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Chiusi per freddo. Trenta persone disabili restano (di nuovo) a casa perché il riscaldamento non c’è

Ieri l’annuncio della cooperativa Al parco di Roma: “La mancata attivazione dell’impianto di riscaldamento da parte della Croce rossa italiana ci costringe a chiudere a tutela dei nostri ragazzi e degli operatori”

2 dicembre 2020

ROMA – Chiusi per freddo. È così che trenta utenti con disabilità psichica da ieri, 1 dicembre, restano a casa perché la struttura che li ospita, il centro diurno semiresidenziale gestito dalla cooperativa Al parco, in un immobile di proprietà della Croce rossa italiana nel parco di Villa Maraini in via Ramazzini 31 a Roma, si ritrova senza riscaldamento. Dopo la comunicazione da parte degli operatori alle famiglie, ieri è apparso il post sulla pagina Facebook della cooperativa: “La mancata attivazione dell’impianto di riscaldamento da parte della Croce rossa italiana ci costringe a chiudere a tutela dei nostri ragazzi e degli operatori”. Non basta il Covid, dunque: dopo il lockdown che aveva già messo in sofferenza le persone disabili che frequentano il centro e le loro famiglie, ora la riabilitazione, la continuità assistenziale, la relazione quotidiana si bloccano di nuovo per motivi, così pare, amministrativi e con esiti che, sempre ma oggi più che mai, si dovevano evitare.

Abbiamo sentito Fabio Micaroni, presidente della cooperativa Al parco: “La Croce rossa non ha attivato il riscaldamento e siamo stati costretti a fermare il servizio semiresidenziale. Noi avevamo scritto a suo tempo che i riscaldamenti non funzionavano ma non era stato dato seguito, così siamo stati costretti a chiudere per la tutela di tutti.  Dopo qualche ora dalla comunicazione della chiusura, ieri la Croce rossa ci ha però dato comunicazione che ci invierà una bozza di contratto per intestare a noi il contratto di manutenzione della caldaia. Siamo contenti di questo, solo che ci hanno pensato un po’ tardi, a dicembre”.

La cooperativa Al Parco svolge servizi di carattere sanitario e sociale nei locali di via Ramazzini da almeno trent’anni e, tiene a dire Micaroni, “paghiamo l’affitto tutti i mesi”. Prosegue: “Già gli utenti erano in sofferenza per gli effetti del lockdown, ora a disagio si somma disagio, per loro e per i loro familiari, che si vedono costretti a non poter lavorare per l’impegno di assistere i figli a casa. Sono tanti i disagi. Infine, anche noi come cooperativa perdiamo soldi. Sembra strano che un ente come la Croce rossa, che si preoccupa degli ultimi e di chi sta in difficoltà, non si preoccupa di quel che succede in casa propria (gli uffici della Croce rossa sono proprio qui sopra)”.

La coop sociale Al Parco è nata nel 1979 con la denominazione di Gruppo di Ricerca di Psichiatria Sociale e inizialmente operava proprio in collaborazione con la Croce rossa, successivamente in maniera autonoma. E’ accreditata presso la Regione Lazio (ex articolo 26 della legge 833/78 “Prestazioni di riabilitazione”). Gestisce anche servizi domiciliari, che naturalmente stanno proseguendo. Quanto sta accadendo oggi sul fronte dei disagi dovuti ai riscaldamenti “si inserisce in un contesto più ampio di uno sfratto in corso - accenna Micaroni -, una comunicazione di sfratto anticipata a suo tempo dalla Cri e confermata di recente. Anche se le due cose - dice con convinzione il presidente di Al parco - non sono affatto connesse”. (ep) 

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