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Rapporto Immigrazione 2018. il Nord-Ovest: la Valle d'Aosta (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2018: in esame la dimensione del fenomeno migratorio nei contesti regionali italiani. I dati di riferimento per il 2018 su presenza, gruppi nazionali, lavoro, seconde generazioni e accoglienza per la Valle D’Aosta.

29 agosto 2019

Il mondo del lavoro straniero in Valle d'Aosta

In base al Rapporto annuale della Banca d'Italia nella prima parte del 2017 l'economia valdostana ha mostrato segnali di miglioramento.
Nella fattispecie è emerso che nell'industria l'attività è in recupero, trainata dall'aumento della domanda interna e della ripresa di quella estera.
Anche per quanto attiene ai servizi il quadro congiunturale è stato nel complesso positivo.
Il maggiore incremento produttivo ed economico però si è rilevato soprattutto nell'ambito del settore turistico, mentre continuano le difficoltà del settore delle costruzioni.
Più in dettaglio si osserva che l'occupazione si è ulteriormente ridotta (-0,6% rispetto all'anno precedente, +1,1% in Italia e + 1% nel Nord-Ovest), con particolare riguardo al settore edilizio e al lavoro autonomo (Banca d'Italia, Economie Regionali. L'economia della Valle d'Aosta, Roma, novembre 2017).
Alla riduzione del numero degli occupati si è associata quella del tasso di occupazione sceso al 67,1% (59,4% per i lavoratori stranieri e 67,7% per quelli autoctoni).
In tale scenario ancora molto complesso, il tasso di disoccupazione generale ha raggiunto il 7,8% e per i migranti risulta essere tre volte superiore a quello degli italiani (il 17,9% per i migranti e il 6,9% per gli italiani), con una percentuale di disoccupati pari al 18,1% del totale, tra cui spiccano fortemente le donne con il 54,8% delle disoccupate straniere.
Per quanto riguarda il lavoro dipendente si osserva che in regione (7% della forza lavoro in tutta la regione) i lavoratori dipendenti stranieri sono pari al 90,2% del totale, in gran parte inseriti nei servizi (72%, tra cui il 6,3% nel commercio e il 21,5% nel comparto del lavoro domestico).
L'industria a sua volta, occupa un ulteriore 22,3% di cittadini stranieri e l'agricoltura il 5,6%.
Dal punto di vista invece delle attività autonome imprenditoriali si osserva che i lavoratori autonomi raggiungono appena il 9,8%, il valore percentuale più basso registrato a livello nazionale assieme a quello delle regioni del triveneto.
Interessante l'aspetto collegato allo svolgimento di mansioni lavorative non specializzate, in cui si osserva uno sbilanciamento in favore dei migranti.
Un aspetto che la dice lunga sui processi di professionalizzazione dei lavoratori stranieri, sulle fasi d'inserimento lavorativo, sulla scelta sovente ricaduta da parte dei migranti, di accettare con ingiusti compromessi contrattuali ed economici, lavori sottopagati (il riferimento è alla possibilità di svolgere molte più ore lavorative da parte dei lavoratori stranieri, mentre i contratti proposti sono spesso part-time).
A tal proposito infatti si osserva che se tra i lavoratori di origine italiana i non qualificati sono il 7,7% tra quelli stranieri il dato sale al 22,6%.
Allo stesso modo tra gli italiani occupati in ruoli impiegatizi, di addetti alle vendite e ai servizi personali sono il 37,8%, mentre raggiungono il 48,7% tra i migranti.
Infine, tra i lavoratori stranieri con funzioni tecniche, dirigenziali o intellettuali sono solo il 6,4% del totale, dato circa 5 volte inferiore rispetto a quello degli autoctoni, pari al 33,1%.
Non meno significativo è il confronto sulla retribuzione media (a cui prima si accennava), dove il divario tra le due componenti raggiunge una differenza del 22,8% a favore degli italiani (1.402 euro al mese per gli autoctoni, 1.086 per i lavoratori stranieri).
Infine risulta piuttosto squilibrata anche l'incidenza dei sovra istruiti tra i cittadini stranieri (38,9%) rispetto agli italiani (22,6%).
La contrazione che ha interessato il trend del lavoro autonomo, ha avuto ripercussioni anche sulle imprese a conduzione straniera, che a fine 2017 sono scese a 669 unità rispetto alle 674 dell'anno precedente (-0,7%), riuscendo però a contenere le perdite in rapporto alle italiane (-2,9%).
Si tratta di imprese le quali incidono solo per il 5,3% sul tessuto imprenditoriale della regione, un valore quasi dimezzato rispetto alla media nazionale (9,6%).
Se si considerano infatti solo le imprese individuali, emerge che per la maggioranza tali sono a guida femminile detenendo il 27,9% sul totale delle imprese con titolare nato all'estero (538).
Nel complesso si tratta di imprese che trovano un inserimento accentuato nei comparti dell'edilizia (36,1%), del commercio (22,7%), e degli alberghi e ristoranti (12,3%) attività le quali sono condotte da titolari provenienti dal Marocco (22,3%), dalla Romania (16,5%), dalla Francia (10,8%), dall'Albania (9,9%) e dalla Tunisia (5,2%).

L'accoglienza per i richiedenti protezione internazionale

A partire dal 2017 anche la Valle d'Aosta ha avviato il suo primo progetto Sprar.
Fino a quel momento infatti era l'unica regione italiana a non avere progetti di questo tipo, risultando ancora al primo dicembre 2017, il territorio con il minor numero di persone accolte in Italia (339, rispetto alle 284 dell'anno precedente).
A fine 2017 i posti Sprar attivi in regione erano 25 su 31.340 disponibili a livello nazionale.
I comuni partecipanti al progetto in questione sono stati Champorcher, St-Vincent e St-Rhèmy-en-Bossen, la cui gestione è affidata a un consorzio d'impresa formato da alcune cooperative locali.
Le tre amministrazioni hanno infine deciso di agire, oltre che per ragioni umanitarie, anche per evitare la possibile apertura di un Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria) nel loro territorio.
Così a partire dal mese di settembre del 2017 sono stati 30 i cittadini stranieri accolti, di cui 25 con un permesso di soggiorno umanitario.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2018)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 
 

di Antonietta Mastrangelo

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