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I contesti regionali. Il Sud. L'immigrazione in Calabria.

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per la Calabria.

30 agosto 2018

Le presenze migranti in regione

In Calabria al 31 dicembre 2016 erano 102.824 le persone straniere residenti sul territorio regionale, ossia il 5,2% della popolazione complessiva, collocandosi al tredicesimo posto per numero di residenti stranieri, ove ai primi tre posti si trovano Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna (la prima con 1.139.463 presenze, la seconda con 662.927 e la terza con 529.337 unità).
Tra il 2008 ed il 2016 si è assistito in regione ad un evidente calo della popolazione autoctona che è diminuita di 87.000 persone, al contrario quella straniera è cresciuta registrando un aumento di 44.000 persone, con uno scarto dunque sempre in negativo di una popolazione complessiva diminuita di 43 mila persone.
Questo fenomeno è stato dovuto probabilmente sia ai bassi livelli di fecondità della popolazione autoctona sia alla ripresa dei flussi emigratori, infatti nel corso del 2016 sono stati 5.221 calabresi ad emigrare per l’estero (dati Aire).
Per quanto concerne la distribuzione territoriale si osserva che le maggiori concentrazioni  sono in provincia di Cosenza (33.410), a Reggio Calabria (31.531) e a Catanzaro (18.321); seguono con numeri più contenuti la provincia di Crotone (11.939) e Vibo Valentia (7.623).
Nella fattispecie tra il 2015 ed il 2016 i maggiori incrementi si sono registrati in provincia di Cosenza e Crotone rispettivamente di +1.620 e di +1.583 residenti stranieri.
Dal punto di vista della ripartizione in base al genere emerge che le donne rappresentano il 50,1% del totale, in particolare si registra una rilevante presenza femminile in provincia di Cosenza (53,3%) e di Vibo Valentia (52,8%).
Per quanto attiene invece la suddivisione per fasce di età si osserva che i minorenni rappresentano il 17,1% dei migranti presenti in regione, registrando un incremento rispetto al 2015 di 658 unità, mentre la fascia d’età compresa tra i 18 e i 44 anni ne rappresenta la classe più numerosa, costituendone il 57,1% del totale.
Generalmente in Calabria insiste la presenza di cittadini stranieri in giovane età, aventi (età media intorno ai 33,8 anni), un indicatore importante se si considera che la maggior parte delle motivazioni di arrivo in questa regione, sono state di tipo lavorativo (un trend che prosegue da circa vent’anni), per cui la presenza di persone anziane di cittadinanza straniera, sono riconducibili ai ricongiungimenti familiari (padri e madri che raggiungono i figli in Calabria).
Gli ultra 65 enni costituiscono infatti solo il 2,8% della popolazione straniera residente.
In regione la collettività più rilevante in termini numerici è quella romena pari ad un terzo (33,1%) dei residenti stranieri, seguita da quella marocchina (14%) e da quella bulgara (6,4%).
Per quanto riguarda il rilascio dei permessi di soggiorno si osserva che al 31 dicembre 2016 erano registrati come titolari di un permesso a termine il 51,7% (media nazionale del 37%).

Mentre le acquisizioni di cittadinanza in Calabria nel corso dell’anno preso fino ad ora in esame sono state 1.670 di cui più del 50% in provincia di Reggio Calabria, mentre nelle province di Vibo Valentia e di Crotone si registrano i valori più bassi (rispettivamente 59 e 67 acquisizioni).
In complesso dal 2008 fino ad ora sono stati oltre 9 mila i cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana in regione.
Negli ultimi decenni il fenomeno migratorio ha inciso anche su una serie di aspetti della quotidianità vissuta nel tessuto sociale del territorio calabrese , uno tra questi è lo scenario religioso.
Fino agli anni ’90 i migranti presenti in Calabria provenivano prevalentemente dall’Africa settentrionale e sub-sahariana, per cui in quegli anni vi è stata una forte emersione di comunità musulmane.
Attualmente il panorama si presenta invece multi religioso, caratterizzato dalla prevalenza di cristiani (59,3% del totale), il cui 40,7% composto da fedeli ortodossi e il 13,3% da cattolici. Infine per quanto attiene i musulmani questi rappresentano una quota del 29,9%, mentre i migranti riconducibili alle tradizioni religiose orientali, soprattutto induisti, sono il 3,8%.

Immigrazione, occupazione e imprenditoria straniera

In base ai dati forniti dagli archivi dell’Inail emerge che a fine 2016 i nati all’estero occupati anche un solo giorno durante l’anno, con un contratto di lavoro ancora in essere sono stati 52.694, in diminuzione rispetto all’anno precedente di circa 3.700 unità.
A soffrire il calo dell’occupazione sono state soprattutto le lavoratrici (che hanno rappresentato nel 2016 oltre 2.000 occupati,  contro un calo di circa 1.600 lavoratori).
Nello stesso anno il saldo  tra assunzioni e cessazioni (ossia la differenza tra le persone fisiche assunte durante l’anno e quelle il cui lavoro è cessato) è risultato in negativo (-837), un indicatore di una fase di contrazione del mercato occupazionale in quanto in un anno sono state espulse dallo stesso più persone di quante ne sono state assorbite (andamento simile si è registrato anche a livello nazionale, dove il saldo è risultato negativo di oltre 39 mila unità).

Anche per quanto riguarda l’occupazione e anche per il 2016 il gruppo nazionale maggiormente rappresentato è quello della Romania con 15 mila occupati, seguiti dai nati in Germania (4.477 occupati, connazionali rientrati in Italia), dalla Bulgaria (4.087), dal Marocco (3.474) e dalla Svizzera (2.534 anch’essi per la gran parte italiani rimpatriati).
Sono numerosi anche gli occupati nati in Ucraina (2.426) e in India (2.077).
In regione gli occupati stranieri si concentrano soprattutto nel settore dei servizi (49,5%), mentre quello agricolo rappresenta il secondo settore d’impiego (23,8%, un valore superiore alla media nazionale dell’8%), seguito dall’industria (16,6%).
Infine il 10,1% di occupati stranieri svolgono un lavoro per cui il settore non è attribuito, collocabile per lo più tra il primo settore e l’assistenza familiare.

Per quanto concerne invece la loro distribuzione all’interno delle diverse tipologie d’impresa si osserva che l’86,5% di essi è occupato in micro imprese, l’8,6% in piccole imprese, il 2,5% nelle medie imprese ed infine il 2,4% nelle grandi.
Sul versante del lavoro autonomo ancora una volta ed anche per questa regione i migranti si distinguono per il loro forte dinamismo e creatività imprenditoriale, con la crescita delle imprese straniere sul territorio calabrese di 609 unità in più rispetto al 2015, tale aumento rappresenta una conferma del ruolo strutturale che tali attività giocano all’interno del tessuto produttivo regionale.
Dunque a fine 2016 le imprese immigrate attive in Calabria secondo i dati forniti dal Registro delle imprese attraverso gli elenchi delle Camere di Commercio sono state 14.367 e rappresentano il 7,8% di tutte quelle complessivamente presenti in regione.
Queste sono prevalentemente concentrate in provincia di Reggio Calabria (31,9%) e nella provincia di Cosenza (31,5%), mentre dal punto di vista della distribuzione in base al genere emerge che circa un quarto di queste (25,8%) sono a gestione femminile (il dato raggiunge l’incidenza di 28,9% nel cosentino).
I dati più aggiornati (2016) confermano il ruolo preminente del settore commerciale che concentra da solo il 71,7% delle imprese immigrate a cui segue quello dei servizi (11,8%).
Infine proseguendo nella graduatoria delle attività più diffuse tra le aziende straniere si collocano il settore edile (5,8%), seguito da quelli alberghiero- ristorativo (3,8%), agricolo (3,7%) e quello manifatturiero (3,3%).

Accoglienza ed integrazione per i richiedenti asilo

In base ai dati emessi dal Ministero dell'Interno al 31 marzo 2017  erano presenti in regione 3.736 persone collocate all'interno di strutture di accoglienza temporanee (il 2,7% del totale nazionale), di cui 1.140  presenti nei centri di prima accoglienza (8,5%) e 2.564 nella rete Sprar (10,7%).
Si tratta complessivamente di 3,8 accolti ogni mille abitanti, un rapporto che colloca la regione al quarto posto in Italia dopo il Molise, il Friuli Venezia Giulia e la Basilicata.
Inoltre vista l'intensità dei flussi non programmati che in questi ultimi tre anni stanno coinvolgendo molti minori stranieri non accompagnati negli sbarchi avvenuti sulle coste del Mediterraneo, si osserva che al 30 aprile 2017 il numero di msna presenti in Italia sono stati in complesso 15.939 (dati Ministero dell'Interno).
Si tratta di un numero che è aumentato del 36,8% rispetto ad aprile 2016 (11.648) e del 93% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (8.260).

Infine emerge che la distribuzione regionale dei msna li vede accolti soprattutto in Sicilia (38,5%), Calabria (7,6%), Emilia Romagna (7,3%), Lombardia (6,7%), Lazio (5,7%) e Sardegna (5,3%).
Per quanto invece attiene la sfera del dopo accoglienza le statistiche  ufficiali confermano che in Calabria i migranti rappresentano parte integrante e sostanziale della struttura socio-economica, contribuendo in maniera significativa, ad attenuare il calo demografico in atto da decenni.
Questo è quello che riguarda i cittadini stranieri regolarmente residenti sul territorio calabrese.
A  fianco ai residenti stranieri c'è poi la compagine rappresentata da tutti i migranti che si ricomprendono all'interno del sistema della prima e della seconda accoglienza in attesa di regolarizzare la propria posizione, un numero consistente anche tenendo presente gli accolti attraverso la rete Sprar.
A luglio 2017 il sistema di accoglienza Sprar aveva a disposizione 3.585 posti (posti di permanenza fino a sei mesi), di cui 390 destinati all'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, per un totale di 116 progetti gestiti da 106 Comuni, quasi il 26% del totale (dati estrapolati dal Servizio centrale Sprar).
La realizzazione di questi progetti ha rappresentato per le fragili economie dei Comuni calabresi, una importante forma di sostentamento dei bilanci, uno slancio di ripresa per il mercato del lavoro, dei consumi ma ha consentito la riapertura di diversi plessi scolastici chiusi da anni.
In base a tali evoluzioni gli amministratori locali hanno cominciato ad interrogarsi, su come potesse esser reso possibile una fase di passaggio dalla fase di accoglienza a quella della vera e propria integrazione nel tessuto sociale della regione.
Se da un lato infatti le procedure di gestione dell'accoglienza hanno raggiunto standard elevati, d'altro canto è molto bassa la percentuale di migranti che regolarizzato il proprio status giuridico, acquisiscono la residenza del comune ospitante, un contributo importante ad impedire lo spopolamento di quei territori.
Tra le maggiori criticità si collocano quelle relative ai msna, relative alla conversione del permesso di soggiorno ed al reperimento di un alloggio nella fase di passaggio alla maggiore età, l'adempimento dell'obbligo scolastico e l'accesso ad un tirocinio per lavoro.
Generalmente la problematica riguarda le scarse opportunità lavorative, che invoglino i giovani migranti a fermarsi e che in molti casi, rende inutile gli sforzi volti alla loro professionalizzazione.
Si tratta di un problema però che va oltre i singoli progetti e che necessita di una strategia di sviluppo più di ampio respiro, collegato allo sviluppo del territorio con la quale sia possibile collegare l'accoglienza come valore aggiunto.
 
(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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