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Disabilità, Simla: gli esperti medico-legali indispensabili per la definizione dei decreti

La Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni chiede al ministro per le Disabilità, Erika Stefani l'inserimento di esperti della disciplina medico-legale all'interno della Commissione di studio redigente, per l'elaborazione degli schemi dei decreti legislativi in attuazione della legge delega sulla disabilità

17 marzo 2022

ROMA - "Un appello necessario per valorizzare, nell'ambito del processo legislativo che porterà alla definizione dei decreti attuativi della legge delega, i medici legali che quotidianamente operano nella valutazione della disabilità". A tal proposito, la Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni (Simla) chiede al ministro per le Disabilità, Erika Stefani l'inserimento di esperti della disciplina medico-legale all'interno della Commissione di studio redigente, per l'elaborazione degli schemi dei decreti legislativi in attuazione della legge delega sulla disabilità (legge 22 dicembre 2021, n.227, Delega al Governo in materia di disabilità).

Una condizione essenziale in quanto "la valutazione della disabilità- sottolinea il professore Francesco Introna, presidente della Simla- promana da un giudizio medico e quindi appare evidente che il legislatore, nella fase di attuazione della norma, comprenda che sono indispensabili ed irrinunciabili le competenze tecnico-scientifiche e la metodologia valutativa nonché le competenze culturali proprie della disciplina medico legale".

Il decreto ministeriale che istituisce la Commissione (dm 9 febbraio 2022)- spiega la nota- ha previsto la nomina, tra i membri della Commissione di studio, di esperti di varie discipline, tra gli altri, in materie giuridiche, sanitarie e assistenziali, legate alla disabilità, mentre, seppur resta possibile la formazione di “apposite sottocommissioni avvalendosi anche di ulteriori esperti di comprovata esperienza nel settore di rispettiva competenza”, appare inspiegabile l'esclusione in partenza degli esperti di medicina-legale, che sarebbero strategici nel dare attuazione ad alcune specifiche richieste che appunto derivano dal processo di valutazione della disabilità.

La Commissione- prosegue il comunicato- sarà determinante nel dare corpo alle sollecitazioni della legge delega che, entrata in vigore alla fine dello scorso anno, richiede di revisionare e riordinare le disposizioni vigenti in materia di disabilità, in attuazione dei riferimenti costituzionali, della Convezione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, della Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, e della risoluzione del Parlamento europeo del 7 ottobre 2021, sulla protezione delle persone con disabilità, al fine, tra le altre cose, di “garantire - si legge all'articolo 1 della legge - alla persona con disabilità di ottenere il riconoscimento della propria condizione, anche attraverso una valutazione della stessa congruente, trasparente e agevole che consenta il pieno esercizio dei suoi diritti civili e sociali, compresi il diritto alla vita indipendente e alla piena inclusione sociale e lavorativa” e anche “l'effettivo e pieno accesso al sistema dei servizi, delle prestazioni, dei trasferimenti finanziari previsti e di ogni altra relativa agevolazione”.

"La volontà del legislatore- ha aggiunto il professore Introna- risulta quindi chiara e inequivoca: da un lato ricomporre ad unitarietà definitoria e accertativa le innumerevoli previsioni vigenti di benefici, perlopiù economici, diretti o indiretti, in materia di assistenza sociale, dall'altro promuovere, ove sia possibile e richiesto, una strategia di interventi, in forma di servizi e 'accomodamenti ragionevoli', individuale e personalizzata".

La norma, pertanto, avvia la transizione da un sistema improntato su una logica “indennitaria” della menomazione a un sistema orientato al 'reinserimento' e alla promozione dell'autonomia del soggetto invalido sulla base di pari opportunità con gli altri. E in tal senso, il punto di partenza da cui poi deriva la valutazione della disabilità è determinato in maniera evidente da un giudizio medico.

"L'elemento base di ogni valutazione- ha aggiunto Antonina Argo, vicepresidente della Simla- che è determinante anche in relazione alle capacità residue del soggetto, cioè cosa può fare e come valorizzarlo, non può che partire dall'apprezzamento della menomazione, ovvero il tradizionale accertamento in negativo di ciò che il soggetto ha perso in termini di invalidità e quindi la valutazione medico-legale della menomazione non può che rimanere il punto di partenza, anche in ottica del miglior reinserimento dell'invalido, secondo valutazioni successive - nelle quali intervengono anche altre e pertinenti figure professionali - che hanno il compito di tramutare ciò che si è perduto in ciò che si può ancora fare e opportunamente valorizzare e facilitare".

La legge delega- spiega ancora la nota- prevede una riforma complessiva della materia della disabilità che sarà completata entro il secondo trimestre del 2024 con l'adozione da parte del Governo dei decreti legislativi, secondo quanto dichiarato dal ministro nel corso di un question time alla Camera.

"Quanto prevede la normativa- ha sottolineato il dott. Lucio Di Mauro, segretario della Simla- in particolare, l'unicità del processo valutativo nei vari ambiti assistenziali, rappresenta, a ben vedere, la sintesi di quanto la nostra disciplina ha invocato da ormai molti anni e cioè una valutazione medico-legale 'monadica', unica, coerente, non contraddittoria, valida per tutti i soggetti invalidi meritevoli di assistenza sociale; il tutto sulla base di un doveroso aggiornamento dei valori indicativi delle percentuali di invalidità per le minorazioni e malattie invalidanti".

Allo stato attuale, la Commissione di studio redigente- conclude la nota- è affiancata da una Commissione istituzionale di tipo consultivo, presieduta dal ministro, con rappresentanti delle Amministrazioni centrali, dell'Istituto superiore di sanità, delle regioni, dell'Anci, dell'Inps, dell'Inail, dell'Istat, delle associazioni di categoria e dai rappresentanti del comitato tecnico-scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.)

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