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Fine vita, Binetti: l'autodeterminazione non è un principio assoluto e astratto

La senatrice interviene al dibattito "Diritto alla vita o diritto alla morte". "Potenziando la rete dei centri per le terapie del dolore preveniamo le richieste di suicidio"

11 aprile 2022

ROMA - "La volontà di ciascuno di noi non è un principio lineare assoluto. Ogni scelta che prendiamo ha molti fattori di condizionamento. Il principio di autodeterminazione, dunque, non è un'astrazione, non prescinde da quello che sei, dal tuo vissuto. La libertà non può maturare in un contesto libero da condizionamenti". Lo ha affermato Paola Binetti, senatrice Udc, intervenendo al dibattito sul fine vita, intitolato 'Diritto alla vita o diritto alla morte', organizzato dall'associazione giovanile 'Face to face' presso la Sala Caduti di Nassyria del Senato.

Riguardo al diritto di un malato incurabile di decidere di porre fine alla propria vita con una procedura medicalmente assistita, la senatrice e neuropsichiatra ha esortato i giovani presenti in sala a non essere "così certi che la persona che sostiene di voler morire in quel modo e in quel momento, lo voglia davvero". Sempre in tema di principio di autodeterminazione, Binetti ha sottolineato come "ogni volta che si evoca un diritto, si evoca automaticamente anche un dovere. Se tu hai il diritto alla cura (come recita l'articolo 32 della Costituzione), noi (medici, personale sanitario, istituzioni, ndr) abbiamo il dovere di darti la cura, ovviamente se questa cura c'è per la tua patologia".

Di fronte all'obiezione secondo cui impedire a un malato di scegliere di morire significhi imporgli una sofferenza, la senatrice ha tenuto a precisare che "nessuno ha il diritto di far soffrire alcun paziente, ma nessuno ha il dovere di farlo morire. Il dovere del sistema sanitario è di curare, scandagliando tutte le possibilità per assicurare le migliori condizioni possibili per venire incontro al dolore. La vera critica va fatta alla mancata applicazione della legge 38 che non ha investito a sufficienza nella ricerca per i farmaci contro il dolore".

"La richiesta eutanasica può venire e in genere viene da pazienti giovani che sono andati incontro a un incidente grave o da pazienti di tipo neurologico che subiscono un decadimento fisico accompagnato da una grande lucidità mentale ed emotiva. Noi- ha ribadito Binetti- dobbiamo lavorare per prevenire queste richieste di suicidio".

"Il dibattito su questo tema, quello della vita, della sofferenza, dello sviluppo della ricerca scientifica, dei modelli di assistenza e presa in carico di pazienti che attraversano un momento delicato della vita è al centro del dibattito parlamentare. Alla Camera, alcuni mesi fa, si è concluso il dibattito proprio su questi temi che ha espresso una spaccatura politica molto alta. Questa spaccatura- ha spiegato la senatrice- si è costruita su due modelli: da una parte, chi è a favore di quella che io chiamo 'opzione eutanasica' e sostiene il titolo della legge che- ha precisato Binetti- indicando la morte volontaria ma medicalmente assistita, contiene una contraddizione. Dall'altra parte, chi è contrario alla legge e chiede un investimento forte nella linea della legge 38 che istituisce la rete delle cure palliative e la rete dei centri di terapia contro il dolore. Da una parte- dunque- c'è chi vuole anticipare la morte perché la vita sembra diventata insopportabile, dall'altra c'è chi sostiene ci sia ancora una possibilità, ma non sul piano dell'accanimento terapeutico quanto sul piano della possibilità di fare sempre qualcosa in più per lenire dolore e sofferenza delle persone incurabili. Una opzione è centrata sulla volontà individuale, l'altra sulla solidarietà. Posizioni che partono da una posizione antropologica diversa".

"Il punto di convergenza- ha proseguito la neuropsichiatra- non va trovato nella morale cattolica, ma nella legge naturale che viene prima della morale cattolica ed è la madre di ogni forma di legge positiva. Anche coloro che dubitano del concetto di natura sanno che comunque questo punto va trovato. Tant'è vero che in bioetica il principio primo non è quello di beneficenza (fare del bene), ma di non maleficenza (non fare del male). Una bioetica laica. Noi stiamo cercando quei punti di contatto che ineriscono la natura dell'uomo, alla quale corrispondono alcuni comportamenti. Il nostro dibattito- ha tenuto a ricordar Binetti- deve essere sufficientemente garantista delle libertà delle opinioni, ma sufficientemente rigoroso da sapere che il valore da cui partono tutte le opinioni non può essere messo in discussione. Si può discutere di tutto, ma al punto della legge della vita bisogna tornare e da quello non si può prescindere".

Quella per i diritti di tutti i malati, ha concluso la senatrice Udc, è una "battaglia concreta per i diritti umani affinché questi malati non solo non soffrano, ma siano sempre accompagnati e aiutati, che abbiano a disposizione tutti gli ausili di cui hanno bisogno e sappiano che la ricerca si occupa della loro patologia".

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