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I contesti regionali. Il Nord-Est. L’immigrazione in Emilia Romagna (2a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per l’Emilia Romagna.

19 luglio 2018

Economia regionale e inserimento occupazionale dei migranti

In base ai dati emessi dalla Banca d’Italia in Emilia Romagna nel 2016 e nei primi mesi del 2017 è proseguita la moderata crescita sostenuta dalla domanda interna; la produzione industriale è aumentata per il  secondo anno consecutivo in quasi tutti i comparti ad eccezione delle costruzioni (Banca d’Italia, Economie Regionali. L’economia dell’Emilia Romagna, numero 8, giugno 2017).
Per quanto concerne i dati Inail sui lavoratori immigrati si osserva che nel 2016 in regione le province con il maggior numero di occupati nati all’estero sono state Bologna (76.865), Modena (55.715) e Reggio Emilia (40.294) ed in tutti e tre i territori il loro numero risulta in calo. A livello regionale la diminuzione complessiva ammonta a circa 6.000 unità, ossia quasi il 2% in meno, per un totale di 328.866 persone nate all’estero risultate occupate nel 2016. Anche il loro saldo occupazionale (differenziale annuale tra i lavoratori assunti e quelli il cui rapporto di lavoro è cessato) risulta in negativo, come nell’ultimo quinquennio.
Questi dati rappresentano indubbiamente degli indicatori del perdurare della crisi che colpisce anche i lavoratori stranieri, ma in parte dimostrano anche un passaggio di molti lavoratori immigrati da lavori dipendenti a lavori svolti in autonomia.
D’altronde questo è testimoniato dai dati emessi da Unioncamere e Infocamere ove si evidenzia che in Emilia Romagna le imprese gestite a titolo individuale o a maggioranza da imprenditori nati all’estero sono cresciute nel 2016 del 3% rispetto all’anno precedente (17,9% se si considera il periodo 2012-2016), a fronte di un calo delle imprese autoctone dello 0,5% (un calo costante negli ultimi anni).
In complesso le aziende a conduzione immigrata sono 50.251 pari al 10,9% delle imprese registrate negli archivi camerali della regione.
La percentuale dei nati all’estero sul totale delle persone occupate raggiunge il 19,5%, il valore più alto degli ultimi 10 anni.
Si tratta di un valore significativo in quanto la crescita è decisamente superiore alla percentuale di incidenza sui residenti, ossia l’11,9%, un indicatore dunque di come il peso e il ruolo dei lavoratori di origine straniera nel sistema produttivo regionale sia ancora predominante.
Un esempio per tutti i giovani lavoratori nati in Italia da cittadini stranieri che, nonostante le difficoltà congiunturali, riescono ad entrare nel mercato del lavoro.
Per quanto riguarda le provenienze dei lavoratori stranieri si osserva che la maggior parte di essi proviene dalla Romania (per il 15,9%), dall’Albania (10,1%), dal Marocco (9,7%), dalla Cina (5,4%), dalla Moldavia (5,2%) e dall’Ucraina (4%).
Il 64% del totale è occupato in imprese con meno di 10 addetti, dunque in micro imprese e sono soprattutto impiegati nell’ambito dei servizi (53,1%) e si concentrano per circa il 30% nel settore industriale, con quote superiori registrate in alcune province, come a Reggio Emilia (37,7%), Parma (35,7%) e Modena (34,4%) e a Forlì Cesena (35%).
Infine circa il 10% trova impiego in agricoltura con il 32,2% registrato nel ferrarese a fronte di una media nazionale dell’8%, mentre diversamente da quanto si rileva per gli stranieri residenti, le donne rappresentano ancora una quota minoritaria degli occupati nati all’estero (41,5%).

Prestazioni pensionistiche e rimesse

Relativamente ai dati estrapolati dall’archivio dell’Inps sulle prestazioni pensionistiche, circa la classificazione dei pensionati in base al luogo di nascita suddividendoli tra comunitari e non comunitari, si osserva che negli ultimi tre anni le pensioni previdenziali Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti), maturate su base contributiva ed erogate a persone di origine non comunitaria, sono risultate in costante crescita: 4.530 nel 2014, 4.909 nel 2015, 5.376 nel 2016.
Anche per quanto attiene le pensioni assistenziali che non maturano su base contributiva e riguardano persone anziane sprovviste di reddito e con disabilità, si rileva una crescita per i non comunitari da 6.031 registrati nel 2014 a 7.444 nel 2016 (passando dal 3% al 3,7% sul totale delle prestazioni).
Andando ad analizzare la situazione delle rimesse si osserva che nel 2016 vi è stata un lieve incremento pari all’1,3% del volume di denaro inviato dai migranti in patria, che ammonta a 455,7 milioni di euro.
I maggiori invii si sono registrati a Bologna, Modena e Reggio Emilia, mentre nelle restanti il denaro inviato è stato inferiore allo scorso anno, soprattutto nella provincia di Forlì Cesena.

Infine i principali paesi di destinazione delle rimesse sono state la Romania (12,2% del totale), Pakistan (8,4%), Marocco (7,6%), Bangladesh (6,8%), Senegal (6,4%), Cina (5,1%), Filippine (4,9%), India (4,7%), Ucraina (4%), Albania e Sri Lanka (entrambe 3,3%) e Moldova (3,2%).

Una best practice made in Emilia Romagna: i Mondiali antirazzisti

La rilevanza degli aspetti socio culturali nell’ambito del fenomeno migratorio risulta essere di primario interesse ai fini dell’integrazione sociale dei migranti.
Tra le pratiche socio culturali, stimolanti soprattutto per i legami sociali e la coesione, è stata messa in luce un’iniziativa sportiva aperta alla diversità culturale.
Si tratta di una delle tante iniziative che si stanno sempre più affermando in Italia, un paese in cui per decenni gli atleti stranieri o discendenti da stranieri sono stati interdetti dallo sport e dove ancora si innescano processi di minimizzazione e banalizzazione, in occasione di episodi discriminatori, molti dei quali chiaramente a sfondo razzista.

In tal senso lo sport offre incredibili opportunità di conoscenza, di incontro tra culture, di contaminazione di pratiche sportive socialmente responsabili.
In tale ottica può essere inteso come veicolo di valori positivi, di esercizio di civiltà ed apertura verso l’alterità.
A tal proposito una buona pratica romagnola  che nel 2016 ha festeggiato il ventesimo anniversario, è stata quella rappresentata dalla manifestazione chiamata Mondiali antirazzisti.
Si tratta di un’iniziativa nata nel 1997 grazie all’Unione italiana sport per tutti (Uisp) con l’idea di unire intorno a un campo da calcio, migranti e ultras, attori sovente agli antipodi nello scenario di discriminazioni nel calcio e nelle società, un evento che nel corso degli anni continua ad avere successo.

L’edizione del 2016 si è svolta nel parco di Bosco Albergati a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena dal 6 al 10 luglio e consisteva nel riunire le squadre italiane e provenienti dal mondo con la scusa di un torneo non competitivo di calcio a 7, con formazioni miste per età, sesso, provenienza e capacità.
Per rendere il torneo non competitivo dalle semifinali in poi vengono disputate ai rigori, ma oltre a questo ci sono tornei di basket, pallavolo, cricket, rugby ed esibizioni di discipline sconosciute come ad esempio il tchoukball, riconosciuto dall’ONU  come sport simbolo di pace e fratellanza tra i popoli.
 I trofei consegnati sono molti in questo torneo, dalla Coppa Mondiali antirazzisti che rappresenta il premio più importante, fondato su un preciso progetto culturale e politico ed è destinato  alla squadra che nel corso del tempo, si è distinta per il progetto di integrazione più interessante.
Nel 2016 ad esempio tale premio è andato alla squadra degli United Glasgow, una formazione scozzese che ha ideato campagne contro il sessismo e l’omofobia, grazie ad un progetto che ha coinvolto quattro squadre, maschili e femminili, con un’alta presenza di rifugiati e richiedenti asilo.
Una partecipazione sentita questa in cui solo nel 2016 hanno partecipato 184 squadre, per un totale di 5.000 persone che a vario titolo si sono unite ai festeggiamenti del ventennale.
Da diversi anni a questa comunità si sono unite numerose squadre che operano con rifugiati politici e richiedenti asilo, collaborando con i centri di accoglienza Sprar.
Nel corso degli anni le associazioni che sono intervenute hanno replicato tali attività anche in altri contesti territoriali, una logica moltiplicatrice dei principi e valori trasmessi grazie all’iniziativa fino ad ora descritta che si diffondono grazie al lavoro annuale della rete Fare (Football against racism in Europe).

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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