SuperAbile







Perdita della condizione di invalidità utile per il collocamento obbligatorio

Quali sono le conseguenze che comporta, per il lavoratore assunto obbligatoriamente, la perdita della condizione di invalidità.

21 giugno 2022

Uno tra i numerosi problemi non chiariti dalla normativa sul collocamento delle persone con disabilità riguarda le conseguenze che comporta, per il lavoratore assunto obbligatoriamente, la perdita della condizione di invalidità.
Si ricorda infatti che l’art. 1 – comma 1 della legge n. 68/99 riconosce alle seguenti categorie il diritto ad usufruire delle norme sul collocamento obbligatorio:
  • alle persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento nonché alle persone nelle condizioni di cui all’art. 1 – comma 1 della Legge n. 222/1984. L’art. 2 del Decreto Legislativo n. 151 del 14 settembre 2015, emanato in attuazione della legge n. 183/2014 (Jobs Act) modifica l’art. 1 – comma 1, lettera a) della legge n. 68/99 ampliando la platea degli aventi diritto alle persone la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle proprie attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale, a meno di un terzo (percettori di assegno ordinario di invalidità di cui all’art. 1, comma 1, della legge 12 giugno 1984, n. 222);
  • agli invalidi del lavoro con un riconoscimento di invalidità INAIL superiore al 33%;
  • ai non vedenti (persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi);
  • ai sordi (persone colpite da sordità alla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata);
  • agli invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla I all’VIII categoria di cui alle tabelle annesse al T.U. in materia di pensioni di guerra.
Molte di queste invalidità sono soggette a controlli periodici e/o revisioni che sono particolarmente frequenti per gli invalidi civili, ma anche l’assegno ordinario di invalidità è soggetto a revisione e può essere revocato, così come le altre tipologie di invalidità. 
A solo titolo esemplificativo si pensi alla persona assunta obbligatoriamente con contratto a tempo indeterminato a cui, in sede di revisione dell’invalidità civile, viene riconosciuta una percentuale non più utile per il diritto al collocamento obbligatorio (inferiore al 46%).
Questo tema non è mai esplicitamente affrontato dalla normativa e pertanto, sulla base delle nostre ricerche, abbiamo potuto constatare che vi sono interpretazioni diverse da parte degli uffici competenti. Tra l’altro, la legge 68/99 prevede un sistema di controllo sulla permanenza dello stato invalidante. Ciò lascia presupporre che il disabile che non sia più invalido in una percentuale utile per il collocamento obbligatorio possa perdere il posto di lavoro. Alcuni uffici ritengono che la persona disabile, anche se riconosciuta invalida con un certificato di rivedibilità, nel caso in cui, a seguito di nuova visita di accertamento non abbia più la percentuale di invalidità utile al collocamento obbligatorio, non perde il posto di lavoro e andrebbe computata nella quota d’obbligo atteso che ciò che conta è l’invalidità posseduta al momento dell’avviamento al lavoro. Una ulteriore interpretazione sostiene che se la percentuale di invalidità scende sotto la soglia minima prevista, il lavoratore non è più considerato disabile. In questo caso si pongono comunque problemi per l’impresa che dovrebbe assumere un altro soggetto a copertura della quota d’obbligo.
 
Obbligo di comunicazione
L’art. 1 comma 257 della legge n. 662/96, che si riporta di seguito, prevede che il lavoratore assunto in base alle norme sul collocamento debba presentare al suo datore di lavoro, entro il 31 marzo di ogni anno, una dichiarazione di responsabilità relativa alla sussistenza dei requisiti  per  l'assunzione.
 
Legge 23 dicembre 1996, n. 662
Misure di razionalizzazione della finanza pubblica.
Art 1 comma 257.
Entro la stessa data di cui al comma 248, gli invalidi civili, i  ciechi  ed  i  sordomuti  assunti al lavoro ai sensi della legge 2 aprile  1968,  n.  482,  direttamente per assunzione nominativa o per assunzione  numerica tramite l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, sono obbligati a presentare alla prefettura e al loro  datore di lavoro una dichiarazione di responsabilità, ai sensi della  legge  4  gennaio  1968,  n. 15, relativa alla sussistenza dei requisiti  per  l'assunzione. La mancata presentazione della suddetta dichiarazione  determina  l'immediato  accertamento della sussistenza dei  citati  requisiti  da parte della Direzione generale dei servizi vari  e delle pensioni di guerra del Ministero del tesoro. Qualora si accerti  l'insussistenza  dei  requisiti,  il  rapporto  di lavoro è risolto  di  diritto  a decorrere dalla data di accertamento da parte della medesima Direzione.

 
Si può erroneamente ritenere che l’obbligo di comunicazione previsto dalla legge n. 662/96 sia superato, in quanto la vecchia legge sul collocamento obbligatorio n. 482 del 1968 è stata abrogata e le Prefetture non hanno più alcuna competenza in materia di invalidità civile.
Invece l’obbligo previsto dalla legge n. 662/1996 non è mai stato abrogato e pertanto risulta in vigore ed operante.
Rimangono comunque tutte le incertezze sulle conseguenze che possono derivare per il lavoratore dalla perdita del requisito sanitario richiesto per il collocamento mirato.
 
Si ricorda che l’attuazione della legge 68/99 è regolata anche da normative regionali. Pertanto si consiglia di verificare quanto specificamente previsto dalla normativa regionale e di richiedere ulteriori informazioni presso il centro per l’impiego competente.
E’ inoltre utile richiedere la consulenza di un ente di patronato anche allo scopo di valutare l’opportunità di un ricorso avverso il giudizio della commissione medica che ha effettuato la revisione dell’invalidità.
Si ricorda che la riforma introdotta dalla manovra correttiva – entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2012 - stabilisce che chi intende proporre in giudizio domanda per il riconoscimento dei propri diritti deve presentare, in fase iniziale, istanza di accertamento tecnico preventivo cioè la valutazione di un consulente nominato dal giudice. Solo dopo tale valutazione è possibile presentare il ricorso vero e proprio (art. 38 Decreto Legge n. 98/2011 convertito dalla Legge n. 111/2011).
 
Normativa di riferimento
  • Legge 12 giugno 1984 n. 222: “Revisione della disciplina della invalidità pensionabile”;
  • Legge 23 dicembre 1996, n. 662: "Misure di razionalizzazione della finanza pubblica";
  • Legge 12 marzo 1999, n. 68: "Norme per il diritto al lavoro dei disabili;
  • Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98: Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria convertito con modificazioni dalla Legge 15 luglio 2011, n. 111;
  • Legge 10 dicembre 2014, n. 183: “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”;
  • Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 151: “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”.
© Copyright SuperAbile Articolo liberamente riproducibile citando fonte e autore
Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati