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I contesti regionali. Il Nord-Ovest. L’immigrazione in Liguria: i dati demografici (2 a parte)

Dossier Statistico Immigrazione 2017: presentazione dei dati statistici nel Rapporto Immigrazione 2017 per la Liguria.

21 giugno 2018

Inserimento lavorativo per i migranti

Benché il 2016 sia stato caratterizzato da una lieve crescita economica in regione, questa purtroppo non ha avuto significative ripercussioni sul mercato occupazionale, dove al contrario sono state registrate delle perdite di posti di lavoro rispetto all’anno precedente con un conseguente aumento dei disoccupati.
In base all’ultimo rapporto stilato da Banca d’Italia (giugno 2017), l’occupazione in Liguria è diminuita, contrariamente a quanto è accaduto nelle altre regioni del Nord-Ovest, non consentendo un recupero sulla crisi avvenuta nel 2008.
Così il tasso di disoccupazione è passato dal 9,2% al 9,7%, ma è peggiorato soprattutto tra i giovanissimi dove ha raggiunto il picco massimo del 37,9%.
In tale scenario i migranti però hanno continuato a mantenere un ruolo stabile nel sistema produttivo, così in valori assoluti si osserva che i nati all’estero registrati dall’Inail sulla base delle comunicazioni obbligatorie sono stati 78.817, in prevalenza uomini (50.043), impiegati nel settore dei servizi (49.506) e nelle piccole imprese da 1 a 9 addetti (53.477).
Per quanto riguarda il saldo occupazionale, ovvero la differenza tra il numero delle persone assunte e quello delle persone il cui lavoro è cessato, anche quest’anno mostra un valore negativo (-203).
Sono soprattutto le lavoratrici  a subire gli effetti negativi della contrazione del mercato occupazionale, poiché il saldo è negativo per le donne (-347), mentre è positivo per gli uomini (+144).
Tra i nati all’estero sono aumentati anche i nuovi assunti, ossia coloro i quali per la prima volta hanno iniziato a lavorare in Italia con un regolare contratto.
Questi in particolare sono stati 6.087 (nel 2015 i nuovi assunti erano 4.617) su un totale di 29.069 assunzioni riferite a persone fisiche, mentre tutti gli altri assunti (22.982) sono persone che nel corso dell’anno hanno avuto nuovi avviamenti al lavoro a seguito di precedenti interruzioni contrattuali, un fattore che dice molto sulla caratteristiche d’intermittenza del lavoro dei migranti, sempre sospeso tra precarietà e sottospecializzazione lavorativa.
Nel complesso dunque oltre un terzo (il 36,9%) dei 78 mila occupati nati all’estero è stato assunto nel corso del 2016.
A livello provinciale si osserva che le province le quali hanno mostrato una maggiore tenuta occupazionale sono state Genova e La Spezia con un rapporto tra saldi e persone assunte pari a -0,4%, rispetto a Savona e Imperia (rispettivamente -1,2% e -1,4%), ove il numero di contratti terminati è proporzionalmente maggiore.
Il contributo finanziario dei migranti però non è solo dovuto al lavoro dipendente, ma anche alle attività di imprenditoria che continuano a mostrare segnali di crescita anche per questa realtà regionale.
In dettaglio si osserva che nel 2016 le imprese condotte in Liguria da  cittadini nati all’estero salgono a19.828, con un incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente, rispetto ad  un opposto calo delle imprese italiane pari allo 0,4%.

Partecipazione sociale dei migranti nella regione

L’analisi sulla partecipazione dei migranti al processo produttivo di una regione e alla sua crescita economica, fa riflettere su quella congrua parte di migranti presenti sui diversi territori geografici italiani, già insediati da tempo, rispetto alla presenza dei richiedenti asilo (una minima parte), sul quale invece l’opinione pubblica ha concentrato la sua attenzione soprattutto negli ultimi tre anni.
Un contributo che va aldilà dei termini fiscali ed economici.
Per quanto concerne quindi il processo di integrazione dai vari flussi migratori, questo si riflette anche nelle forme di partecipazione sociale che si sono sviluppate nel corso degli anni.
Nella fattispecie durante il 2016-2017 è stata condotta in Liguria un’indagine sulla partecipazione dei primo-migranti ad associazioni di volontariato, focalizzando l’attenzione soprattutto su quelle la cui mission, non era esclusivamente legata alla solidarietà verso persone immigrate.
Sono state ascoltate 46 associazioni che coinvolgono oltre 26 mila cittadini ed è risultato che i migranti presenti al loro interno sono il 3% di tutti i volontari, ossia 930 persone di cittadinanza straniera, che si dedicano ad attività di impegno civile.
Si tratta in realtà ancora di una piccola parte di migranti se paragonata al complesso della popolazione immigrata che è dell’8,8%, ma comunque in crescita.
Per quanto riguarda le provenienze aderenti ai progetti di impegno civile, tali sono piuttosto diversificate, tuttavia predominano quelle presenti sul territorio da più tempo come quella albanese, quella marocchina, l’ecuadoriana, la romena, la dominicana, la senegalese.
Dal punto di vista delle partecipazioni suddivise in base ai generi si osserva che vi è una prevalenza di quello maschile, sia giovani che adulti, di diversa estrazione sociale, tra cui studenti, disoccupati e soprattutto lavoratori.
Dalla partecipazione attiva dei migranti al lavoro volontaristico svolto per le associazioni ne derivano aspetti positivi, sia per i migranti stessi coinvolti in prima persona ai progetti civili attivati dalle associazioni, sia a livello sociale che, grazie alla loro partecipazione, ha modo di constatare un ruolo diverso svolto dal migrante, il quale non rappresenta più solo il beneficiario dell’azione solidaristica, bensì è se stesso attore dell’intervento offerto a quanti mostrano il bisogno.
Lo stesso migrante a sua volta, sperimenta una crescita attraverso una prospettiva multiculturale, in cui i luoghi di reciproca conoscenza consentono di smontare gli stereotipi più diffusi, per ricostruire nuovi modelli di confronto e reciprocità, sentendosi parte della società che vive, grazie al suo contributo.
Si tratta di un tema questo poco discusso, poiché la maggior parte delle ricerche attualmente sono concentrate sull’associazionismo dei migranti, più che su quello solidaristico, ma l’analisi delle collettività maggiormente presenti su un dato territorio ci consente di comprendere come più è lungo il periodo di permanenza in un paese, più ampie sono le reti sociali costruite e più frequente il coinvolgimento in associazioni di volontariato.
Dall’indagine infatti è emerso un aumento delle persone straniere tra i volontari, soprattutto nell’ultimo quinquennio, anche se non mancano alcune esperienze di maggiore durata.
Altro dato fondamentale dunque, che dimostra l’aspetto ormai strutturale assunto dai nati all’estero, presenti sul territorio italiano a molteplici livelli.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2017)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

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