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Sanità. Il Piemonte taglia 5 milioni agli extra Lea, Pd: dispetto a Torino

Il taglio che porterà lo stanziamento a 45 milioni, invece dei 50 previsti, è stato annunciato dall'assessore al Welfare Maurizio Marrone in commissione, dove ha presentato il Bilancio di previsione finanziario 2022-2024. Marrone: riprogrammiamo. Canalis e Grimaldi: colpo alla non autosufficienza

30 marzo 2022

TORINO - Fa discutere la riduzione di 5 milioni dello stanziamento della Regione Piemonte per gli extra Lea, ovvero quelle prestazioni sanitarie non ricomprese nei livelli essenziali di assistenza: secondo l'opposizione è un dispetto alla Città di Torino, la prima che nel 2004 iniziò a sostenere economicamente la non autosufficienza.

Il taglio che porterà lo stanziamento a 45 milioni, invece dei 50 previsti, è stato annunciato oggi dall'assessore al Welfare Maurizio Marrone in commissione, dove ha presentato il Bilancio di previsione finanziario 2022-2024. La riduzione di budget, ha spiegato Marrone, "si iscrive in una generale riduzione delle spese sostenute dalle Asl su questo tema, in funzione anche della nuova programmazione prevista per le strutture psichiatriche. Stiamo comunque lavorando al progetto riguardante il Fondo sociale europeo per andare a garantire che non ci sia nessuna riduzione delle prestazioni domiciliari, a partire dagli assegni di cura".

Una riduzione che ha fatto protestare l'opposizione di Pd e Luv, che hanno rilasciato una nota congiunta dalla consigliera democratica Monica Canalis e del consigliere della sinistra Marco Grimaldi: "Il fondo extra Lea prevedeva 55 milioni di euro nel 2019, 53 milioni nel 2020 e 50 milioni nel 2021. Nel 2022 la previsione è scesa addirittura a 45 milioni di euro". Una spesa che, secondo l'opposizione, andava aumentata.

La rassicurazione di Marrone sull'uso del fondo di coesione sociale per rimpinguare il budget degli extra Lea "non ci può rasserenare: ci saremmo aspettati dal neo assessore Marrone, che tra l'altro è torinese, una difesa della spesa storica sulla non autosufficienza a Torino, città nella quale nel 2003 è nata la sperimentazione di assistenza sociale e sanitaria a domicilio, poi replicata nelle altre Asl della Regione".

Quello che Grimaldi e Canalis rinfacciano alla giunta Cirio è "un particolare accanimento sulla città di Torino" da parte di una esecutivo in "disimpegno sulle fragilità sociali. Nell'Asl città di Torino le persone beneficiarie di assegni di cura erano 4.799 a fine 2019 e 4.672 a fine 2020. Cosa farà l'Asl città di Torino dei malati in lista d'attesa?"

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