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I contesti regionali. Il Nord-Est. L’immigrazione in Emilia Romagna (1a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per l’Emilia Romagna.

17 luglio 2018

Quadro storico dell’immigrazione in regione: sintesi

Nella storia dell’immigrazione in Emilia Romagna è possibile distinguere quattro fasi principali dell’evoluzione del fenomeno fino ad ora.
La  prima è quella coincidente con gli anni ’80 quando il fenomeno era ancora molto contenuto, al di sotto delle 30 mila unità e dell’1% della popolazione residente.
Allora i principali paesi di provenienza sono stati quelli nordafricani e di genere maschile.
La seconda fase è quella relativa agli anni ’90, soprattutto a seguito degli sconvolgimenti politici avvenuti nell’Europa orientale che vide crescere l’afflusso proveniente dai Balcani (soprattutto dall’Albania). In questo periodo storico l’immigrazione straniera si avvicina alle 100.000 unità e la presenza femminile aumenta arrivando vicino al 40% del valore.
La terza fase è quella che va dal 2000 al 2010 in cui i ritmi di crescita della presenza migratoria raggiungono la loro massima espansione arrivando anche al 15% annuo; in questo periodo l’immigrazione tende a stabilizzarsi anche grazie ai ricongiungimenti familiari e alle nascite;la percentuale femminile aumenta sempre di più fino a raggiungere il valore del 50%, cresce rapidamente anche la presenza di bambini stranieri nelle scuole.
Le principali aree di provenienza oltre all’Africa sono l’Europa orientale, l’Asia e l’America Latina.
Infine la quarta fase è quella che va dal 2011 ad oggi nella quale si interrompono i flussi in ingresso per lavoro ma al tempo stesso sono in aumento i migranti forzati provenienti soprattutto dal continente africano e in secondo luogo da quello asiatico, in seguito al verificarsi delle “Primavere Arabe” ed alla guerra civile in Siria.
Nell’ultimo triennio in particolare, gli arrivi in Italia coinvolgono mediamente 150.000 persone l’anno (circa il 70% maschi) e la Regione Emilia Romagna (a seguito degli accordi con il Ministero dell’Interno), a fine marzo 2017 ha accolto circa il 7% dei 176.523 migranti presenti nel sistema accoglienza nazionale.
Si tratta dunque di un fenomeno di indubbio rilievo che ha coinvolto la regione nel corso degli anni, che investe tutti gli aspetti della società.
Ma questo fenomeno dall’inizio del XXI secolo ad oggi sta assumendo caratteristiche molto diverse da quelle iniziate nel Novecento.
Basti pensare alle prime fasi migratorie che hanno coinvolto milioni di italiani emigrati negli Stati Uniti, in America Latina e in Australia, ove interi nuclei familiari hanno percorso un viaggio di sola andata senza mai aver avuto la possibilità, il tempo o le risorse economiche per fare ritorno in patria, fosse anche solo per un breve periodo.
Infatti dei circa 24 milioni di italiani che emigrarono tra il 1870 e il 1970, solo 8 milioni fecero ritorno nel proprio paese di origine.
Un aspetto questo che è mutato profondamente nel tempo, perché grazie ai nuovi mezzi di  trasporto (soprattutto aerei), ad un abbassamento dei costi di viaggio,a una maggiore disponibilità economica, alla diffusione di internet, il collegamento tra l’Italia e i paesi di origine risulta più agevole.
Grazie a questa serie di fattori sono sempre più frequenti infatti i ritorni a casa (sia per le ferie estive, sia per quelle di fine anno o in altri periodi), soprattutto in direzione dell’Europa orientale.
 
L’immigrazione in Emilia Romagna oggi: i dati demografici

Nel 2016 l’Emilia Romagna si conferma come la regione italiana con la maggiore incidenza di cittadini stranieri, ossia 529.337 residenti stranieri che rappresentano l’11,9% della popolazione regionale.
Si tratta di un’incidenza che risulta essere superiore alla media nazionale (8,3%) in tutte le province, a partire dall’8,6% di Ferrara fino al 14% registrato a Piacenza.
La provincia invece maggiormente attrattiva per i migranti rimane Bologna con 117.861 residenti, seguita da Modena (90.212) e Reggio Emilia (65.292).
Tuttavia a livello regionale si è registrato un calo delle presenze migranti di 4.142 unità (-0,8%), con punte massime registrate nella provincia di Reggio Emilia (-3,6%) ed anche un calo di incidenza che è passata dal 12% all’11,9%, come sopra accennato.
Tali diminuzioni sono però anche nel caso di questa regione da attribuirsi soprattutto alle nuove acquisizioni di cittadinanza italiana, ove sono stati 25.270 cittadini stranieri ad aver acquisito il nuovo status e dunque ad essere diventati a tutti gli effetti nuovi cittadini italiani nel corso del 2016.
Un trend in continua crescita registrata per questa regione in cui dal 2008 al 2016 si è visto un aumento del 300% per un totale di 114.850 cittadini stranieri divenuti nel frattempo cittadini italiani.
Inoltre altro importante aspetto da tenere in considerazione è la nascita  di bambini nati da entrambe i genitori stranieri (il 13%sul totale dei nuovi iscritti stranieri nell’anno, contro l’11,2% a livello nazionale).
Infine largamente positivo risulta essere anche il saldo migratorio con l’estero:le cancellazioni per trasferimento all’estero sono state solo 4.143 a fronte di 24.695 iscrizioni di persone provenienti dall’estero.
Interessante inoltre anche un indicatore che dimostra il forte grado di stabilizzazione presente ormai da anni in Emilia Romagna, rappresentato dalla crescente presenza di minori e donne.
A riprova di ciò si osserva che i minori presenti in regione rappresentano il 21,7% dei residenti stranieri, pari a 114.607 persone che entreranno nel mercato nei prossimi anni.
Valori superiori alla media si registrano in particolare nelle province emiliane ed in particolare a Modena (23,5%) e a Piacenza (23,4%).
Per quanto attiene la presenza femminile emerge che le donne rappresentano il 53,5% dei residenti stranieri e sono la maggioranza in tutte le province, con valori massimi registrati a Rimini (56,8%) e Ferrara (56,5%).
Si tratta tuttavia di una presenza che non testimonia l’insediamento di famiglie ormai radicate sul territorio e con figli al seguito, quanto piuttosto visto la vocazione turistica e agricola di questi territori, di donne che sono in quei territori per lavorare, dunque giunte senza famiglia e figli per motivi lavorativi.
A riprova di ciò infatti si osserva che in quelle province la percentuale di minori è del 18,6% a Rimini e del 21,2% a Ferrara quindi inferiore alla media regionale.
Il grado di stabilizzazione in atto inoltre viene testimoniato anche dai dati sui titolari di permesso di soggiorno (427.972 in totale), di cui, in Emilia Romagna il 68,3% è rappresentato da soggiornanti di lungo periodo (a tempo indeterminato), contro il 63% registrato a livello nazionale.
In regione inoltre sono presenti 15.107 titolari di permessi di soggiorno per motivi umanitari o asilo, pari al 3,5% del totale, la maggior parte dei quali si trovano a Bologna (4.048).
Sono poi 12.605 al 31 marzo 2017 i migranti presenti in accoglienza tra hub regionale, Centri di accoglienza straordinaria e progetti Sprar, per una proporzione pari a 2,8 persone straniere ogni 1.000 residenti in regione.

Le provenienze e le appartenenze religiose

Per quanto concerne le principali aree di provenienza dei residenti stranieri si osserva che circa la metà di questi sono europei (50,3%), il 26,1% africani, il 19,7% asiatici e la restante quota americani e provenienti dall’Oceania.
Tra le collettività quella più numerosa rimane quella romena (16,6%), quella marocchina (11,7%) e quella albanese (11%), comunità che come accennato nella descrizione delle quattro fasi dell’emigrazione in Emilia Romagna, esse rappresentano quelle storicamente presenti proprio a partire dalla prima alla terza fase (ventennio 1980-2000).
Seguono per consistenza le nazionalità ucraina (6,1%), quella moldava (5,6%) e quella cinese (5,5%).
A livello provinciale tali collettività si concentrano a seconda delle proprie catene migratorie di riferimento e della tipologia di attività svolte in base alla vocazione produttiva del territorio di riferimento.
Più in dettaglio emerge una prevalenza di europei concentrati nel polo romagnolo (fino al 64,3% a Ravenna e del 68,4% a Rimini) ed in quello emiliano “pluricontinentale”, con presenze significative di africani e asiatici a Reggio Emilia (il 38,5% di europei, il 28,4% di africani, il 30,4% di asiatici) e a Modena (il 41,9% di europei, il 34,2% di africani e il 21,2% di asiatici).
Si riconferma inoltre anche per il 2016 la comunità romena come al primo posto per numero di residenti in 6 province su 9 (Piacenza, Forlì Cesena, Ravenna, Ferrara, Bologna), mentre quella marocchina è la più numerosa a Modena e a Reggio Emilia e la comunità albanese a Rimini.
Altre comunità mostrano invece maggiori presenze, al di sopra del 5% in diverse province come:
  • gli ucraini (13,2% a Rimini, 11,2% a Ferrara, 6,6% a Reggio Emilia, 5,7% a Bologna, 5,2% a Piacenza);
  • i cinesi (8,9% a Reggio Emilia, 7,8% a Forlì Cesena, 6,8% a Ferrara, 6,8% a Modena, 6,6% a Rimini);
  • i moldavi (11,9% a Parma, 7,1% a Ferrara, 5,9% a Bologna, 5,6% a Modena);
  • i pakistani (9,2% a Ferrara, 7,6% a Reggio Emilia, 6,4% a Bologna);
  • gli indiani (8,7% a Reggio Emilia, 6,3% a Parma, 5,4% a Piacenza);
  • i tunisini (5,4% a Modena, 5,2% a Parma).
Tra le collettività più numerose inoltre alcune concentrano in regione circa un quinto dei connazionali residenti in Italia come il Camerun (23,5%), il Ghana (22,8%), la Moldova (21,8%), il Pakistan (19,6%), la Tunisia (19,3%)il Burkina Faso (16,7%) e la Turchia (17%).
Per quanto riguarda invece l’appartenenza religiosa permane preponderante la quota appartenente ai cristiani pari al 46% (27% ortodossi, 14,4% cattolici altri evangelici e altri gruppi cristiani), rispetto a quella musulmana del 39,8% ed infine una esigua quota di induisti pari al 3%.
Infine la restante compagine religiosa è rappresentata da buddisti, atei/agnostici e altre religioni orientali o tradizionali.
Concludiamo questo excursus descrittivo del profilo demografico e religioso ricordando alcuni dati Aire (Anagrafe degli italiani all’estero) sugli emiliani romagnoli nel mondo.
Nel corso del 2016 si sono iscritti 13.789 italiani provenienti da questa regione rispetto ai 9.800 registrati nell’anno precedente.
Si tratta dunque di un numero in continua crescita soprattutto per via dei nuovi emigrati che sono circa il 64% dei nuovi iscritti.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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