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Rapporto Immigrazione 2018. Il Nord-Ovest: la Liguria (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per la Liguria.

5 settembre 2019

Il mercato occupazionale per i migranti

In base all’ultimo rapporto della Banca d’Italia sull’economia ligure emerge che nel 2017 l’attività economica ha registrato una modesta crescita, che però non si è tradotta in un miglioramento dei posti di lavoro.
In tale contesto il numero degli occupati è calato di circa 7.000 unità nell’arco di un anno (-1,1%), in controtendenza rispetto alla lieve ripresa registrata in altre aree del paese.
Nella fattispecie si è trattato di una perdita di occupazione che ha interessato soprattutto i lavoratori autonomi e la componente maschile (Banca d’Italia, Economie regionali. L’economia della Liguria, Roma, giugno 2018).
Secondo i dati Rcfl Istat, essi rappresentavano al 2017 il 10,5% degli occupati (63.574 individui su 603.081) e il 20,8% dei disoccupati (13.111 su 63.030).
Il settore dove trovano maggiore impiego è quello dei servizi (69,5%), dove rientrano il lavoro domestico (26,2%) e il commercio (12,9%); segue a distanza il settore dell’industria (27,8%), in cui prevale l’edilizia (19,5%) e l’agricoltura che assorbe una minima parte di occupati (il 2,7%).
E’ interessante osservare che le imprese liguri si caratterizzano, rispetto a quelle del Nord-Ovest e del resto d’Italia, per la minore propensione ad assumere personale con un elevato livello di istruzione o di capacità professionali.
A tal proposito l’indagine Excelsior condotta da Unioncamere e Ministero del Lavoro (2017), la quale analizza la domanda di lavoro per dimensione e tipologia di settore, ha mostrato che le possibilità di impiego provengono in oltre la metà dei casi (56,3%) da settori a medio-bassa tecnologia/conoscenza secondo la classificazione Oecd-Eurostat (comparto alberghiero e della ristorazione, commercio, servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone e servizi di trasporto e magazzinaggio).
Questo vale sia per la forza lavoro italiana che per quella di origine straniera, ma soprattutto coinvolge quest’ultima.
Per quanto concerne invece le informazioni relative alla situazione del precariato lavorativo dai dati emessi dall’Osservatorio Inps, emerge che le assunzioni nel corso del 2017 sono state aperte con contratti a termine: 160.936 assunzioni di lavoratori sia italiani che stranieri che sono state a tempo determinato.
Esse hanno rappresentato l’84% del totale, mentre sono molto meno numerose le possibilità di lavoro a tempo indeterminato (22.316).
Dal punto di vista della tipologia contrattuale di inserimento, ma soprattutto la qualità delle professioni prevalentemente svolte dai migranti, incide anche sui livelli retributivi che continuano a mostrare un divario con quello degli occupati autoctoni, infatti lo stipendio medio lordo è pari a 1.420 euro mensili per i lavoratori italiani e di 1.053 per i lavoratori stranieri.
In tale contesto di scarse possibilità lavorative alle dipendenze, l’imprenditoria può rappresentare una possibilità di auto-realizzazione lavorativa.
Prosegue la crescita delle imprese immigrate, complessivamente 20.564 in Liguria a fine 2017, con una variazione positiva sull’anno del 3,7%, mentre nello stesso periodo si è rilevato un calo delle imprese italiane (-0,3%).
Se consideriamo lo sviluppo in termini di tempo più ampi, riferendoci ad esempio all’arco temporale dal 2012 al 2017, emerge che le imprese sono cresciute del 17,2% mentre quelle italiane hanno segnato una diminuzione del -4,9%.
Per quanto attiene i titolari di impresa individuale nati all’estero, i comparti in cui operano maggiormente sono l’edilizia (41,6%) e il commercio (33,6%), seguiti a distanza da quello alberghiero e della ristorazione (5,6%); mentre i loro principali paesi di provenienza sono il Marocco (18%) e l’Albania (17,8%), che sopravanzano sensibilmente Romania (9%), Ecuador (6,4%) e Cina (5,8%).
Le difficoltà d’inserimento lavorativo sono dunque uno degli aspetti che mettono in luce la fragilità del contesto ligure, una debolezza dovuta a diversi fattori, alcuni dei quali, come ad esempio l’invecchiamento della struttura demografica, trovano un beneficio proprio nella presenza straniera.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

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