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Al sud meno del 10% di studenti disabili si iscrive all’università

Si è riunito l’Osservatorio sui percorsi scolastici: lo ha istituito l’Università di Basilicata a seguito di una ricerca in 4 regioni. Si tratta di un organismo che mira a favorire l’ingresso degli studenti disabili agli studi universitari

3 marzo 2008


MATERA – Il 27 febbraio si è svolta la prima riunione presso il rettorato dell’Università della Basilicata, del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio Interistituzionale sui Percorsi Scolastici, Universitari e Professionali e dei Processi di Integrazione dei Cittadini Disabili. Quest’ultimo è stato di recente istituito per iniziativa del delegato del rettore per il diritto allo studio e l’integrazione dell’università della Basilicata, il prof. Emilio Lastrucci, ed è costituito da diversi soggetti istituzionali (l’Università della Basilicata, la Regione Basilicata, assessorato alla formazione-lavoro-cultura e sport, una rete di scuole statali di ordine secondario superiore della Regione Basilicata con l’ufficio scolastico regionale, una rete di associazioni attive nel settore della solidarietà e del volontariato in favore dei soggetti disabili), i quali coopereranno sinergicamente per il perseguimento delle finalità che l’Osservatorio si propone. Tra queste, il monitoraggio dei percorsi dei cittadini disabili dal momento in cui questi completano il loro percorso scolastico e l’attuazione di una serie di interventi atti a favorire il loro inserimento nei percorsi universitari e post-diploma e nel mondo lavorativo.

Ma qual è la situazione dei disabili delle scuole lucane? Da una ricerca compiuta dall’Ufficio Disabili dell’Ateneo lucano su un ampio campione di soggetti della Basilicata, Puglia, Calabria e Campania, emerge il fatto che meno del 10% dei cittadini disabili diplomati presso gli istituti di istruzione secondaria superiore di tale area geografica si iscrive all’Università. La spiegazione di tale riscontro empirico è legata prevalentemente a fattori di natura culturale, oltre che di carattere socio-economico. Il passaggio dalla scuola media superiore all’Università – e, più in generale, a percorsi formativi di livello post-secondario, in particolare quelli afferenti al sistema della formazione professionale -, infatti, risulta essere traumatico per la maggioranza dei cittadini in condizione di svantaggio: l’ambiente scolastico viene avvertito, per vari motivi, come più familiare e in grado di garantire loro piena accoglienza e favorire l’inclusione, e pertanto più rassicurante e protettivo, in rapporto al contesto universitario, nel quale gli studenti, in generale, sono chiamati a pianificare il loro percorso di studi e ad organizzare il proprio tempo e le loro attività in forma largamente più autonoma, e risultano perciò molto più esposti al rischio di disorientarsi ed incontrare ostacoli che suscitano scoraggiamento e demotivazione. Nell’ambiente universitario, insomma, già lo “studente-tipo” e, a fortiori, lo studente portatore di qualche svantaggio risultano molto più “vulnerabili” che nel contesto scolastico, incontrando difficoltà notevolmente maggiori nel processo di integrazione nel setting formativo.

In tal modo, accade che, proprio nella fase cruciale della realizzazione del proprio progetto di vita, ossia quella che segna il passaggio tra il completamento degli studi a conclusione dell’itinerario scolastico e l’inserimento nei segmenti dell’alta formazione e nei contesti professionali, si assiste, da parte dei cittadini portatori di svantaggio, ad una sorta di “regressione” ad una condizione di emarginazione ed esclusione che era stata invece superata attraverso i dispositivi che garantiscono l’integrazione di questi soggetti nel contesto scolastico-educativo di base, fino al completamento dell’obbligo scolastico o formativo e, in numerosi casi, fino al raggiungimento del titolo di maturità.

“L’iniziativa nasce da una mia idea – spiega Emilio Lastrucci, docente dell’Università di Basilicata e coordinatore del neonato Osservatorio. Circa un anno fa intrapresi uno studio attraverso una rilevazione nelle scuole superiori della Basilicata, in parte della Puglia (murgese e tarantino), e parte della Campania, cioè il bacino di utenza dell’Università della Basilicata e le aree limitrofe. Dalla rilevazione – continua Lastrucci – veniva fuori che gli studenti che, dopo il conseguimento del diploma, avevano accesso all’università, erano veramente pochissimi. Addirittura meno del 10%, come a dire che 9 studenti su 10 rinunciano alla continuità negli studi dopo il diploma superiore. Un dato drammatico, causato dalla scarsa informazione e anche da pregiudizi. Da scarsa informazione perché, proprio l’università di Basilicata, ha avuto negli ultimi anni un ruolo pilota in questo settore. Ha ricevuto nel 2006 il premio del Forum della Pubblica Amministrazione, per aver attivato percorsi a misura degli studenti disabili, che poi sono stati mutuati anche da altri atenei. Uno fra tutti, il tutoring didattico alla pari, con l’impiego degli altri studenti che seguono gli allievi con disabilità in tutte le attività. Abbiamo garantito tutti questi servizi e ora, il problema che si poneva era far conoscere tutto questo ai potenziali studenti. Così è nata l’idea di creare un organismo interistituzionale per monitorare attraverso l’apporto di più enti il fenomeno e fornire supporti e strategie mirate. Anche in questo, conclude Lastrucci, siamo pionieri per il sud Italia e già da altre regioni sono pervenute richieste di collaborazione. La Puglia, ad esempio, intende istituire un organismo simile.” (Serenella Pascali)

(5 marzo 2008)

di e.proietti

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