SuperAbile






In Normativa e Diritti


I contesti regionali: la Liguria

Dossier Statistico Immigrazione 2016: “Analisi dei contesti regionali italiani”, i trend economici, occupazionali e socio-culturali collegati al fenomeno migratorio in Liguria.

20 luglio 2017

LA LIGURIA

Introduzione
Nel corso del 2015 la popolazione straniera residente in Liguria non ha registrato significativi mutamenti in termini numerici, con 136.216 presenze segnalate al 31 dicembre del 2015, una cifra comunque in calo rispetto all’anno precedente (138.697).
Tale diminuzione è stata determinata in parte da alcuni flussi di rientro verso i paesi di origine, ma in modo particolare, dal numero sempre crescente di acquisizioni della cittadinanza italiana.
Per quanto concerne invece il fronte delle iscrizioni anagrafiche, si osserva che gli stranieri residenti registrati sono stati 17.172, di cui 2004 nati sul territorio, 6.042 iscritti all’estero e 6.256 iscritti da altri comuni italiani.
Dal punto di vista delle cancellazioni si rilevano 212 morti, 1.129 cancellati per trasferimenti della residenza all’estero, 5.451 cancellati per trasferimento della residenza in altro comune italiano e 6.014 persone che hanno acquisito lo status di cittadini italiani, e quindi non più presenti all’interno delle statistiche relative all’immigrazione.
Infine sono 2.870 le persone straniere iscritte e 6.847 i cancellati per ragioni amministrative,come coloro i quali rientrano  a far parte dei cancellati dai registri erroneamente, oppure quelli definiti come “irreperibili” o che non hanno provveduto a rinnovare la dichiarazione di dimora abituale, a seguito della scadenza del permesso di soggiorno.
Si osserva inoltre che, il saldo negativo è pari a 2.841 cittadini stranieri in meno sul territorio ligure, un calo dovuto in gran parte all’acquisizione di cittadinanza italiana, un fenomeno che è di per sé indicatore del forte grado di stabilizzazione in atto in questa regione.
Tale processo è reso evidente anche dalla elevata presenza di lungo soggiornanti non comunitari, ossia cittadini stranieri presenti da più di cinque anni nel territorio nazionale, e che nello specifico ha vissuto fino ad ora in quella regione (65,2% dei circa 119 mila titolari di permesso di soggiorno contro una media nazionale del 61,8%).
Per quanto attiene i valori relativi all’incidenza percentuale, la componente straniera rappresenta l’8,7% dell’intera popolazione ligure, senza variazioni rilevate rispetto all’anno precedente (8,8%), con un valore massimo che continua a registrarsi in provincia di Imperia (10,6%).
In termini assoluti la provincia di Genova resta la residenza scelta dalla maggioranza delle persone straniere in regione, (52% del totale con 70.752 registrazioni in anagrafe), seguita da quelle di Savona (23.817), Imperia (22.821) e La Spezia (18.826).
Per quanto attiene invece la questione relativa al trasferimento all’estero , le persone straniere ne danno raramente comunicazione all’Anagrafe comunale, così rimangono iscritte come residenti pur non essendo più effettivamente sul territorio, generando anche il doppio effetto di avere un surplus di soggetti conteggiati tra i residenti, e una scarsa visibilità dei flussi migratori in uscita su base annua.
Tenendo presente questa considerazione e osservando l’aumentare negli ultimi anni dei flussi in uscita, dovuti al persistere degli effetti negativi della crisi, si può ipotizzare una diminuzione più significativa della popolazione straniera sul territorio ligure, dove invece continua ad aumentare quella italiana di origine straniera.
La crisi economica  appare quindi la causa principale degli spostamenti all’estero, come dimostra il loro aumento a partire dal 2000, ossia l’anno in cui è scoppiata la crisi globale.
Nonostante ciò le statistiche ufficiali non rilevano un contro esodo massiccio della popolazione straniera, e oltre a ciò è verosimilmente possibile che si verifichi una inversione di tendenza, qualora il tasso di sviluppo dell’economia italiana diventi più robusto.
In tale questione c’è anche da aggiungere che il processo decisionale ruotante attorno alle migrazioni di ritorno, è una fase molto complessa su cui intervengono molteplici fattori (individuale, famigliare e sociale), strettamente interdipendenti tra loro.
In tale quadro dobbiamo riflettere circa le condizioni che possono determinare una scelta definitiva sul restare o l’andare via, come ad esempio nel caso della perdita di un lavoro, un evento condizionato dalla situazione economica del paese di immigrazione.
In una circostanza come questa la possibilità di tornare a casa dipende anche dalle opportunità che il soggetto può trovare in patria, come una diversa situazione economica o politica del paese; un caso emblematico in tal senso è stato quello dell’Ecuador in cui i flussi di rientro sono stati favoriti dalla fase di ripresa sia economica che politica del paese, la quale ha sollecitato i propri connazionali a fare rientro in patria, con una serie di incentivi  e programmi.
A conferma di ciò nel 2015 sono stati 20.160 i cittadini ecuadoriani in Liguria, diminuiti del 10,6%,ma è anche possibile che siano stati molti gli ecuadoriani che abbiano ottenuto la cittadinanza italiana nel corso dell’anno.
Simile andamento è stato quello relativo alla collettività albanese, i cui membri sono diminuiti del 5,6%, e anche in questo caso, essi sono tra i principali protagonisti nelle acquisizioni della cittadinanza italiana.
Se da un lato sono aumentati i flussi in partenza per l’estero, dall’altro vi sono i nuovi arrivi provenienti soprattutto dall’area asiatica  e dall’Est europeo.
In particolare si riscontra una crescita dei residenti del Bangladesh (10,8% in più rispetto all’anno precedente), dell’Ucraina (+5%) e della Romania (+3%).
Altro incremento più contenuto in termini percentuali riguarda quello di Marocco e Tunisia(rispettivamente +2,1% e +3,4%).
Per quanto riguarda invece le nazionalità albanese, ecuadoriana, romena e marocchina, tali restano in ordine decrescente, le collettività più numerose, con valori assoluti attorno alle 20 mila unità per le prime tre e alle 13 mila per l’ultima.
Seguono a distanza l’Ucraina, la Cina e il Perù (tutte nell’ordine delle 4.000 unità), la Repubblica Domenicana (circa 3.800) il Bangladesh (circa 2.800) e la Tunisia (circa 2.600).
Per quanto attiene il versante religioso in Liguria, la maggior parte delle persone immigrate residenti sono di fede cristiana (56,9%, di cui i cattolici sono circa un terzo, gli ortodossi il 19,8% e i protestanti poco meno del 5%).
Mentre i musulmani rappresentano in regione il 50% del totale, il valore più alto stimato tra tutte le regioni italiane, un esempio che impone da un punto di vista numerico, di farsi carico delle esigenze di una società sempre più multi religiosa.
Sempre dal punto di vista dei movimenti demografici risulta interessante notare che, al flusso di migranti stranieri in entrata si affianca lo spostamento di tanti italiani, i quali scelgono di andare a vivere all’estero.
A tal proposito gli italiani residenti all’estero iscritti all’Aire al 31 dicembre 2015 risultavano 131.268 come cittadini italiani provenienti nello specifico dalla regione Liguria, residenti in maggioranza nell’America centro-meridionale (53,1%), ancora più in dettaglio in Argentina,Cile e Uruguay e in altri paesi europei quali la Francia, Svizzera, Regno Unito, Spagna e Germania.
Nel corso del 2015 si sono iscritti all’Aire 6.208 liguri, nel 43,5% dei casi le ragioni dell’iscrizione sono legate ad un’emigrazione dall’Italia (altri motivi ricorrenti sono la nascita all’estero da genitori italiani o il riacquisto della cittadinanza italiana).
Il fenomeno dell’immigrazione visto in tale ottica dunque, si configura sempre più come globale,con implicazioni all’interno del contesto italiano, ma anche all’estero, una situazione questa la quale andrebbe  valutata per l’impatto che tale esercita non solo sulla società italiana, ma anche nella percezione che si ha di questa nazione nel mondo con i suoi prodotti e il turismo prodotto.
Per quanto attiene l’emissione dei permessi di soggiorno (Dati Ministero dell’Interno), si osserva che la maggioranza dei permessi prodotti sono quelli di lungo soggiorno (65,2%), mentre il restante 34,8% è composto in gran parte da persone presenti per motivi di famiglia (42,3%) e di lavoro (41,3%).
I permessi per asilo o umanitari erogati per il 2015 in regione sono stati l’8,6%, per la maggior parte con richiesta di asilo.
I  rilasci dei permessi per lavoro sono molto ridotti (5,6%), i quali vengono superati da quelli familiari (41,1%) e da quelli per motivi di asilo/umanitari (35,9%).
Ricordiamo che a fine luglio 2016 sono stati 4.926 le persone richiedenti protezione internazionale ospitate in Liguria nelle strutture si accoglienza.

Il fenomeno migratorio e l’occupazione dei migranti in regione
In base al rapporto sull’economia regionale stilato da Banca d’Italia (giugno 2016), si evidenzia una ripresa dell’attività economica, che ha interessato anche il mercato del lavoro, segnando un miglioramento in ambito occupazionale ed un calo della disoccupazione.
Tale situazione però risulta riguardare in misura minore la componente straniera della popolazione, il cui tasso di occupazione è calato nell’ultimo triennio dal 64% al 56%, nonostante il numero delle persone straniere occupate sia aumentate del 5%, per l’effetto dell’incremento della popolazione straniera in età lavorativa disponibile sul mercato lavorativo.
Contemporaneamente il tasso di occupazione della popolazione italiana ha subito una contrazione più modesta dal 62,4% al 61,9%.
In base ai dati presenti nell’archivio Inail si mostra il trend del mercato occupazionale negli ultimi 10 anni, osservando che il saldo (ossia la differenza tra le persone assunte durante l’anno e quelle il cui lavoro è cessato) è stato positivo sino al 2007 mentre va calando progressivamente sino al 2011, pur rimanendo ancora positivo.
Dal 2012 i saldi sono sempre stati negativi, con una perdita complessiva di 8 mila posti di lavoro.
Proseguendo nell’analisi di questo trend occupazionale, il 2015 registra un saldo negativo di 1.145 unità rispetto al’anno precedente, quando le unità in meno furono circa 3 mila.

Ma è soprattutto il mercato in provincia di Genova  a mostrare segni di sofferenza, con un saldo negativo di 1.246 unità.
I cittadini nati all’estero che risultavano occupati a fine 2015 sono stati 77.396, di cui 48.835 maschi e 28.561 femmine.
Essi lavorano soprattutto nel settore dei servizi e nelle microimprese (da 1 a 9 addetti) per il 70,8%, ma in tale contesto va però considerato che l’archivio Inail include sia i lavoratori italiani nati all’estero che sono rimpatriati, sia quelli stranieri che hanno nel frattempo ottenuto la cittadinanza italiana, generando in tal modo una sovrastima degli occupati stranieri.
Dl punto di vista del lavoro autonomo, il numero di imprese condotte in Liguria da cittadini nati all’estero continua ad aumentare, arrivando a 19.234 unità (+5,2% rispetto all’anno precedente), mentre si registra un calo tra le imprese italiane (-0,7%).
Nel periodo che va dal 2011 al 2015 l’aumento delle imprese a gestione immigrata è stata del 20%, inoltre da sottolineare anche l’elemento rappresentato dal 43,6% di imprese immigrate che svolgono attività artigianali a conduzione femminile.
Per quanto concerne l’aspetto collegato all’erogazione delle prestazioni assistenziali e previdenziali, ancora una volta e anche per questa regione, si osserva come sia minimo il peso economico rappresentato dai migranti per le casse dello Stato, con lo 0,3% risultante in pagamento a cittadini non comunitari per quanto attiene le pensioni di vecchiaia, invalidità e superstiti da parte dell’Inps.
Anche le pensioni assistenziali corrisposte a 95.520 persone in tutto, vedono i beneficiari non comunitari incidere solo per il 2,3% sul complesso delle pensioni erogate nel territorio regionale.
Infine dal punto di viste delle rimesse, tali sono tornate ad aumentare nel 2015, raggiungendo la quota di 192.972 mila euro (+6,6% rispetto all’anno precedente), a fronte di una popolazione straniera più radicata.
Si tratta nello specifico di 1.453 euro annui pro capite, il 37,9% di questo flusso di denaro viene inviato in America centro-meridionale, il 24,5% resta in Europa, il 20,5% raggiunge l’Asia e il 16,4% l’Africa.
Per quanto attiene i paesi di maggiore destinazione si osserva che l’Ecuador resta al primo posto, prima della Romania e del Bangladesh, mentre l’Albania si colloca come ottavo paese per volume di rimesse inviate.

(Dossier Statistico Immigrazione 2016)
(Immagine tratta da Pixabay.com/© 2017 Pixabay)

di Antonietta Mastrangelo

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati