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In Interventi Inail


Inail -figli inabili e quota integrativa

Quota integrativa della rendita per i figli inabili. Agevolazioni Fiscali, INPS.

24 novembre 2022

Le quote integrative costituiscono parte integrante della rendita, di cui seguono le vicende e pertanto cessano quando vengono meno le condizioni o superati i limiti per le concessioni. Le quote integrative hanno natura indennitaria, pertanto, non essendo assimilabili agli assegni familiari, sono cumulabili con altri trattamenti di famiglia.

 Il concetto d'inabilità ai fini del riconoscimento della quota integrativa nelle prestazioni economiche Inail, viene chiarita dalla circolare (Inail circolare n. 63 del 27 ottobre 1995)  spiegando che per la concessione della quota o della rendita agli inabili si rende indispensabile la sussistenza di una grave infermità o difetto fisico o mentale che comporti un'assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa proficua.  









Pertanto, al fine della corretta istruttoria della pratica si rendono necessari i seguenti adempimenti:  
  1. una visita medica per il riscontro obiettivo delle condizioni psico-fisiche dell'interessato, dalla quale dovrà scaturire una diagnosi circostanziata delle menomazioni ed un giudizio medico-legale in ordine alla possibilità dello stesso di attendere ad un proficuo lavoro;
  2. una verifica (contestuale) da affidare ad un ispettore addetto alla vigilanza esterna oppure ad un funzionario socio-educativo volta ad accertare se in concreto l'interessato presti una qualsiasi attività lavorativa proficua.
Il perdurare di tali condizioni fisiche ed economiche dovrà essere oggetto di revisione periodica con cadenza biennale.
 
Le quote:
Per gli eventi che ricadono nel regime di indennizzo del danno biologico, (D. Lgs. 38 del 2000) le quote integrative vanno applicate esclusivamente alla parte di rendita erogata per le conseguenze patrimoniali in quanto le quote integrative, avendo finalità di ristoro di un pregiudizio economico, non possono essere applicate alla quota di rendita che indennizza il danno biologico, la quale prescinde dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato.
 
L’importo corrisposto aumenta di un ventesimo (5%) dell’importo base, per il coniuge o unito civilmente, per ciascuno dei figli legittimi, naturali, riconosciuti o riconoscibili, adottivi, indipendentemente dalla data di nascita e quindi anche se successiva all’evento.

Requisiti figli
  • fino al 18° anno di età, nessun requisito;
  • fino a 18° anno di età, nessun requisito
  • fino al 21° anno di età, frequenza di scuola media superiore o professionale, vivenza a carico e assenza di lavoro retribuito;
  • fino al 26° anno di età, frequenza di corso normale di laurea, vivenza a carico e assenza di lavoro retribuito;
  • maggiorenni inabili al lavoro, finché dura l’inabilità.
 
L’importo corrisposto nei casi di Rendita ai superstiti, decorre dal giorno successivo alla morte del lavoratore, con riferimento ai figli aventi diritto il calcolo della rendita è in rapporto alla retribuzione annua del lavoratore deceduto.  Al coniuge o unito civilmente è pari il 50%. Per i figli, viene così calcolata:
  • 20% a ciascun figlio;
  • 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori;
  • 40% a ciascun figlio naturale riconosciuto o riconoscibile;
  • 40% a ciascun figlio di genitore divorziato;
  • 40% a ciascun figlio di genitore che ha contratto nuovo matrimonio
 
L’importo corrisposto nei casi di Speciale Assegno continuativo mensile erogato ai superstiti quando il decesso è avvenuto per cause non dipendenti dall’infortunio sul lavoro o dalla malattia professionale del titolare della rendita, le misure percentuali vengono applicate all’importo della rendita percepita in vita dal titolare. Al coniuge o unito civilmente spetta il 50% nel rispetto delle condizioni previste dal Testo Unico. Per i figli viene così calcolata:
  • 20% a ciascun figlio;
  • 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori;
  • 40% a ciascun figlio naturale riconosciuto o riconoscibile
  • 40% a ciascun figlio di genitore divorziato;
  • 40% a ciascun figlio di genitore che ha contratto nuovo matrimonio
  • 50% a ciascun figlio inabile, finchè dura l’inabilità.
Per pprofondire:
  • L’infortunato, nei riguardi del quale sia stata accertata un’inabilità permanente indennizzabile in rendita deve presentare all’Inail, la richiesta documentazione anagrafica.
  • La documentazione anagrafica non è richiesta in caso di indennizzo in capitale perché per detto indennizzo non sono previste quote integrative
  • Sono compresi dal giorno della nascita, i figli concepiti alla data dell’evento; salvo prova contraria, si presumono concepiti alla data dell’evento i nati entro 300 giorni da tale data.
  • Le quote predette, che sono parte integrante della rendita liquidata all’infortunato, sono riferite per tutta la durata della rendita alla composizione della famiglia dell’infortunato stesso. Hanno natura indennitaria pertanto, non essendo assimilabili agli assegni familiari, sono cumulabili con altri trattamenti di famiglia. (Nota Inail 39/1986; Circolare INPS n. 207/1986).
  • Con riferimento alla prescrizione del diritto alle quote integrative, Inail con la nota operativa n. 1694 del 19 febbraio 2013. chiarisce che cambia il termine prescrizionale per quanto concerne le quote integrative della rendita liquidata all’infortunato. Infatti, non si applica più la prescrizione triennale di cui all’art. 112 del T.U. INAIL, bensì quello quinquennale previsto dall’art. 2948 c.c. 
INPS
Per i decessi intervenuti successivamente al 31 ottobre 2000, ai fini dell’accertamento del requisito di non autosufficienza economica dispone che il figlio inabile non deve avere un reddito personale superiore a quello indicato per l’erogazione della pensione di invalidità civile e, se titolare di indennità di accompagnamento, di un reddito pari a quello suddetto aumentato dell’importo dell’indennità stessa.
Ai fini dell’accertamento dei limiti di reddito, devono essere presi in considerazione i soli redditi assoggettati all’IRPEF, con esclusione dei redditi esenti come ad esempio le pensioni di guerra, provvidenze economiche concesse per invalidità civile,  altro,  o comunque non computabili agli effetti dell'IRPEF come per le rendite INAIL. (circolare 185 del 18/11/2015).

A decorrere dal 1° marzo 2022, il decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230, istituisce l’assegno unico e universale per i figli a carico, che costituisce un beneficio economico attribuito, su domanda e su base mensile, per il periodo compreso tra il mese di marzo di ciascun anno e il mese di febbraio dell’anno successivo, ai nuclei familiari sulla base della condizione economica del nucleo, in base all’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)

Figli con disabilità
  • Per ciascun figlio minorenne con disabilità come definita ai fini ISEE, gli importi individuati ai sensi dei commi 1 e 3 del citato articolo 4, sono incrementati di una somma pari a 105 euro mensili in caso di non autosufficienza, a 95 euro mensili in caso di disabilità grave e a 85 euro mensili in caso di disabilità media (cfr. l’art. 4, comma 4, del D.lgs n. 230/2021).
  • Per ciascun figlio maggiorenne di età fino a 21 anni con disabilità (di grado almeno medio), è prevista una maggiorazione dell’importo individuato ai sensi del comma 2 dell’articolo 4 in commento pari a 80 euro mensili (cfr. l’art. 4, comma 5, del D.lgs n. 230/2021).
  • Per ciascun figlio con disabilità (di grado almeno medio) a carico di età pari o superiore a 21 anni è previsto un assegno dell’importo pari a 85 euro mensili. Tale importo spetta in misura piena per un ISEE pari o inferiore a 15.000 euro. Per livelli di ISEE superiori, esso si riduce gradualmente secondo gli importi indicati nella tabella 1 fino a raggiungere un valore pari a 25 euro in corrispondenza di un ISEE pari o superiore a 40.000 euro (cfr. l’art. 4, comma 6, del D.lgs n. 230/2021).
Per approfondire INPS circolare n° 23 del 09-02-2022.

vai a scheda informativa: Assegno unico universale - chiarimenti messaggio inps 1962 del 09 Maggio 2022
 
Guida agevolazioni Disabili 
La detrazione per i figli a carico, aggiornamento febbraio 2022

Il contribuente che ha figli fiscalmente a carico ha diritto a una detrazione dall’Irpef il cui importo varia in funzione del suo reddito complessivo. La norma ha stabilito detrazioni di base (o teoriche): l’importo effettivamente spettante diminuisce con l’aumentare del reddito, fino ad annullarsi quando il reddito complessivo arriva a 95.000 euro.

Una persona si considera fiscalmente a carico di un suo familiare quando dispone di un reddito
complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Solo per i figli di
età non superiore a 24 anni, dal 1° gennaio 2019 questo limite è aumentato a 4.000 euro.
La detrazione di base per i figli a carico è attualmente pari a:
  • 1.220 euro, per il figlio di età inferiore a tre anni
  • 950 euro, se il figlio ha un’età pari o superiore a tre anni.
Se in famiglia ci sono più di tre figli a carico, questi importi aumentano di 200 euro per ciascun figlio, a partire dal primo. La maggiore detrazione per il figlio con disabilità
Per il figlio con disabilità, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104/1992, si ha diritto all’ulteriore importo di 400 euro.

La ripartizione tra i genitori
La detrazione per i figli va ripartita al 50% tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati. In alternativa, e se c’è accordo tra le parti, si può scegliere di attribuire tutta la detrazione al genitore che possiede il reddito più elevato. Questa facoltà consente a quest’ultimo, come per esempio nel caso di “incapienza” dell’imposta del genitore con reddito più basso, il godimento per intero delle detrazioni


 
Per ulteriori informazioni
  • numero verde superabile 800.810.810.
  • dall'estero e da mobile al numero 06 455 39 607 (il costo della chiamata è legato al  piano tariffario del gestore utilizzato)
  • scrivi all'esperto: superabile@inail.it
si informa che il Contact Center integrato SuperAbile Inail  è  anche multilingue


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di Rosanna Giovedi (scheda/foto)

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