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Modalità di assunzione delle persone con disabilità psichica

Il diritto al lavoro delle persone disabili prevede un percorso di maggiore protezione per i disabili psichici che sono assunti su richiesta nominativa mediante convenzione art. 11 legge 68/99

24 maggio 2022

L’art. 9 comma 4 della legge 68/99 prevede che “I disabili psichici vengono avviati su richiesta nominativa mediante le convenzioni di cui all'articolo 11”.
Relativamente a questa modalità è utile evidenziare alcuni aspetti critici.
Infatti con l’art. 9 – comma 4 la legge per il diritto al lavoro dei disabili ha voluto tracciare un percorso di maggiore protezione per i disabili psichici che costituiscono una categoria particolarmente fragile prevedendo che le persone con disabilità psichica siano assunte esclusivamente mediante chiamata nominativa attraverso una convenzione tra il datore di lavoro ed il centro per l’impiego (art. 11 legge n. 68/99).
Lo strumento della convenzione può infatti prevedere un percorso d’inserimento guidato e specificamente mirato rispetto alle possibilità del lavoratore e alle esigenze dell’impresa.
A questo aspetto positivo ne corrisponde un altro problematico consistente nel fatto che le persone con disabilità psichica, in quanto soggetti particolarmente deboli del mercato del lavoro, avrebbero dovuto disporre di una molteplicità di strumenti per agevolarne l’integrazione lavorativa.
Con la formulazione dell’art. 9 – comma 4, invece, per i disabili psichici è stata prevista una unica ed esclusiva modalità di accesso al lavoro attraverso la chiamata nominativa e la stipula di una convenzione precludendo altre possibilità di avvio (per es. chiamata numerica, chiamata con avviso pubblico).
Si ritiene opportuno richiamare in questa sede la Sentenza della Corte Costituzionale n. 50 del 2 febbraio 1990 in cui si sanciva l’illegittimità costituzionale, ai sensi dell’art. 3 della Costituzione, dell'art. 5 della legge 2 aprile 1968, n. 482 nella parte in cui non considerava invalidi civili, ai fini della legge stessa, anche quei soggetti affetti da minorazione psichica con una capacità lavorativa tale da consentirne l’impiego in mansioni compatibili.
Proprio in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 50/1990, l’art. 19 della legge 104/92 ha stabilito che le disposizioni del collocamento obbligatorio devono essere applicate anche a coloro che sono affetti da disabilità psichica che abbiano una capacità lavorativa che ne consente l'impiego in mansioni compatibili. L’art. 19 della legge n. 104/92 prevede altresì che “ai fini dell'avviamento al lavoro, la valutazione della persona handicappata tiene conto della capacità lavorativa e relazionale dell'individuo e non solo della minorazione fisica o psichica. La capacità lavorativa è accertata dalle commissioni di cui all'articolo 4 della presente legge, integrate ai sensi dello stesso articolo da uno specialista nelle discipline neurologiche, psichiatriche o psicologiche”.
Si ricorda che l’accertamento delle condizioni di disabilità previsto dall’art. 1 – comma 4 della legge 68/99 è effettuato secondo le modalità indicate nel D.P.C.M. 13/01/2000. Tale accertamento, relativo alle capacità residue,  consente di accedere al sistema per l'inserimento lavorativo dei disabili ed in particolare ai percorsi di collocamento mirato. Si rinvia sul punto alla specifica scheda di approfondimento evidenziando che, l’accertamento può avere anche esito negativo.
Il problema proposto dall’art. 9 – comma 4 della legge n. 68/99 andrebbe analizzato con più attenzione da parte di sindacati, associazioni, partiti tenendo conto che questo aspetto della legge 68/99 ha suscitato non poche perplessità ed interrogativi tra gli operatori impegnati, a vario titolo, a promuovere l’inserimento lavorativo di persone disabili sollevando anche dubbi di incostituzionalità che ci sono stati rappresentati da diverse persone disabili direttamente interessate al problema.
Ad oggi, poi, l’art. 9 – comma 4 andrebbe rivisto anche alla luce della normativa antidiscriminazione.
 
Agevolazioni per l’assunzione di persone con disabilità psichica
Le disposizioni sugli incentivi per i datori di lavoro che assumono persone disabili introdotte dal Decreto Legislativo n. 151/2015, emanato in attuazione della legge 183/2014 (Jobs Act), sono più favorevoli nel caso di lavoratori con disabilità intellettiva e psichica perché possono avere una durata più lunga ed essere concessi anche per una assunzione a tempo determinato. Prevedono infatti la concessione di un contributo del 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali per la durata di 60 mesi per ogni lavoratore con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% assunto a tempo indeterminato o anche a tempo determinato per un periodo non inferiore ai dodici mesi e per tutta la durata del contratto. Per le altre tipologie di disabilità l’entità degli incentivi varia in base alla percentuale di invalidità e può durare al massimo 36 mesi.
Inoltre, l’art. 4 – comma 3 bis della legge n. 68/99, come modificato dal Decreto legislativo 151/2015 e corretto con Decreto Legislativo n. 185/2016, prevede che i lavoratori, già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, sono computati nella quota di riserva nel caso in cui abbiano una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60%, o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al DPR 915/1978, o con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, accertata dagli organi competenti.
La possibilità di includere nella quota di riserva i lavoratori già invalidi prima della costituzione del rapporto di lavoro, pur se assunti al di fuori delle procedure del collocamento obbligatorio, era già attuata molto parzialmente rispetto a quanto prevede oggi la nuova normativa. Infatti, riguardava solo i lavoratori con un grado di invalidità almeno pari al sessanta per cento. Inoltre questa possibilità non era stata introdotta da una modifica della normativa ma solo dalla circolare del Ministero del Lavoro n. 66/2001 che non faceva alcun riferimento alle persone con disabilità psichica.
 
Normativa di riferimento
  • Sentenza della Corte costituzionale 2 febbraio 1990, n. 50;
  • Legge 5 febbraio 1992, n. 104: "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate";
  • Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”;
  • Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 gennaio 2000: "Atto di indirizzo e coordinamento in materia di collocamento obbligatorio dei disabili a norma dell'articolo 1 comma 4 della legge 12 marzo 1999;
  • Legge 10 dicembre 2014, n. 183: “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”;
  • Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 151: “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”;
  • Decreto Legislativo 24 settembre 2016, n. 185:  “Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2015, n. 81 e 14 settembre 2015, nn. 148, 149, 150 e 151, a norma dell'articolo 1, comma 13, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”.  
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Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani

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