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Lombardia, una legge per l'assistenza a persone con paralisi

Il testo, approvato all'unanimità nella commissione regionale Sanità, sarà discusso martedì 29 novembre. Previsto un incremento di risorse e posti letto e la creazione de "la Rete fra Unità Spinali e Strutture riabilitative del Territorio"

17 novembre 2022

ROMA - Sei mesi di tempo per definire l'incremento di dotazione complessiva di risorse e posti letto delle Unità Spinali lombarde e dodici mesi per creare "la Rete fra Unità Spinali e Strutture riabilitative del Territorio (RUST)". Questi i tempi dettati dal progetto di legge per sviluppare l'assistenza alle persone con paralisi, traumatica e non traumatica, approvato all'unanimità nella commissione Sanità di Regione Lombardia. Il testo, elaborato da un gruppo di lavoro bipartisan, sarà discusso nella seduta del Consiglio regionale lombardo di martedì 29 novembre.
Il documento, 16 articoli, definisce le Unità spinali come "struttura complessa di alta specialità riabilitativa, finalizzata ad affrontare e soddisfare i bisogni clinici, terapeutici-riabilitativi e psicologico-sociali delle persone con lesione midollare, traumatica e non traumatica".

Il progetto di legge prevede che l'unità spinale sia collocata presso un ospedale sede di DEA di II° livello, riconoscendo i reparti dedicati già attivi all'ospedale "Niguarda" di Milano, al "Morelli" di Sondalo (SO) e presso il presidio di Mozzo del "Papa Giovanni XXIII" di Bergamo, che ospitano attualmente 74 posti letto. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, inoltre, la Giunta regionale dovrà definire, secondo il fabbisogno regionale, l'incremento di dotazione complessiva di risorse e posti letto delle Unità Spinali lombarde.

Il testo punta poi a creare, entro dodici mesi, "la Rete fra Unità Spinali e Strutture riabilitative del Territorio (RUST)", individuando modelli di percorso assistenziale e presidi del territorio per garantire i servizi necessari alla persona con lesione al midollo spinale, anche in seguito alle dimissioni ospedaliere. Piena cittadinanza viene riconosciuta alle associazioni di utenti e familiari, che possono collaborare sia per la cura e riabilitazione sia per gli aspetti socializzanti, ricreativi e di inclusione sociale e lavorativa

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