le nascite straniere si osserva che per il 2017,  in regione sono state registrate 1.036 nuove nascite di bambini stranieri, le quali hanno inciso per il 16,9% sul totale delle nascite in regione.
Si tratta di un’incidenza che seppure in calo rispetto al precedente anno, si attesta comunque al di sopra del dato nazionale, dove i nuovi nati stranieri rappresentano il 14,8% delle nascite complessive.
Altro importante aspetto riguarda le acquisizioni di cittadinanza che nel corso del 2017 in regione sono state 2.560.
Si tratta di un valore che rappresenta il 9,1% delle acquisizioni registrate nel Centro Italia, ma che risulta in diminuzione rispetto al boom dei due anni precedenti.
 
L’inserimento scolastico: gli studenti di origine straniera nelle scuole umbre

Per quanto riguarda l’iscrizione scolastica per l’a.s. 2016/2017 in regione, secondo i dati del Miur, sono stati 16.833, ossia il 2% degli oltre 800.000 alunni non italiani quelli di origine straniera rilevati nelle scuole della regione e il 13,8% dei 122.349 studenti umbri (media nazionale del 9,4%).
Grazie al forte grado di stabilizzazione delle famiglie straniere residenti in Umbria da oltre un decennio, si è reso possibile che la gran parte di essi sia nato in Italia (il 64,3% degli iscritti nelle scuole regionali).
Andando ad analizzare invece i diversi livelli di istruzione, emerge che il numero maggiore di iscritti stranieri risulta presente nelle scuole primarie (5.700, di cui il 79,2% nato in Italia), dove incidono per il 14,6% sul totale degli studenti, seguita dalla scuola dell’infanzia (3.254 iscritti stranieri, di cui l’87,5% nato in Italia).
Mentre per quanto attiene le iscrizioni presso le scuole secondarie di I e II grado, si osserva che in quest’ultime sono 4.381, ossia l’11,7% degli iscritti stranieri (37.472) e il 30,3% è nato in Italia, mentre in quelle di I grado sono 3.498 (il 14,8% del totale), con il 61,1% di nati in Italia.
Per ogni ordine e grado inoltre si osserva che i valori di incidenza di presenza di giovani stranieri presenti nelle scuole umbre, si collocano al di sopra della media nazionale e a quella delle regioni del Centro.
Infine andando a considerare le diverse tipologie di scuola superiore, si riscontra che gli alunni stranieri rappresentano il 7,5% degli studenti liceali, un dato molto al di sopra della media nazionale (4,1%) e di quella del Centro Italia (5,8%).
Tuttavia, la loro presenza nei percorsi di studio più brevi e a sbocco occupazionale immediato, resta più marcata (gli studenti stranieri incidono per il 21,5% nelle scuole professionali e per il 13,4% negli istituti tecnici).

Occupazione straniera in regione

Negli ultimi dieci anni il processo di radicamento dei migranti in Umbria è stato reso ancora più difficile dal perdurare della crisi economica che ha colpito l’Italia e le famiglie straniere con un capitale relazionale e sociale più fragile, hanno visto peggiorare le loro condizioni.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro in regione, per il 2017 si è registrata una incidenza di lavoratori stranieri sulle persone in cerca di un’occupazione tra le più elevate in Italia: i disoccupati stranieri costituiscono infatti, il 29,2% del totale (41.762) e gli uomini  sono stati la parte di popolazione straniera maggiormente colpita dalla flessione del mercato occupazionale, rappresentando il 51,2% di questi.
Questa condizione ha finito per incidere anche sul tasso di disoccupazione, che per i cittadini stranieri risulta pari al 21,6% a fronte dell’8,7% degli italiani.
Tra gli occupati i migranti rappresentano invece il 12,5% (44.234, di cui il 50,2% donne), dato che risulta superiore alla media nazionale (10,5%).
Per quanto attiene la ripartizione per settori economici, si osserva che il 63% degli occupati stranieri si concentra nei servizi, tra cui il 30,5% nel lavoro domestico e il 10,3% impiegato in agricoltura.
In tali settori i dati di questa regione risultano essere al di sopra della media nazionale, mentre il dato dell’industria (26,7%, tra cui il 15,5% nelle costruzioni) è in linea con quello che si registra in Italia.
Proseguendo nell’analisi sull’occupazione emerge che il 34,5% degli occupati stranieri svolge un lavoro manuale non qualificato, mentre quelli che ne svolgono uno specializzato sono il 31,9%, in entrambi i casi superando le quote riferite ai lavoratori italiani.
Al contrario, nel settore impiegatizio e degli addetti alle vendite vi lavora il 28,4% degli occupati stranieri contro il 31,8% degli italiani, e nelle professioni intellettuali e tecniche solo il 5,2%, un dato più basso della media nazionale e delle regioni del Centro.
Queste differenziazioni a livello di concentrazione professionale, determina a sua volta, anche una differenza a livello retributivo, in quanto in regione lo stipendio medio mensile dei cittadini stranieri (924 euro) risulta notevolmente più basso di quello degli italiani (1.335 euro).
Si tratta di un divario che risulta evidente anche in termini di sovraistruzione (il 44,8% dei lavoratori stranieri risulta possedere un titolo di studio più elevato rispetto alla mansione svolta, rispetto a quella posseduta dai lavoratori italiani), ma anche di sottoccupazione (8,1% contro il 2,7%).
In generale quindi, i lavoratori stranieri manifestano una forte adattabilità alle dinamiche della domanda di lavoro, ma ne subiscono anche gli effetti negativi in termini di qualità dei rapporti e di reddito percepito e pur essendo caratterizzati da una maggiore mobilità, risultano più esposti ai processi di espulsione dal mercato del lavoro.
Per quanto concerne invece l’attività imprenditoriale straniera si osserva che in regione le aziende a conduzione immigrata (8.249, di cui il 6,2% a guida straniera), rappresentano l’8,7% del totale.
Rispetto alla distribuzione per settore, queste sono prevalentemente concentrate nei servizi (53,7%), seguiti da industria (36,4%) e agricoltura (7,2%); mentre se osserviamo i comparti è il commercio a prevalere (35,3%), seguito dalle costruzioni (29,1%) e altre attività manifatturiere (7,3%).
Tra i titolari nati all’estero i paesi più rappresentati sono il Marocco (18,1%) e la Romania (14,4%), soprattutto presenti nella provincia di Perugia, seguita dall’Albania (13,1%) e dalla Cina (6,4%).
Infine interessante osservare che vi è una cospicua presenza di donne nell’ambito auto imprenditoriale (il 26,7% dei titolari, valore superiore alla media nazionale: 23,3%).

L’accoglienza in Umbria: le buone prassi

Nel 2017 sono aumentati gli Enti locali che hanno avviato progetti di accoglienza integrata Sprar, per un totale di 474 posti, 14 Comuni capofila e 18 progetti attivi sul territorio, di cui 6 dedicati a minori non accompagnati e 2 a persone con disagio mentale o disabilità.
Nello stesso anno, invece, le presenze nei Cas sono diminuite a 2.666 unità; si tratta di un importante segnale circa l’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei Comuni, che stanno cominciando a vedere nella rete Sprar una migliore opportunità per poter governare l’accoglienza, assicurandosi finanziamenti importanti, possibilità di decidere, organizzare meglio la convivenza ed i percorsi di inclusione.
Oltre a ciò il circuito Sprar è più efficace, in quanto le persone che escono da altri circuiti di accoglienza, senza avere acquisito strumenti forti finalizzati all’inserimento sociale, lavorativo, culturale, possono diventare un peso per i servizi sociali e potrebbero essere coinvolti nel lavoro nero o nel circuito della criminalità.
Per quanto attiene invece l’ambito del Welfare, in questi anni la Regione Umbria ha lavorato su più fronti e grazie alle capacità di utilizzo delle risorse europee, ha progettato, proposto, realizzato interventi e predisposto misure per aumentare la partecipazione della popolazione migrante regolarmente residente sul territorio e contrastarne l’esclusione.
A tal proposito, sono stati promossi programmi di inserimento sociale e lavorativo rivolti a target vulnerabili (donne, minori, richiedenti protezione internazionale, vittime di tratta).
Inoltre, sono state realizzate azioni volte al contrasto della dispersione scolastica e a favorire il raccordo tra formazione e aggiornamento degli operatori pubblici, per favorire soprattutto l’acquisizione di competenze interculturali e la conoscenza della normativa in materia di immigrazione, circa le diverse forme di tutela dei diritti e di contrasto delle discriminazioni, anche concentrandosi sulla ricerca di un linguaggio semplice e chiaro a livello burocratico e procedurale.
La Regione ha poi contribuito al potenziamento e alla specializzazione degli sportelli territoriali informativi e di orientamento per l’immigrazione e sostenuto una corretta comunicazione sul fenomeno migratorio, attraverso interventi volti alla promozione di una convivenza plurale e rispettosa della dignità e dei diritti di tutti.
Questo processo è stato possibile anche facilitando la conoscenza, lo scambio e l’apertura verso altre culture. 

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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