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Vita indipendente in Umbria, le associazioni: “La Regione agisca bene”

La Rete delle associazioni dell’Umbria chiede che si segua il ‘modello Toscana’: “Un budget per pagare un assistente che il disabile individua e sceglie liberamente”

30 settembre 2017

ROMA – “La Regione sta per adottare le linee guida sulla vita indipendente e noi abbiamo apprezzato l’iniziativa dell’assessore, ma occorre fare lo sforzo ulteriore di ottimizzare le risorse e coprire il maggior numero di cittadini non dimenticando che ad ogni disabile che ottiene il finanziamento del suo progetto corrisponde un posto di lavoro in più per un assistente personale e chiediamo che non ci debbano essere figure che filtrano e condizionano le procedure per richiedere il contributo: figure che non si trovano in nessuna procedura pubblica nel resto del Paese e che avrebbero la funzione di valutare il progetto proposto dal disabile indirizzandolo verso una serie di soggetti che erogano servizi in antitesi con la flessibilità e la logica della vita indipendente come conosciuta nel resto di Italia”. Chi scrive così è la Rete delle associazioni dell’Umbria, che interviene sul tema caldo della vita indipendente nella regione.
 
Proseguono le associazioni: “Il consulente non ha qualifiche professionali, non ha seguito un iter di formazione e va di fatto ad esautorare il ruolo delle assistenti sociali e delle Uvm (Unità di valutazione multidimensionali) fatte di medici e professionisti vari, le quali insieme al disabile ed eventualmente la famiglia hanno il compito di valutare ed approvare il progetto con il relativo finanziamento. La figura del Consulente alla pari solo per il 2017 assorbirà ben 120.000 euro, temiamo che anche le future agenzie per la vita indipendente (anch’esse pressoché inesistenti nelle altre regioni) finiranno per assorbire centinaia di migliaia di euro, impendendo di fatto a centinaia di disabili di accedere alle già scarse risorse, centinaia di cittadini compresi i familiari che da sempre si occupano dell’assistenza dei propri cari non potranno venir sollevati dal loro massacrante impegno di cura poiché dovremmo remunerare il consulente e le agenzie”. Dunque “le nostre associazioni chiedono che la Regione Umbria si adegui al modello della Regione Toscana che si limita a conferire un budget variabile dal 800 a 1800 euro al mese (raccomandiamo un range tra i 400 e i 1400), budget che deve servire in via prevalente a pagare un assistente che il disabile individua e sceglie liberamente assumendolo con le regole del Ccnl. Il budget può essere usato anche per coprire altre spese accessorie poi da rendicontare”.
 
Incalzano le associazioni delle persone con disabilità: “Non vogliamo mero assistenzialismo, ma le competenze per affiancare il disabile sono e devono restare nell’ambito delle procedure e competenze pubbliche e nell’ ambito delle professioni del settore: chi meglio dell’assistente sociale che segue la famiglia, del medico di base o dello specialista sanno quali sono le esigenze di chi si appresta ad intraprendere questo percorso di autonomia? Se le assistenti sociali non hanno tutti gli elementi per coadiuvare la persona nelle sue scelte, basta fare dei corsi di aggiornamento, senza disperdere le già poche risorse disponibili. Ogni scelta contraria appesantirebbe e negherebbe il valore e la professionalità della rete territoriale dei servizi sociali che, semmai, va riqualificata e valorizzata”. Così la pensano le associazioni, che ricordano che “il budget previsto in Umbria per la vita indipendente è di circa 2.400.000 euro in 12/18 mesi per appena 126 progetti, sono previsti ulteriori 1.400.000 euro per altri 40 progetti. Complessivamente circa 3.8 milioni che, se rimodulati come da noi suggerito, potrebbero coprire circa 400 progetti, aiutando 400 disabili, creando minimo 400 posti di lavoro per assistenti personali e liberando o alleviando centinaia di familiari dal loro impegno di cura quotidiano verso i propri cari non autosufficienti”.
 
Conclude la rete delle organizzazioni attive sul fronte della disabilità: “Siamo convinti che l’assessore Barberini farà davvero una scelta innovativa per la nostra regione, dando il meglio al maggior numero di cittadini in difficoltà che finalmente, con il coordinamento dei servizi sociali, potranno a quel punto accedere anche ai servizi di accompagnamento al lavoro, borse lavoro e tirocini, compreso tutto ciò che li può aiutare in modo efficace e finanziariamente sostenibile ad ottenere la tutela dei propri diritti umani e di cittadinanza”.

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