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Rapporto Immigrazione 2018. Il Nord-Est: l'Emilia Romagna (1a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per l’Emilia Romagna.

1 ottobre 2019

La presenza migrante in regione: stabilizzazione e radicamento

L'Emilia Romagna è stata e continua ad essere una regione anticipatrice delle tendenze che poi interessano il resto del paese.
In regione i processi di stabilizzazione e consolidamento delle comunità di origine straniera risultano più marcati che nel resto d'Italia.
Questo scenario è descritto dai dati forniti dall'Istat anche per il 2017.
In base ai dati Istat nel 2008 i residenti stranieri in Emilia Romagna rappresentavano l'8,8% della popolazione totale.
Nel corso dei 5 anni successivi si è avuto un importante aumento, per arrivare al 12% nel 2013, un valore rimasto stabile fino al 2017 in cui si contavano 535.974 residenti stranieri.
I residenti di origine straniera in realtà, sono tutt'ora in aumento a un ritmo maggiore di quanto l'incremento degli stranieri iscritti in anagrafe lasci intendere (+1,3% rispetto al 2016, a fronte di un +1,9% a livello nazionale, dove i residenti stranieri pesano per l'8,5% sul totale dei residenti).
Le province che possiedono la maggiore presenza di residenti stranieri sono come negli anni passati, Bologna (118.792), Modena (91.250), Reggio Emilia (64.834) e Parma (62.417), mentre le province ove i cittadini stranieri registrano le incidenze più alte sul totale dei residenti sono quelle emiliane, con una punta massima a Piacenza, pari al 14,4%.
Rispetto al 2016 l'incremento dei residenti stranieri iscritti in anagrafe è stato di appena 6.637 unità.
Questa variazione è generata da diversi flussi in entrata e in uscita, a conferma di ciò infatti si osserva che, 69.092 iscritti sono in 28.890 casi provenienti dall'estero, in 25.604 dall'Italia e in 8.030 nuovi nati da genitori stranieri.
Per quanto riguarda invece le 62.455 cancellazioni, si osserva che, 4.202 sono dovute a trasferimento all'estero, 24.486 in Italia, 18.853 all'acquisizione della cittadinanza italiana e 790 per decesso.
In definitiva si evince che, sia il saldo naturale sia il saldo migratorio con l'estero e il saldo migratorio interno sono risultati positivi, confermando l'elevata capacità attrattiva della regione nei confronti dei cittadini di origine straniera.
Riguardo le aree di provenienza non si registrano particolari variazioni rispetto all'anno precedente: il 50% dei residenti stranieri sono europei, il 26,5% africani, il 19,7% asiatici e la restante quota americani e dell'Oceania.
Le collettività più numerose rimangono quella romena (17%), quella marocchina (11,3%), quella albanese (10,7%), quella ucraina (6,1%), quella cinese (5,5%) e quella moldava (5,4%).
Interessante risulta essere il dato riferito al leggero calo percentuale registrato per quanto riguarda la presenza marocchina e quella albanese, sintomo molto probabilmente, del fatto di essere collettività di più antico insediamento, quindi più interessate dai processi di acquisizione di cittadinanza italiana.
Si conferma inoltre, la suddivisione del territorio regionale in due principali poli attrattivi, quello romagnolo, caratterizzato da un'elevata presenza di europei (con punte del 63,3% nella provincia di Ravenna e del 67,8% in quella di Rimini) e di uno emiliano "pluricontinentale", con presenze significative anche di africani ed asiatici.
Nella fattispecie, nelle province di Reggio Emilia (europei 38,5%, africani 28,6% e asiatici 30,1%) e Modena (europei 41,7%, africani 34,4% e asiatici 21,1%).
Per quanto concerne invece il grado di stabilizzazione della compagine femminile emerge che, poco più della metà dei residenti stranieri è composta da donne (53,2%).
In tutte le province si hanno valori d'incidenza superiori al 51,3%, con percentuali più elevate in quella di Rimini 856,7%), Ferrara (55,6%) e Bologna (54,5%).
Per quanto riguarda invece le loro aree di origine si osserva che tra gli americani e gli europei la percentuale delle donne è maggiore, rispettivamente del 63,7% e del 60,7%, rispetto ai valori che si riscontrano tra gli africani (42,9%) e tra gli asiatici (45,8%).
Nelle sei comunità più numerose le percentuali di donne sono le seguenti: Romania (59%), Marocco (49,2%), Albania (48,5%), Ucraina (79,6%), Cina (49,9%), Moldova (67,3%).
Il riscontro dei dati rivela quindi, una maggiore presenza femminile per le comunità di più recente arrivo e una presenza più equilibrata tra le comunità di antico insediamento, ma in questo caso a pesare è anche il carattere più marcatamente femminile dell'immigrazione europea proveniente dai paesi orientali, rispetto a quella africana e asiatica.

La stabilizzazione sociale dei migranti in regione

Al primo gennaio 2017 l'archivio del Ministero dell'Interno attestava la presenza in Emilia Romagna di 426.796 titolari di un permesso di soggiorno, pari a 1.176 in meno rispetto allo scorso anno (-0,3%).
In base all'analisi della tipologia dei permessi di soggiorno conferma il progressivo radicamento dei soggiornanti non comunitari.
Infatti il 69,1% sono permessi di durata illimitata, a fronte di un 30,9% di permessi a termine. Tra questi, i permessi per motivi familiari rappresentano il 47,8% del totale, contro il 33,6% dei permessi per lavoro e il 13,4% per motivi umanitari.
La quota maggioritaria dei permessi per motivi di famiglia conferma la tendenza al radicamento stabile dei migranti non comunitari, una tendenza che emerge chiaramente anche dall'analisi dei dati sui primi permessi di soggiorno rilasciati nel corso dell'anno.
A conferma di ciò su 26.604 primi rilasci, il 53,1% è risultato per motivi familiari, contro il 31% per motivi umanitari, il 7% per motivi di studio e il 4,4% per motivi di lavoro.
Tuttavia va tenuto in considerazione che a fronte delle scarse possibilità di ingresso per motivi lavorativi, molti lavoratori stranieri sono ricorsi al ricongiungimento familiare per entrare in Italia.
Un altro dato che conferma il radicamento della comunità straniera in regione è quello relativo alle acquisizioni di cittadinanza italiana: 6.362 nel 2008 aumentate nel 2013, arrivate nel 2016 a 25.270, per poi calare nel 2017 a 18.853.
A livello provinciale il valore più alto si riscontra a Reggio Emilia, dove le acquisizioni di cittadinanza sono pari al 4,7% rispetto ai residenti stranieri.
Dal punto di vista demografico si osserva invece che, la popolazione straniera tende a crescere anche grazie alle nascite, che nel corso del 2017 sono state 8.030.
Se si confronta il dato regionale con quello nazionale, si nota che le nascite da genitori stranieri in Emilia Romagna rappresentano l'11,8% del totale nazionale, un valore più alto della percentuale di migranti che risiede in regione rispetto al totale di quelli che risiedono in Italia (10,4%).
Un indicatore della stabilità sociale dei cittadini stranieri è dato anche dall'inserimento di studenti stranieri nel sistema scolastico.
Secondo i dati del Miur nell'anno scolastico 2016/2017 gli alunni stranieri iscritti nelle scuole della regione sono stati 98.035 e rappresentano il 15,8% del totale degli iscritti, a fronte di una percentuale nazionale del 9,4%.
Il 63,6% degli studenti stranieri è nato in Italia, una percentuale che è cresciuta nel corso degli anni: la loro incidenza sugli alunni stranieri è infatti pari all'88,7% nella scuola dell'infanzia, al 76,6% nella scuola primaria, al 56,6% nella secondaria di I grado e al 28,6% nella secondaria di II grado.
Per quanto concerne le principali provenienze si osserva che le maggiori sono quelle dal Marocco (16,9%), dall'Albania (14,9%), dalla Romania (11,7%), dalla Cina (6%), dalla Modavia (5,5%), dal Pakistan (4,7%).
Le prime posizioni quindi, sono quelle occupate dalle comunità di più antico insediamento.
L'analisi delle iscrizioni nella scuola secondaria di II grado per indirizzo di studi fornisce ulteriori elementi per analizzare i percorsi di inserimento nel mercato del lavoro e nella società.
Inoltre a fronte di una percentuale di alunni stranieri in questi istituti pari al 12,7%, si registra una percentuale del 22,9% nei professionali, del 14,2% nei tecnici e solo del 6,2% nei licei, a conferma della predilezione per i ragazzi stranieri di percorsi scolastici brevi con immediate possibilità lavorative.

Occupazione e disoccupazione straniera in regione

In base ai dati emessi dalla Banca d’Italia nel corso del 2017 l’economia regionale emiliano romagnola ha continuato a dimostrare una dinamica positiva, sostenuta dalle esportazioni, e da un trend occupazionale positivo.
Tale tendenza descritta dai dati Istat, ha registrato 1.973.043 occupati (in aumento dello 0,3% rispetto al 2016) di cui 255.772 stranieri (pari al 13% del totale, a fronte di una media nazionale del 10,5%).
Per quanto attiene la componente femminile si osserva che sono state 118.802 le cittadine straniere occupate in regione.
L’Emilia Romagna si conferma al secondo posto in Italia dopo il Lazio, per il valore d’incidenza dei lavoratori stranieri; tuttavia mentre nel Lazio la loro presenza è concentrata soprattutto nel terziario, in Emilia Romagna essa appare più diversificata, con 16.892 occupati in agricoltura (il 6,6% del totale), 80.094 occupati nell’industria comprese le costruzioni (31,3%) e 158.787 nei servizi (62,1%), tra cui 45.731 lavoratori domestici.
Dei 255.772 occupati, 227.192 (ossia l’88,8%) sono lavoratori dipendenti e i restanti 28.580 (11,2%) sono lavoratori autonomi.
Nella fattispecie, il 32,8% di essi svolge un lavoro manuale non qualificato, il 33,8% un lavoro manuale specializzato, il 25,6% sono impiegati di vario genere e il 7,8% dirigenti o professionisti.
I dati riferiti ai tassi di disoccupazione elevati che coinvolgono i lavoratori stranieri confermano che in regione i lavoratori stranieri sono stati particolarmente colpiti dalla crisi economica, registrando così un deterioramento relativo delle loro condizioni nel mercato del lavoro (72,5% tasso di attività straniera e 73,7% tasso di attività autoctona; 63,1% tasso di occupazione straniera e 69,5% tasso di occupazione autoctona).
Per quanto riguarda la retribuzione media mensile si osserva che in Emilia Romagna i migranti percepiscono così come in altri contesti regionali, uno stipendio inferiore a quello percepito dai lavoratori italiani: 1.422 euro mensili per gli autoctoni e 1.092 per i cittadini stranieri, inferiore dunque del 23,2%.
Dal punto di vista invece dello sviluppo imprenditoriale straniero nel tessuto regionale dai dati Unioncamere e Infocamere a fine 2017 emerge che, le imprese a conduzione immigrata attive in regione erano 51.621, con un incremento del 2,7% rispetto al 2016.
Le principali nazionalità coinvolte nelle attività autonome si confermano essere il Marocco e la Cina (entrambi al 12%), con un incremento del 2,7% rispetto al 2016.
Secondo i dati Inps, l’età media dei migranti tende gradualmente ad aumentare e anche le prestazioni previdenziali Ivs (invalidità, vecchiaia, superstiti) maturate su base contributiva ed erogate a persone di origine non comunitaria risultano in costante crescita: 4.913 nel 2015, 5.380 nel 2016 e 5.974 nel 2017, restando tuttavia al di sotto dello 0,5% del totale di queste prestazioni.
Le forme assistenziali sono quelle maggiormente utilizzate dai cittadini stranieri, che non sono maturate su base contributiva e riguardano le persone con disabilità e le pensioni sociali per gli anziani che non hanno raggiunto i minimi contributivi.
Anche queste prestazioni dunque, risultano in aumento nel triennio considerato, da 7.012 nel 2015 a 7.474 nel 2016 a 7.804 nel 2017, pur rimanendo al di sotto del 4% del totale.
Per quanto infine attiene gli invii monetari all’estero, i dati dell’Emilia Romagna continuano a registrare un lieve incremento, passando dall’1,3% nel 2016 rispetto al 2015, il volume di denaro inviato in patria nel 2017 ha raggiunto quasi 464 milioni di euro, con un aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente.
I principali paesi di destinazione delle rimesse sono: Romania (11,2% del totale), Pakistan (9%), Bangladesh (7,7%), Marocco (7,6%), Senegal (6,9%), India (5%), Filippine (4,7%), Ucraina (4,1%), Cina (3,6%), Sri Lanka (3,4%), Albania (3,2%) e Moldova (3,2%).
Le variazioni più significative si riscontrano nell’aumento degli importi relativi al Bangladesh e nella diminuzione di quelli relativi alla Cina.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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