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Marche, centinaia di “no” alla nuova struttura per 175 anziani e disabili

Continuano le proteste per la realizzazione di una grande struttura sanitaria a Rapagnano (Fm). Petizione di sei organizzazioni promotrici, a cui ora se ne aggiungono molte altre: raccolte centinaia di firme. Grusol: “L'impegno è come de-istituzionalizzare e non come re-istituzionalizzare”

2 novembre 2021

ROMA – Una raccolta firmeper fermare la costruzione di una nuova, grande struttura sanitaria, destinata ad accogliere 175 persone anziane o con disabilità a Rapagnano, in provincia di Fermo: la petizione è stata lanciata nei giorni scorsi da Grusol, il gruppo solidarietà guidato da Fabio Ragaini. “Abbiamo promosso una raccolta firme per chiedere alla Regione di ritirare il provvedimento e di modificare la normativa che stabilisce i requisiti per le autorizzazioni alle strutture di questo tipo – spiega Ragaini – che sono la riproposizione di un modello che riteniamo inaccettabile e superato e che determina isolamento ed emarginazione in queste persone. Chiediamo servizi più ancorati alle comunità e un sostegno il più vicino possibile alla dimensione familiare, non strutture come queste che giudichiamo separanti e non inclusive”.
La raccolta firme, che sarà inviata al presidente regionale Francesco Acquaroli, all’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini e al presidente della Commissione regionale sanità, in poche settimane ha già superato le 200 sottoscrizioni e racconto numerose adesioni, a partire dai sindacati Cgil, Cisl e Uil e dalle principali associazioni, non solo a livello regionale ma anche nazionale.

La struttura dovrebbe comprendere 70 posti di cure intermedie, 39 posti di Rsa per persone non autosufficienti, 6 posti di riabilitazione intensiva per disabili, 21 posti di riabilitazione intensiva e 19 di comunità protetta per la salute mentale. Si aggiungono poi 20 posti semiresidenziali (diurno) per persone con demenza. I promotori della petizione chiedono il ritiro dell’autorizzazione alla realizzazione della nuova struttura e la contestuale revisione delle norme sulle autorizzazioni. Secondo quanto riferito da Grusol oggi in una nota, “il Sindaco di Fermo ha comunicato di aver richiesto il ritiro del decreto”.

Si tratta, ribadiscono i promotori, di “una mobilitazione importante, perché, a partire dalla specifica vicenda (la creazione di un contenitore indifferenziato in risposta ad esigenze differenti ed avulso da ogni contesto territoriale), porta l’attenzione sulla concezione delle politiche sociali e sui modelli dei servizi. E’ inaccettabile che, a fronte dell’enfasi sulla personalizzazione degli interventi, sul ruolo dei contesti territoriali, sulla centralità del progetto di vita, sulla libertà di scelta delle persone (dove e con chi vivere), si innestino poi corto circuiti di questo tipo, derive emarginanti, che portano con sé separazione ed emarginazione. Oggi l’impegno da assumere è come de-istituzionalizzare e non come re-istituzionalizzare. Non si può sostenere a parole l’impegno a favore delle fasce più deboli della popolazione e poi promuovere e sostenere la realizzazione di luoghi che isolano e marginalizzano”.

Per i promotori, dunque, “portare l’attenzione su questa vicenda esemplare, significa rimettere al centro dei discorsi e delle decisioni il tema della qualità dei servizi, e con essi quello dell’abitare, sulla base del principio irrinunciabile di politiche inclusive e del fermo rifiuto di modelli, che richiamino esperienze di separazione dalla comunità. I servizi non possono essere concepiti alla stregua di centri commerciali. Per queste ragioni le nostre organizzazioni hanno cercato in tutti i modi di contrastare l’approvazione dei nuovi requisiti di autorizzazione (approvati dalla precedente amministrazione nel luglio del 2020), che permettono a tutte le strutture già attive (ed a quelle di nuova costruzione, come Rapagnano insegna), la realizzazione di cittadelle di questo tipo, che celano, sotto i principi dell’efficienza e della razionalizzazione dei costi, servizi separati ed emarginanti. E’ allora importante che tutti (istituzioni, operatori, organizzazioni del terzo settore, singoli cittadini) esercitino l’impegno della propria non delegabile responsabilità personale. Occorre evitare questo inaccettabile ritorno indietro. Non per alcuni, ma per tutti”, conclude Grusol.

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