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Lombardia bipartisan, ecco la legge per i caregiver famigliari

Frutto di un percorso condiviso la legge è stata approvata in via definitiva dal Consiglio regionale. Prevede momenti di formazione, di assistenza psicologica e di riconoscimento del ruolo. "Ma serve un intervento nazionale che affronti il tema a 360 gradi"

24 novembre 2022

MILANO - Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato in via definitiva il progetto di legge che regolamenta la figura del caregiver familiare. La materia è decisamente importante, soprattutto in una situazione di relativa carenza di medici, infermieri e professionisti sanitari: si tratta del riconoscimento formale del ruolo di chi, in famiglia, accudisce un soggetto fragile. Il provvedimento prevede momenti di formazione sociosanitaria, di assistenza psicologica e di riconoscimento del ruolo, in termini di crediti e certificazione, che attestino funzioni e competenze.

"Il progetto di legge è frutto di un percorso condiviso, portato avanti dal gruppo di lavoro tecnico-politico, a cui hanno partecipato attivamente anche le associazioni dei famigliari perché era necessario sentire la voce di chi quotidianamente mette a disposizione gratuitamente il proprio tempo e le proprie energie per una persona cara che ha bisogno di assistenza", spiega il presidente della commissione Sanità Emanuele Monti. "Nella maggior parte dei casi, i caregiver sono persone che dopo una notte insonne, trascorsa ad assistere il proprio familiare, si svegliano e vanno a lavorare. Abbiamo riscontrato il bisogno e il dovere di dare loro risposte e di intervenire legislativamente in tal senso" aggiunge.

"La famiglia è da sempre il punto di riferimento primario della società lombarda, e questa è una legge pensata e voluta proprio per la famiglia e per chi in famiglia si sacrifica per garantire amore e vicinanza ai propri cari in difficoltà e bisognosi di assistenza. Sostenere e supportare la figura del caregiver, pertanto vuole dire innanzitutto tutelare le famiglie" ha aggiunto il presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi.

Il testo della legge è il frutto del lavoro di oltre tre mesi di sedute del gruppo di lavoro della Commissione Sanità coordinato dalla vicepresidente Simona Tironi, che ha preso in considerazione i tre progetti di legge depositati da PD, FI e Lega, poi abbinati, l'iniziativa popolare iosonocargiver e le due proposte di legge al Parlamento promosse dal Partito Democratico e da Luigi Piccirillo, consigliere del Gruppo Misto. Insomma, un vero e proprio lavoro unitario che ha valicato colori e schieramenti, con l'obiettivo di tutelare al meglio questa categoria. Durante la discussione alcune associazioni di caregiver lamentavano il fatto che ci vorrebbe per la categoria una retribuzione economica diretta, e non solo tutele e incentivi.

"Questa mattina ho ricevuto personalmente una delegazione dei rappresentanti delle famiglie, con i quali abbiamo aperto un'interlocuzione. E' giusto che pongano queste osservazioni, ma sono punti che non può risolvere la Regione Lombardia- spiega Tironi a margine- perché il caregiver familiare, non essendo professione riconosciuta, non può avere compensi di natura economica".

Per quanto riguarda la definizione di caregiver infatti si fa riferimento alla legge nazionale del 2017, ossia "la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell'altra parte dell'unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado o di un familiare entro il terzo grado che a causa di infermità, disabilità non sia autosufficiente, sia riconosciuto invalido o sia titolare di indennità di accompagnamento".

Ad ogni modo, per quanto riguarda gli interventi a favore dei prestatori di cure, la Regione, nei limiti delle risorse disponibili, prevede forme di sostegno economico per l'adattamento domestico, l'abbattimento delle barriere architettoniche, la fornitura di ausili e presidi, la stipula di polizze calmierate a favore dei caregiver e percorsi di supporto psicologico, promuovendo di fatto "forme di collaborazione con tutti i soggetti istituzionali e il Terzo Settore". Lo stanziamento iniziale per il prossimo triennio è di circa 900.000 euro.

Approvati anche alcuni emendamenti a firma del Consigliere Luigi Piccirillo e della Consigliera Elisabetta Strada (Lombardi civici europeisti) in merito ai temi della formazione, della politica attiva del lavoro e del riconoscimento della qualifica per genitori con figli minori. La nuova legge lombarda, riprendendo la definizione dettata dalla legge nazionale, precisa che per caregiver familiare, si intende quel "soggetto volontario che integrandosi con i servizi sociali, sociosanitari e sanitari, contribuisce al benessere psico-fisico della persona assistita e opera, in relazione alla situazione di bisogno, nell'ambito del piano assistenziale individualizzato (PAI)". Il tema è stato affrontato già in alcune Regioni (Emilia-Romagna, Campania, Umbria e Provincia autonoma di Trento) con disposizioni diverse.

Nello specifico il documento, composto di nove articoli, definisce ambiti e competenze del caregiver all'interno del sistema dei servizi pubblici e privati; stabilisce le funzioni della Regione e dei Comuni per assicurare sostegno e affiancamento al caregiver nello svolgere assistenza qualificata, sulla base di un attestato di competenza, anche avvalendosi di specifici percorsi formativi. Attenzione viene, inoltre, rivolta all'inserimento lavorativo del caregiver, una volta terminata la propria attività di cura. Quel che manca, ora, è "un intervento nazionale che affronti il tema a 360 gradi", come sostiene l'esponente del Carroccio Alessandra Cappellari, che comunque ha fiducia "della disponibilità del Ministro per le disabilità Alessandra Locatelli, considerata la sua attività da ex assessore che ha affrontato il tema nel gruppo di lavoro in Regione Lombardia". Una legge nazionale necessaria anche per il dem Samuele Astuti, anche considerando la grandezza della platea di riferimento: "L'Istat segnalava già nel 2017 che i caregiver in Italia erano 7,3 milioni, il 60% donne, la maggior parte di età compresa fra i 45 e i 64 anni- afferma Astuti- mentre il loro valore è stimato intorno ai 50 miliardi di euro".

Soddisfazione anche da parte del consigliere di +Europa Michele Usuelli, perchè gli emendamenti in commissione "hanno allargato la definizione di caregiver anche agli assistenti familiari e previsto anche per loro momenti formativi, riconoscendo il lavoro che tanti giovani fanno nelle attività di cura ed assistenza familiare".

Voto favorevole anche da parte del pentastellato Gregorio Mammì: "Oggi abbiamo mosso un primo passo, ma abbiamo dato risposte insufficienti: 300.000 euro da destinare ai caregivers, mentre il Presidente Fontana ne spende 400.000 solo per l'evento d'avvio della propria campagna elettorale, sono una scelta che rischia di degradare l'intero lavoro che abbiamo portato avanti in commissione". Ad ogni modo, anche per Mammì è evidente che la Regione Lombardia "non può garantire una pensione a tutti i caregivers, né mai li potrà inquadrare come OS: serve una legge statale, serve un impegno del Governo che al momento non è arrivato".

Un sostegno quello del governo, che può giungere come anticipato dall'ex assessore e ora ministro Alessandra Locatelli. Ne è convinta anche la sua sostituta in Regione, Elena Lucchini: "Sono convinta che il ministro Locatelli saprà dare continuità a questa norma su scala nazionale e con lei ci stiamo confrontando su diversi temi, tra questi anche il caregiver", afferma a margine della conferenza stampa a Palazzo Pirelli.

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