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I contesti regionali: l'Emilia Romagna

Dossier Statistico Immigrazione 2016: “Analisi dei contesti regionali italiani”, i trend economici, occupazionali e socio-culturali collegati al fenomeno migratorio in Emilia Romagna.

10 agosto 2017

L’Emilia Romagna

Storia dell’emigrazione emiliana

L’Emilia Romagna è stata e continua ad essere, una  tra le maggiori regioni a rappresentare esempio di una dinamica migratoria in continua evoluzione, sia per quanto concerne il periodo di emigrazione dal territorio degli stessi abitanti autoctoni, sia dal punto di vista di un’immigrazione proveniente dai paesi terzi e approdante in questa realtà territoriale.
Inizialmente infatti a emigrare dall’Italia sono stati gli abitanti del settentrione, inclusi appunto quelli dell’Emilia e della Romagna (soprattutto dell’Appennino Tosco-Emiliano).
Tale flusso è continuato fino all’ultimo dopoguerra e l’esodo si è concluso grazie al profondo processo di trasformazione socio-economica, con la quale l’Emilia Romagna ha superato la povertà ed è diventata una delle regioni più sviluppate dell’Unione europea, in modo particolare tra il 1970 e il 1980.
Più in dettaglio negli anni ’70  si è posto in primo piano la presenza dell’Università nel suo capoluogo Bologna, che ha attratto a se molti giovani provenienti anche dall’estero, non di meno l’accoglienza ai profughi, la presenza di movimenti di liberazione e l’arrivo di persone per svolgere attività di lavoro domestico e di cura alla persona, settore ove allora era carente il personale italiano.
Con il passare dei decenni, quindi nel prosieguo degli anni ’80 e poi ’90 è aumentata la presenza di manodopera aggiuntiva proveniente dall’estero, giunta a compensare carenze di lavoratori nel settore industriale ed in altri comparti destinati ai servizi.
La presenza dei cittadini stranieri in quegli anni è risultata consistente in città come Modena e Reggio Emilia, ma anche lungo la costa romagnola.
Con il passare del tempo, nonostante l’attrattiva dei poli urbani, si è assistito ad una dispersione anche nei comuni minori, con uno spostamento verso i comuni situati a ridosso e a valle degli Appennini.
Questo fenomeno è stato dovuto ad una ridotta capacità di crescita della popolazione autoctona, al prolungamento dell’obbligo scolastico ma anche ai bisogni generatisi a livello occupazionale.
Con l’arrivo del nuovo secolo, si è visto accrescere ulteriormente la necessità di inserimento da parte della manodopera straniera, in modo specifico nei primi anni del duemila, e in modo più ridotto a partire dal 2008, anno che segna l’inizio della crisi economica in Europa.

La presenza immigrata: i dati attuali

Nel 2015 l’Emilia Romagna si conferma essere la regione italiana con la maggiore incidenza di cittadini immigrati con 533.479 residenti stranieri ossia il 12% della popolazione regionale.
Andando ad analizzare invece i dati stock si osserva che, gli stranieri residenti hanno registrato nella loro presenza un calo nell’ultimo anno di 3.268 unità (-0,6%), un dato questo che potrebbe portare a pensare ad un’inversione di tendenza rispetto al passato, ma che dall’analisi dei flussi ci descrive un altro aspetto passato inosservato.
Si tratta di un fenomeno che si evidenzia in diverse realtà regionali, soprattutto quelle del settentrione, dovuto ad una radicazione ed una integrazione nel territorio di residenza definitivo, aspetti che raccontano di un’esperienza migratoria giunta a conclusione, e in cui le antiche comunità hanno generato giovani di seconda e terza generazione.
Tale processo ha portato di conseguenza a pensare che si stesse verificando uno spopolamento in termini di migrazioni, per effetto delle quali, molti cittadini stranieri forse stavano rientrando in patria.
Di fatto però così non è stato poiché in realtà questa diminuzione della presenza migrante, è dovuta alle molte acquisizioni di cittadinanza ottenute, che hanno fatto registrare delle cancellazioni dalle anagrafi territoriali in quanto cittadini stranieri, ma determinando delle re iscrizioni come cittadini italiani nei diversi comuni della regione.
In breve: dal 2005 al 2015 il totale delle acquisizioni di cittadinanza in regione sono state 104.769, inoltre sono state registrate in anagrafe 8.812 nuovi nati da genitori stranieri (il 13,7% sul totale dei nuovi iscritti stranieri nell’anno, contro la media nazionale dell’11,7%), al contrario le cancellazioni per l’estero sono state 4.734 a fronte di 23.404 iscrizioni per lo stesso canale.
Il miglioramento economico della regione ha poi contribuito  anche ad una stabilizzazione ed un consolidamento dei permessi di soggiorno, di cui il 67,3% in Emilia Romagna è rappresentato dai permessi di lungo soggiorno (a tempo indeterminato), contro il 61,8% a livello nazionale.
Proseguendo nell’analisi dei dati, da quelli forniti dall’archivio dell’Inps relativo alle erogazioni di prestazioni pensionistiche previdenziali Ivs erogate nell’ultimo triennio ( vecchiaia, invalidità e superstiti) , che suddivide i pensionati  tra stranieri comunitari e non comunitari, emerge un dato interessante, ossia relativo alla loro presenza nel territorio italiano, ma nella fattispecie in regione.
Si osserva infatti che, tali pensioni maturate su base contributiva nei tre anni presi a riferimento, sono risultate in costante crescita, da 4.182 nel 2013, 4.517 nel 2014 e 4.890 nel 2015.
Anche per quanto attiene le pensioni  assistenziali ( che non maturano  su base contributiva), sono risultate in aumento, con 5.268 erogate per il 2013, 5.996 nel 2014, 6.897 nel 2015, passando dal 2,6% al 3,4% sul totale di queste prestazioni.
L’incidenza dei residenti non comunitari sul totale delle prestazioni erogate è ancora limitata, ma si evidenzia l’aspetto collegato alla loro stabilizzazione nel territorio piemontese, ove si osserva come le persone straniere dopo aver versato anni di contributi all’Inps, cominciano a beneficiare delle relative prestazioni.
In previsione di una ventina d’anni vedrà accrescersi la schiera dei pensionati con pensioni basse, andando a peggiorare un problema che già colpisce il nostro paese.
Per quanto riguarda l’aspetto collegato ai dati sui residenti  si riscontra che, la popolazione straniera si distribuisce in tutte le province andando dall’8,5% di Ferrara al 14,2% di Piacenza.
La provincia con il maggior numero in termini di presenza straniera rimane Bologna, con 117.122 residenti, seguita da Modena (91.867) e Reggio Emilia (67.703).
Anche quest’anno risulta evidente il calo dei residenti stranieri nella provincia di Reggio Emilia (-3,3%, uguale diminuzione è registrata a Forlì-Cesena), in parte dovuto alle acquisizioni di cittadinanza italiana, che ha fatto registrare il 38,8% delle cancellazioni il valore più alto registrato in regione.

Le provenienze

Per quanto concerne le provenienze dei residenti stranieri, la metà di essi sono europei (50,2%), il 26,6% africani ed il 19,3% asiatici, mentre la restante quota americani.
Tra le principali nazionalità rimangono la romena (16%) e la marocchina (12,2%), seguite da quella albanese (11,3%), ucraina (6%), moldava (5,8%) e cinese (5,3%); nella fattispecie si osserva che vi è una tendenza all’aumento della nazionalità ucraina rispetto a  quella moldava.
Inoltre proseguendo nell’analisi dei vari gruppi nazionali è interessante osservare che, in questo territorio regionale vi è un polo romagnolo caratterizzato da un spiccata presenza di europei (incidenza del 65,1% sui residenti stranieri a Ravenna e del 68,9% a Rimini) ed un  polo emiliano che si presenta invece pluricontinentale, con presenze significative di africani e asiatici (Reggio Emilia:37,9% di europei, 28,7% di africani, 30,7% di asiatici; a Modena:41,4% di europei, 35,3% di africani, 20,7% di asiatici).
Tra queste collettività la romena risulta essere la prima nazionalità in graduatoria presente in 6 delle 9 province (Piacenza, Parma, Forlì-Cesena, Ravenna, Ferrara, Bologna), mentre la comunità marocchina lo è a Modena e Reggio Emilia e la comunità albanese a Rimini.
Proseguendo nell’analisi si osserva anche che, vi sono 7 comunità che sono presenti per circa un quinto dei loro componenti residenti in Emilia Romagna, in particolare quella del Camerun (23,9%), del Ghana (23,5%), della Moldova (21,6%), del Pakistan (20,8%), della Tunisia (19,7%), Guinea (18,7%), Turchia (18%).
Mentre per quanto attiene la sfera religiosa dalle rilevazioni del Dossier Statistico Immigrazione 2016 emerge che il 47,4% dei residenti stranieri sono di religione cristiana (28,5% ortodossi, 14,3% cattolici e gli altri evangelici insieme ad altri gruppi cristiani).
Dall’altro lato invece si collocano i praticanti la fede mussulmana con il 38,9% delle presenze, gli induisti (3%), i fedeli di religioni orientali come sikh e buddisti (3,1%).
Andando invece ad analizzare la questione collegata ai flussi di andata e ritorno si osserva che gli emiliano-romagnoli residenti all’estero e scritti all’Aire (Anagrafe italiani all’estero), quelli registrati  nel 2015 sono stati 173.771, con un incremento di 9.866 unità rispetto all’anno precedente.
In tale contesto inoltre, il loro numero risulta accresciuto per via dei nuovi emigrati, ma anche per le acquisizioni di cittadinanza e dei figli avuti da cittadini italiani all’estero.

Economia ed occupazione immigrata

Dalle stime stilate nel Rapporto di Banca d’Italia emerge che nel 2015, l’economia regionale in Emilia Romagna è tornata a crescere, dando fine alla fase di recessione economica.
In modo specifico è risultata positiva la dinamica delle esportazioni, insieme ai consumi i quali sono tornati a crescere, e agli investimenti riavviati.
Anche sul versante dell’occupazione si è visto un aumento, soprattutto grazie alla ripresa del settore industriale.
Per quanto attiene i lavoratori nati all’estero, i dati Inail sulle comunicazioni obbligatorie evidenziano un calo degli occupati per il quarto anno consecutivo, con -1,5% rispetto al 2014, per 339.326 occupati nel 2015, con una contrazione che risulta inferiore però rispetto agli anni precedenti (-2,7% nel 2014 rispetto al 2013), valori che indicano comunque, una lieve ripresa  o stabilizzazione dal punto di vista occupazionale.
In sostanza il peso ed il ruolo dei lavoratori stranieri nel mercato del lavoro,  è in realtà maggiore di quello che tali statistiche rilevano.
Infatti altro aspetto di cui tenere conto  riguarda l’entrata nel mondo del lavoro anche dei nati in Italia da cittadini stranieri che, essendo classificati dall’Inail sulla base dei codici fiscali, i quali fanno riferimento al paese di nascita, vengono di conseguenza considerati di origine italiana, e dunque non inclusi tra le persone straniere.
Anche nel contesto lavorativo la distribuzione per aree continentali conferma all’incirca, quella relativa alla loro distribuzione territoriale.
Così le province con il maggior numero di occupati nati all’estero sono Bologna (78.896), Modena (57.259) e Reggio Emilia (41.815). Mentre per quanto attiene l’aspetto collegato alle nazioni di origine maggiormente presenti sul territorio piemontese si osserva che, ancora una volta la Romania rimane quella con il maggior numero di presenze comunitarie a livello regionale (16,8% degli occupati nato in questo paese), a seguire Albania (9,8%), Marocco (9,6%), Cina (5,5%), Moldavia (5,3%) e Ucraina (4%).
Di essi il 67,4% risulta occupato in imprese con meno di 10 addetti, a conferma di come la piccola impresa mantenga un ruolo centrale nel tessuto produttivo locale.
Proseguendo nell’analisi si nota anche che, i lavoratori nati all’estero sono presenti in tutti i settori economici, in particolare nei servizi (53,1%), evidenziando in alcune province un ruolo di spicco di alcuni comparti economici, piuttosto che altri.
Ad esempio il settore industriale risulta superiore alla media nazionale per quanto concerne la presenza migrante a livello occupazionale del 37,1% a Reggio Emilia, del  35,4% a Parma, del 34% a Modena e del 34,75 a Forlì-Cesena, tutti valori superiori alla media nazionale (22,5%).
Mentre resta alta la presenza migrante nel lavoro agricolo nei territori del ferrarese, con il 33,6% dei nati all’estero occupati in provincia, contro una media nazionale dell’8,5%.
Dal punto di vista lavorativo le donne rappresentano il 42,2% degli occupati nati all’estero, un valore molto al di sotto della quota di presenze femminili tra i residenti stranieri (52,9%).
Per quanto riguarda il versante dell’imprenditoria immigrata invece si osserva che, in Emilia Romagna le imprese con titolare nato all’estero sono 48.806, ossia il 10,5% delle imprese registrate negli archivi camerali della regione, con un incremento del 3,4% rispetto al 2014 (14,6% se consideriamo il periodo 2011-2015) a fronte di un calo delle imprese con titolare italiano dello 0,7%.
Inoltre la metà di queste imprese svolgono lavoro di artigianato e sono gestite da donne.
Per quanto attiene la questione riguardante le rimesse, si osserva che nel 2015 dopo un biennio di crescita, si è registrato un calo del 2,2%, per un totale di invii registrati pari a 449,7 milioni di euro.
Interessante osservare inoltre che, le più importanti aree di destinazione non coincidono con quelle di origine degli occupati, infatti l’Europa pur essendo l’area di origine del 53,7% degli occupati, riceve il 32,4% delle rimesse, mentre l’Asia con il 16,2% degli occupati è destinataria del 34,7%.
A seguire osserviamo che l’Africa con il 22,7% degli occupati riceve il 23,4% delle rimesse, mentre tra i singoli paesi la Romania è quello che riceve maggior flusso di denaro (13,2%), seguendo nell’ordine Marocco (7,7%), Pakistan (7,2%), Bangladesh (6,9%), Cina (6,7%), Senegal (6,3%), Filippine (4,6%), India (4,4%), Moldova (3,9%), Ucraina e Albania (entrambe con il 3,5%).

I progetti nella moda per l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti

In Emilia Romagna l’accoglienza realizzata attraverso l’affidamento  al privato sociale, prevede la fornitura di servizi  di base come vitto, alloggio, abbigliamento e pocket money, ma anche l’insegnamento dell’italiano L2, l’assistenza alla presentazione delle domande di asilo, l’orientamento lavorativo e tutto quello che può favorire l’autonomia e l’integrazione del migrante nella società.
In tale contesto tra i progetti di formazione al lavoro, un modello che si sta sperimentando in provincia di Bologna risulta interessante, perché unisce nello stesso luogo accoglienza e formazione ad attività produttive, considerando anche il problema collegato ai rientri nei paesi di origine in seguito ai dinieghi.
Nello specifico il 16 luglio del 2016 è stato aperto a Marzabotto in provincia di Bologna un centro sperimentale di formazione ed accoglienza, promosso dalla cooperativa Lai-Momo e da Ethical fashion iniziative, il programma dell’agenzia delle Nazioni Unite “International trade center”.
Questo progetto in particolare, è nato per offrire un’opportunità di formazione laboratoriale nel settore della moda (nel campo della lavorazione della pelle per la confezione di borse e accessori).
Per questo sono stati selezionati un gruppo di richiedenti asilo, in base alle loro competenze pregresse e al grado di motivazione sviluppato.
In tal senso l’idea è stata quella di avviare un’esperienza formativa e produttiva, integrando ai servizi di accoglienza, percorsi di qualificazione professionale nonché occasioni di impiego in Italia, ma anche nei propri paesi di origine, in caso di volontà a rientrare in patria, in cui il programma delle Nazioni Unite ha sviluppato differenti produzioni per il settore della moda etica.
Il marchio Ethical fashion iniziative a partire dal 2009 ha così rappresentato importanti stilisti internazionali come Vivienne Westwood, Stella Mc Cartney e altri, ma anche marchi prestigiosi come Camper e Mimco a produrre parte delle loro collezioni in Africa e ad Haiti.
Tale progetto si pone come scopo prioritario quello di una produzione etica del lavoro in tutta la filiera ,impiegando principalmente donne.
Così attraverso il proprio lavoro e salari adeguati ricevuti, le lavoratrici e i lavoratori hanno la possibilità di accedere all’istruzione ai propri figli.
La collaborazione tra Ethical fashion iniziative e Lai-Momo ha avuto inizio nel 2015 con Generation Africa, attraverso l’iniziativa di riferimento dell’importante “Pitti immagine uomo”, in cui hanno sfilato in passerella le creazioni di quattro stilisti africani, e tra gli indossatori hanno sfilato anche 3 richiedenti asilo “bolognesi”.
In definitiva grazie a questo progetto (di Efi in Africa), le persone che sceglieranno di rientrare nei loro paesi, a causa del diniego dello status di rifugiato, potranno farlo con una formazione acquisita.

(Fonte:Dossier Statistico Immigrazione 2016)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)
 

di Antonietta Mastrangelo

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