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L’utilizzo dei permessi 104 da parte del lavoratore con disabilità

La Legge 104/92 nasce per promuovere e tutelare la piena integrazione della persona con disabilità nella società e nel mondo del lavoro

12 ottobre 2022

L’art. 33 della legge 104/92 prevede che la persona con grave disabilità possa fruire per se stessa di permessi lavorativi. All’art.33 comma 6 si legge che “La persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire alternativamente dei permessi di cui ai commi 2 e 3[…]” (ndr) due ore al giorno oppure tre giorni al mese.
La Legge 104/92 nasce per promuovere e tutelare la piena integrazione della persona con disabilità nella società e nel mondo del lavoro, i permessi lavorativi, in essa previsti, rendono compatibile la possibilità di svolgere una attività lavorativa con la gravità dell’handicap agevolando il mantenimento del proprio impiego che, spesso, viene abbandonato proprio per mancanza di flessibilità nell’organizzazione dell’attività lavorativa o, a causa di condizioni di lavoro pesanti, talvolta fortemente aggravate dalla difficoltà a raggiungere il posto di lavoro.
Finalità della legge è anche la tutela pisco-fisica della persona con disabilità che può essere realizzata attraverso l’adozione di misure necessarie che, passano anche per il diritto alla cura e al riposo.
Il quesito che molti utenti con disabilità ci pongono, è se sia possibile utilizzare i giorni di permesso legge 104 per svolgere attività non strettamente legate a terapie o cure o, finanche, per recarsi in vacanza, quesito posto sempre più di frequente, forse anche in considerazione della pubblicazione di diverse sentenze di Cassazione che condannavano familiari di persone con disabilità che, durante i giorni di permesso, venivano sorpresi in viaggi all’estero.
In primo luogo va chiarito che i permessi 104/92 non sono ferie. Ci sembra inoltre utile rilevare che, vi è una differenza tra il comportamento che, nei giorni di permesso 104/92, deve tenere chi assiste e quello della persona con disabilità. Si tratta di due posizioni differenti.
Qualunque sia la lettura che si voglia dare della normativa, quello che è certo è che, da nessuna parte nella legge, si evince che, nei casi di permesso, il lavoratore con disabilità o il familiare che lo assista debbano svolgere compiti specifici in orari prestabiliti. Pertanto, non è necessario né richiesto che il lavoratore debba prestare assistenza nelle ore in cui avrebbe dovuto prestare attività lavorativa.
L’utilizzo dei permessi non è infatti vincolato strettamente allo svolgimento di visite mediche o altri interventi di cura.
Pertanto, se nel caso del familiare che presta assistenza l’utilizzo dei giorni di permesso in funzione delle vacanze configurerebbe un utilizzo improprio dei permessi stessi, nel caso del lavoratore con grave disabilità, le giornate di permesso 104 che rispondono alla duplice funzione di facilitare l’esercizio del diritto al lavoro ma anche la più ampia possibilità di integrazione sociale della persona con disabilità, potrebbero anche essere utilizzati per effettuare una vacanza e quindi per riposare.
Per tutte queste ragioni non ci sembra di ravvisare una contraddizione tra la necessità di riposo del lavoratore con disabilità e la possibilità di poter partire per un viaggio.

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Immagine tratta da pixabay.com 

di Giorgia Di Cristofaro

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