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Bimbo autistico rifiutato, Istituto Serafico: “Siamo disponibili”

La presidente Di Maolo su Facebook, offre il pieno sostegno del Centro di Assisi nel prendersi cura del bambino e dei suoi genitori: "Conosciamo tante situazioni di disperazione"

26 luglio 2019

ROMA - "Leggo ora la notizia uscita sui giornali del bambino autistico di 11 anni 'rifiutato dalla famiglia’.Ci tengo a dire subito che il Serafico si rende immediatamente disponibile ad accogliere il bambino e a prendersi cura di lui e dei suoi genitori". Lo scrive sulla sua pagina Facebook Francesca Di Maolo, presidente dell'Istituto Serafico di Assisi.

Come "Casa Sebastiano", "anche noi ci siamo per questo bambino, e per tutti gli altri che come lui hanno bisogno, ancora prima che di un centro di riabilitazione, di essere accolti. Ci siamo per i loro genitori. Di situazioni di disperazione dei genitori ne conosciamo tante- continua l'avvocato- arrivano al Serafico con uno sguardo che tradisce le ferite dell'anima, poi vedi, in molti casi, pure le ferite del corpo specie quando i loro figli soffrono di gravi disturbi del comportamento".

Le situazioni sono varie e diverse. "Non si può mai generalizzare- riflette il presidente del Serafico- non solo sono diverse le cause del ricovero, ma anche le storie dei nostri figli. Ci sono bambini in affido al Tribunale dei Minori, ragazzi che sono diventati maggiorenni senza mai aver trovato una famiglia disponibile all'affido o all'adozione. Ci sono i bambini che hanno perso i propri genitori in situazioni tragiche. Ma ci sono poi tanti figli di genitori straordinari!

Non credo che il Serafico avrebbe percorso 148 anni di storia senza aver sperimentato il coraggio e l'amore di tanti madri e padri. Genitori che sono autentiche fortezze a difesa della vita. Li vediamo ogni giorno combattere per i loro figli con forza e fermezza. Padri e madri meravigliosi ci hanno insegnato a non arrenderci mai, per i loro figli e per chi una mamma e un papà per tante circostanze non ce l'hanno più".

Di Maolo non può "però non osservare che i genitori che incontriamo ogni giorno sono molto spesso soli. Molti di loro arrivano al Serafico dopo aver girato tanti centri e in diverse parti di Italia. Alcuni di loro lasciano il lavoro per seguire i loro figli, altri si trasferiscono dalle loro città ad Assisi. Paola, la mamma di Elena, in una bellissima lettera che ci ha inviato e che poi ha reso pubblica, ci ha confidato con queste parole le sue difficoltà: 'Io e tutte le altre mamme che vivevano la mia stessa situazione, abbiamo dovuto improvvisarci infermiere, assistenti alla persona, farmacologhe, educatrici, operatrici sanitarie, psicologhe, guardie del corpo… e quando la stanchezza ce lo permetteva, ci ricordavamo di essere anche madri’. Oggi le famiglie dei ragazzi disabili vengono percepite come un costo, come una voce a carico delle risorse pubbliche". Ma si tratta di una prospettiva "totalmente sbagliata", afferma Di Maolo.

"La famiglia, e ancora di più la famiglia colpita dalla malattia, dalla disabilità o da altre problematiche, è una risorsa strategica per lo sviluppo. La famiglia è capace di intraprendere, di patrimonializzare, di risparmiare, ma anche di curare, di assistere e di sostenere. La burocrazia, i limiti di spesa, i continui tagli nella sfera della salute e della cura e un Welfare ormai obsoleto che continua ad erogare prestazioni standard verso risorse standard, ci stanno facendo perdere di vista la grandezza della vita. Dobbiamo uscire dalla visione assistenzialistica. Prendersi cura della vita più fragile è quanto di più generativo e prezioso che una società possa fare. La custodia della vita- ricorda la presidente del Serafico di Assisi- ci riguarda tutti e non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni".

Ogni giorno al Serafico "ci prendiamo cura di quasi 150 persone tra bambini e ragazzi. Tra di loro ci sono anche i bambini che accogliamo con il progetto i 'I letti di Francesco’. Posti letto totalmente sostenuti dalla carità che accolgono situazioni di povertà sanitaria o bambini che sfuggono alla presa in carico del Sistema sanitario nazionale per tante diverse ragioni. Imprese, cittadini privati e associazioni hanno abbracciato questo progetto. è l'Italia che non si arrende alle difficoltà e che, insieme alle Istituzioni pubbliche, è capace di sperimentare una sussidiarietà circolare in grado di abbracciare la vita. La fragilità e il limite fanno parte dell'uomo e una società che li esclude è disumana, irragionevole e condannata all'infelicità”. Le persone che vivono una fragilità "hanno bisogno di compagni di viaggio, soprattutto quando la sofferenza umana morde crudelmente e le giornate diventano lunghe e difficili. Trovare delle persone 'umane’ che sappiano sentire il sentire dell'altro a volte è più importante di qualsiasi 'terapia'- conclude Di Maolo- ed è la strada maestra per ricucire una società ferita".

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