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Reddito di cittadinanza e percorsi di integrazione lavorativa e sociale per persone con disabilità

La legge n. 145 del 30 dicembre 2018 ha introdotto nel nostro ordinamento il reddito di cittadinanza quale misura contro la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale

14 giugno 2022

La legge n. 145 del 30 dicembre 2018 (Legge di Bilancio per il 2019) all’art. 1 – comma 255 ha introdotto nel nostro ordinamento il reddito di cittadinanza quale misura contro la povertà, la disuguaglianza e l'esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, della libera scelta del lavoro, nonchè del diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione e alla cultura, attraverso politiche volte al sostegno economico e all'inserimento sociale dei soggetti esposti al rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro. A tal fine ha istituito un apposito fondo denominato “Fondo da ripartire per l'introduzione del reddito di cittadinanza”.
Il Decreto Legge n. 4/2019 convertito con modificazioni dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26 reca: “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”.
L’articolo 4, comma 1, del decreto legge n. 4/2019 prevede che l’erogazione del reddito di cittadinanza è subordinata:
  • alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID);
  • alla adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Le persone tenute all’obbligo di partecipazione ad un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale sono specificate all’art. 4 - comma 2 del Decreto Legge n. 4/2019 che riferisce questo obbligo a “tutti i componenti il nucleo familiare che siano maggiorenni, non già occupati e non frequentanti un regolare corso di studi”.
Pertanto, le persone escluse dall’obbligo di partecipazione ad un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale sono i componenti del nucleo familiare che si trovino nelle seguenti condizioni: a) non siano maggiorenni; b) siano occupati; c) frequentino un regolare corso di studi.
La norma comunque esclude anche altre categorie da questi obblighi e tra queste le persone con disabilità, come definita  dall’art. 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68  accertata dalle competenti commissioni mediche che include (a prescindere dall’iscrizione nelle liste per il collocamento mirato) le seguenti categorie di persone:
  • le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e i portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile, nonché alle persone nelle condizioni di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 12 giugno 1984, n. 222 (aventi diritto all’assegno ordinario di invalidità, ossia gli assicurati all’INAIL la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle loro attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo);
  • le persone invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33 per cento, accertata dall’ INAIL;
  • le persone non vedenti o sordomute, di cui alle leggi 27 maggio 1970, n. 382, e successive modificazioni, e 26 maggio 1970, n. 381, e successive modificazioni;
  • le persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio con minorazioni ascritte dalla prima all’ottava categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con DPR n. 915/1978.
L’art. 4 – comma 2 del Decreto Legge n. 4/2019 prevede che resta ferma la possibilità, per i componenti con disabilità dei nuclei familiari beneficiari, di richiedere la volontaria adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Qualora venga manifestata la volontà di partecipare ad un percorso di inserimento lavorativo, tale interesse deve prevalere, e la persona può stipulare il patto per il lavoro.
I componenti con disabilità possono pertanto manifestare la loro disponibilità al lavoro ed essere destinatari di offerte di lavoro alle condizioni, con le percentuali e con le tutele previste dalla legge n. 68/1999.
La circolare anpal n. 3 del 15 novembre 2019 specifica tutto questo e al punto 7.2.1 relativo a “Coerenza con esperienze e competenze maturate e durata della disoccupazione” ribadisce che le persone con disabilità possono essere destinatarie di offerte di lavoro alle condizioni, alle percentuali e con le tutele previste dalla legge n. 68/1999. Per tali categorie l’offerta di lavoro congrua tiene conto di quanto annotato nel fascicolo personale della persona con disabilità, in esito alla valutazione bio-psico-sociale in possesso dei servizi competenti e nella relazione conclusiva rilasciata dalla commissione medica integrata.

Normativa di riferimento
  • Legge 30 dicembre 2018, n. 145: “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”;
  • Decreto-Legge 28 gennaio 2019, n. 4: Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni” convertito con modificazioni dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26;
  • Circolare Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro 15 novembre 2019, n. 3: “Prime istruzioni operative per l’attuazione da parte dei centri per l’impiego delle disposizioni di cui al decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.
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Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani

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