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OPZIONE DONNA - Primo rateo pensionistico dopo 12 mesi - Finestra mobile

Il primo rateo pensionistico verrà corrisposto esattamente 12 mesi dopo il raggiungimento del diritto alla pensione per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le lavoratrici autonome.

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10 maggio 2022

Premessa
Facendo una breve sintesi sui requisiti necessari per accedere al beneficio dell’Opzione donna, si precisa che il requisito contributivo e quello di età vanno entrambi maturati entro il 31 dicembre 2021. Questo significa che possono presentare domanda nel 2022 le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2021, i requisiti richiesti.

I requisiti restano quelli attualmente vigenti: 58 anni di età (59 le autonome) unitamente a 35 anni di contributi da perfezionare però entro il 31 dicembre 2021, a condizione di accettare una pensione interamente calcolata con il sistema contributivo. Il predetto requisito di età anagrafica non è adeguato agli incrementi alla speranza di vita.

Quindi, sono necessari 35 anni di contributi versati, congiuntamente all’età prevista per legge, alla data del 31 dicembre 2021.   

Decurtazione
Per effetto del passaggio al sistema di calcolo totalmente contributivo le lavoratrici che optano per il regime in questione subiscono mediamente una decurtazione sull'assegno che oscilla intorno 25-35% rispetto alle regole del sistema misto. Il taglio è tuttavia molto variabile a seconda dell'età della lavoratrice e dalle caratteristiche di carriera, retribuzione ed anzianità contributiva maturata alla data di accesso al regime. In ogni caso questa penalizzazione che, come indicato, può comportare un taglio fino al 20, 25 al 30-35%, anche nel caso in cui si tratti di lavoratrici con molti contributivi versati prima del 1996 e che, quindi, andrebbero valutati con il sistema retributivo.

Periodo di slittamento
L’altro lato negativo non riguarda solo la decurtazione ma anche i tempi, cioè, il primo assegno pensionistico verrà corrisposto esattamente 12 mesi dopo il raggiungimento del diritto, per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome. Per esempio: una dipendente che abbia compiuto 58 anni nel novembre 2021 e abbia 35 anni di contribuzione deve aspettare a dicembre 2022 per avere per il primo rateo di pensione (12 mesi di finestra). Si tratta quindi di un periodo "personalizzato" in quanto l'apertura della finestra dipende dalla data in cui la lavoratrice ha raggiunto i requisiti per la pensione.

La pensione verrà pagata dopo l’apertura della finestra: è naturalmente possibile lasciare il lavoro al momento in cui si maturano i requisiti ma in questo caso si resterà per un certo periodo senza stipendio né pensione. Se invece si continua a lavorare, i contributi versati andranno a migliorare il futuro importo della pensione.

Le finestre, comunque, sono differenti e variano in base alla pensione a cui il lavoratore aderisce: quota 100, Opzione donna, pensione anticipata, pensione per i lavoratori precoci, di vecchiaia e ancora quella di anzianità e la totalizzazione.

Durante il periodo della finestra mobile, cioè tra il raggiungimento dei requisiti per andare in pensione e la decorrenza della pensione, il lavoratore ha piena libertà di decidere se smettere di lavorare o continuare a lavorare anche se nella maggior parte dei casi si decide di continuare a lavorare perché altrimenti nei mesi di finestra mobile si rimarrebbe senza reddito, in quanto non si percepisce la pensione e, smettendo di lavorare, anche lo stipendio.

A questo punto viene naturale chiedersi se lo stipendio che si percepisce, se si decide di continuare a lavorare nel periodo della finestra, incide e in quale misura sulla pensione finale. Per il calcolo della pensione finale con sistema retributivo o contributivo o misto potrebbe essere utile rimanere a lavoro nel periodo della finestra mobile perché lo stipendio che si percepisce in questo periodo di lavoro contribuisce ad aumentare la somma effettiva che sarà liquidata al momento della pensione.

Decidendo, invece, di non lavorare nei mesi previsti dalla finestra mobile, non solo non si percepisce né stipendio, per sospensione dell’attività lavorativa, né pensione perché durante i mesi della finestra si resta in attesa della decorrenza effettiva della pensione, ma il calcolo della pensione finale non subisce alcun eventuale aumento che potrebbe, invece, subire lavorando qualche mese in più.

L’incidenza dei mesi di lavoro durante il periodo della finestra sulla pensione finale dipende chiaramente dalla retribuzione che si percepisce e dagli eventuali mesi di lavoro in più che potrebbero contribuire ad aumentare l’importo finale della pensione. 

Tuttavia, queste sono le informazioni in linee generali, ma considerando che ogni trattamento pensionistico ha le sue regole, suggeriamo di contattare l’Inps prima, eventualmente prendendo appuntamento, per parlare con il responsabile dell’area in modo di avere una consulenza diretta e relativo calcolo pensionistico.


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     Immagine tratta da pexels.com

di Gabriela Maucci

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