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Sostegno scolastico: E se tornassimo agli anni sessanta?

Meritorie le iniziative giudiziarie promosse da Sfida e quelle condotte da tante altre famiglie italiane per ottenere più ore di sostegno didattico per i propri figli con disabilità. Tutte hanno avuto un esito positivo: un provvedimento provvisorio del giudice civile ha aumentato le ore di sostegno rispetto a quelle assegnate dagli uffici scolastici regionali. Ma non basta per Salvatore Nocera, vicepresidente Fish. Che ci spiega il perché

14 febbraio 2007

di Salvatore Nocera

Le iniziative giudiziarie promosse da Sfida (Sindacato famiglie italiane diverse abilità) sono meritorie, come le molte iniziative condotte da tante altre famiglie italiane per ottenere più ore di sostegno didattico all’integrazione dei propri figli con disabilità. Tutte hanno avuto un esito positivo: un provvedimento provvisorio del giudice civile ha aumentato le ore di sostegno rispetto a quelle assegnate dagli Uffici scolastici regionali.
E’ degna di nota anche la denuncia di Sfida, avanzata anche da me in un articolo pubblicato su questo sito, relativa a specifiche disinvolte illegalità compiute da alcuni dirigenti scolastici: ignorando l’esito della decisione di aumentare le ore di sostegno agli alunni, essi non hanno chiesto, com’era loro dovere, le ore in più indicate dalla decisione giudiziale, ma hanno “rosicchiato” ore di sostegno agli altri alunni con disabilità presenti nella scuola. Questi dirigenti si sono resi colpevoli di due reati: quello di inottemperanza ad atto dell’Autorità giudiziaria e quello di abuso di potere nei confronti degli alunni che hanno visto ridursi il numero delle ore di sostegno che sarebbe loro spettato. Non sta a me dare consigli al sindacato delle famiglie, perché i suoi bravi avvocati provvederanno anche ad agire penalmente affinché la legge venga rispettata dai dirigenti scolastici che, essendo funzionari dello Stato, ben dovrebbero osservarla.

Integrazione: cosa fanno gli insegnanti?
Le rivendicazioni delle famiglie, come io stesso ho più volte sostenuto, avranno effetto fino a quando il Ministero della Pubblica istruzione non dimostrerà di aver formato i docenti curriculari per una seria e professionale presa in carico degli alunni con disabilità. Anche per questo il decreto ministeriale n.141/99 stabilisce un numero ridotto di alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità (al massimo 25 nelle classi con un alunno con disabilità, e 20 con due). Questa norma è stata confermata anche dalla recente disposizione contenuta nell’art 1 della Legge n. 289/06, cioè nella nuova legge finanziaria: essa prevede che “ferma restando la normativa vigente”, nelle altre classi si avrà un aumento del numero di alunni. Perché si limita il numero degli alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità, se non per consentire agli insegnanti curriculari di occuparsi, d’intesa con l’insegnante di sostegno, della loro integrazione? Gli insegnanti, però, non sono obbligati per legge né ad avere una formazione iniziale durante i corsi universitari a questo proposito, né durante il servizio, dal momento che il Contratto collettivo di lavoro del 2003 prevede che l’aggiornamento sia un diritto, e non un dovere, dei docenti. E’incredibile come un ministro efficientista come la Moratti, abbia potuto sottoscrivere un simile contratto nel momento in cui sosteneva che la scuola è “un’azienda culturale”. Ad eccezione di alcuni meritevoli casi, la stragrande maggioranza dei docenti curriculari si disinteressa dell’integrazione scolastica. Allo stesso tempo, giustamente, le famiglie chiedono sempre più ore di sostegno, che rappresentano ormai l’unica risorsa su cui possono contare. Negli anni ’70, quando ancora non esisteva la figura dell’insegnante di sostegno, la situazione era diversa: l’integrazione era affidata esclusivamente agli insegnanti curriculari, prevalentemente di scuola elementare, che garantivano veramente l’integrazione tra gli studenti disabili e i compagni. Oggi, purtroppo, l’impegno per questa integrazione è affidata al solo insegnante di sostegno: il rischio è che l’alunno venga isolato con il “suo” insegnante di sostegno.
Inoltre, contrariamente a quanto si crede, da circa sei o sette anni il numero degli insegnanti per il sostegno è in costante crescita, mentre la media nazionale tra insegnanti per il sostegno ed alunni certificati rimane costante: di poco al di sotto del rapporto di un insegnante ogni due alunni. La questione di un posto ogni 138 alunni è una pura favola. Quel rapporto infatti, voluto dalla finanziaria stabilita con la Legge n. 449/97, riguarda l’istituzione dei posti organici di diritto, ma la stessa norma prevede possibili deroghe: così, con le deroghe, è raddoppiato il numero dei posti in organico di diritto. Oggi sono circa 90.000 i posti di sostegno per circa 186.000 alunni certificati.

Formazione sulla disabilita’: un imperativo per ogni docente
Se il Ministero non si decide ad avviare un serio ed organico piano di formazione del personale docente sul tema dell’integrazione, assisteremo ad un’incontrollata crescita del numero degli insegnanti per il sostegno non accompagnato però da un miglioramento della qualità dell’integrazione. Le famiglie chiederanno sempre più ore alla Magistratura la quale, non trovando altre risorse, deciderà sempre più frequentemente di assegnare insegnanti per il sostegno “per tutta la durata dell’orario scolastico”, come è già avvenuto in qualche sporadico caso; ciò significa che verranno assegnati due insegnanti per ogni alunno con disabilità, dal momento che in molte scuole secondarie l’orario di lezioni è di trentasei ore e l’orario di cattedra di un docente è di diciotto ore.
Si vuole arrivare a tanto? Se il Ministero continuerà a disinteressarsi della formazione obbligatoria dei docenti curriculari, malgrado la recente disposizione della finanziaria che all’art 1 prevede particolari certificazioni, la prospettiva è questa. Su come far fronte ai bisogni educativi speciali degli alunni con difficoltà di apprendimento, ma non certificabili come disabilità, il Ministero non si è ancora pronunciato. Si continua a galleggiare sull’onda delle decisioni della Magistratura, mentre le famiglie dovrebbero invece portare avanti una battaglia più dura sul versante della formazione obbligatoria dei docenti: prima di tutto, trovando intese con i sindacati della scuola, per imporre al Ministero una politica innovativa simile a quella dei gloriosi anni sessanta.

(15 febbraio 2007)

di e.proietti

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