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La rinascita della scuola parte dall'edilizia: le 10 linee guida di Cenci

La Casa-laboratorio di Cenci pubblica un documento che contiene le “dieci caratteristiche necessarie per le scuole del futuro”. Lorenzoni: “Pazzesco che si investano soldi nell'edilizia scolastica senza cambiare la legge che ne orienta i criteri”. Verso una scuola “tra dentro e fuori”

6 maggio 2022

ROMA – La scuola va ricostruita, a partire dalle fondamenta: e non è un gioco di parole, ma un progetto concreto, perché educazione ed edilizia sono strettamente connesse e la “scuola del futuro” deve essere, appunto, edificata o ristrutturata seguendo criteri anche pedagogici. E' per questo che la Casa-Laboratorio Cenci ha pubblicato dieci Linee guida per la costruzione di scuole innovative, “che speriamo apra la strada – spiega Franco Lorenzoni, fondatore della Cenci - a una ben più importante e sostanziale revisione della legge sull'edilizia scolastica, che è incredibilmente datata 1975. E' pazzesco -commenta - che si investano soldi nell'edilizia scolastica senza cambiare la legge che ne orienta i criteri”. Le linee guida sono state elaborate da “un comitato composto prevalentemente da architetti di grande valore, a cui ho avuto l'opportunità di partecipare”, spiega ancora Lorenzoni, rilanciando il documento sul nuovo blog all'interno del sito della Casa-Laboratorio. “Tutto è cambiato in quasi mezzo secolo, non la legge sui criteri per la costruzione delle scuole! “, osserva ancora Lorenzoni.

Scuole di qualità, a basso consumo, sostenibili

Primo, “una scuola di qualità. Una buona architettura come condizione per apprendimenti migliori e segno riconoscibile per la comunità”: è questo il primo punto del documento. “Una struttura distributiva ben calibrata, dimensioni degli ambienti adeguate, una buona luce e una favorevole interazione visiva con l’esterno sono elementi che devono caratterizzare un edificio di qualità per permettergli di sopravvivere nel tempo e di evolversi, accomodando funzioni non presenti al momento della progettazione. Questi aspetti donano agli spazi un carattere “civile” e possono veicolare quel contenuto pedagogico “implicito”, aperto e non prescrittivo, che riteniamo debba stare a fondamento del suo legame con la comunità di riferimento”.
 
Secondo, “una scuola a basso consumo”, il che significa che “il criterio della sostenibilità ambientale deve sempre tenere conto della gestione di medio/lungo periodo di un edificio scolastico, attraverso la progettazione (anche impiantistica) di soluzioni low tech che siano durature e di facile e poca costosa manutenzione. Grande attenzione va posta al tema dell’involucro e del suo fondamentale ruolo nella protezione dall’irraggiamento solare”.
 
Terzo, “una scuola sostenibile”, il che significa “scegliere materiali eco-compatibili, a basso impatto ambientale e di origine naturale, di provenienza locale o riciclati”.

Scuola aperta e “dentro-fuori”

Quarto, “una scuola aperta”. E' questo un punto fondamentale e assai dibattuto: “Va ripresa con modalità nuove l’idea antica che la scuola sia centro civico, tanto in quei contesti urbani dove mancano spazi di aggregazione, come pure nei tanti piccoli centri italiani, dove spesso la scuola può rappresentare - se non l’unico - certamente lo spazio più adatto ad ospitare attività culturali e comunitarie. Negli orari extrascolastici vanno facilitate relazioni intense tra le generazioni e tra le tante diversità che sempre più abitano le nostre città, rendendo gli spazi della scuola dedicati alla comunità luoghi di incontri e sperimentazioni. L’apertura della scuola alla comunità assume dunque un’importanza cruciale nel progetto educativo e architettonico, che deve favorire la mescolanza di età, saperi, competenze, proposte e momenti di fruizione”.
 
Quinto punto, anche questo fondamentale e cruciale soprattutto dall'inizio della pandemia, è che la scuola si svolga tra dentro e fuori: “Fare scuola all’aperto, all’esterno, uscendo non solo dalle aule ma da tutti gli ambienti coperti, è una strada ancora troppo poco esplorata dalla scuola italiana. Corti e cortili di molte scuole sono oggi sottoutilizzati, pur costituendo una grande risorsa per l’azione educativa. La pandemia, con la ricerca di maggiori spazi - anche esterni - per le attività scolastiche, ha reso ancora più urgente il loro inserimento fra gli ambienti di apprendimento. L’ambiente esterno è il luogo di elezione per fare esperienza non solo legata al contesto naturale (il contatto con la terra, l’osservazione dei fenomeni meteo, la coltivazione), ma anche come prolungamento degli ambienti interni”.

Una scuola pensata per apprendere e per lavorare

Sesto, “una scuola per apprendere meglio”. E per apprendere meglio, servono strategie educative e spazi adeguati. “Fare scuola in modo più attivo e meno trasmissivo richiede strategie didattiche che trovino declinazione spaziale in ambienti articolati, diversificati fra di loro e riconfigurabili all’interno grazie all’arredo. Molte sperimentazioni pongono l’accento sulla necessità di impostare l’attività scolastica integrando lavoro individuale, di gruppo, attività frontali, discussioni e momenti di confronto plenario. Questa articolazione spinge a immaginare un paesaggio di apprendimento che non lasci fuori nessuno, con spazi - dentro e fuori - che possano essere adattabili a modelli di insegnamento differenti e personalizzati”. Questo significa riprogettare gli spazi della scuola, dai corridoi, alle aule, ai cortili, ai laboratori. In particolare, “l'aula si trasforma da spazio rigido e stereotipato a fulcro di un sistema in grado di ospitare diverse configurazioni e allargarsi agli spazi limitrofi. Gruppi di aule possono essere aggregati e resi comunicanti con uno spazio centrale, utilizzabile come estensione dell’aula stessa o per attività comuni a più classi. All’interno dell’aula, arredi e attrezzature “leggere” consentono di riconfigurare facilmente lo spazio anche più volte nell’ambito dello stesso modulo didattico e della giornata scolastica”.
 
Al tempo stesso, la scuola deve essere pensata per chi ci lavora: è questa la settima linea guida. “Oggi gli spazi del personale che lavora nella scuola - in particolare, ma non solo, dei docenti - sono concepiti come ambienti di servizio, ma vanno ripensati come risorse dell’azione educativa. Soprattutto nell’ottica di un’estensione del tempo scuola al pomeriggio, è utile concepire ambienti dove gli insegnanti possano lavorare serenamente e comodamente, preparare lezioni, fare ricerca, co-progettare con i colleghi o anche solo avere un momento di pausa e convivialità. La condivisione di uno spazio di lavoro è condizione necessaria per la creazione di una comunità di insegnanti e la loro piena cooperazione”.

Una scuola per i cinque sensi, attrezzata e connessa

L'integrazione dei sensi come strumento per l'integrazione scolastica: ecco un'altra caratteristica – l'ottava - che deve avere la scuola del futuro, anche in considerazione e a tutela delle diversità che la abitano. “La progettualità architettonica dovrebbe sapere valorizzare la centralità del corpo come dimensione chiave dell’apprendimento, soprattutto nel primo ciclo. Anche a scuola, infatti, la conoscenza può crescere grazie a spazi, ambienti e strategie didattiche pensati per favorire un apprendimento che coinvolga intenzionalmente corporeità e movimento. Un approccio multisensoriale facilita in particolare gli allievi con disturbi dell’apprendimento o che incontrano maggiori difficoltà con il canale visivo-verbale, basato su lettura e scrittura. Bisogna, dunque, immaginare spazi che curino e valorizzino tutti gli aspetti della percezione”.
 
E la scuola di domani dovrà, necessariamente, essere “attrezzata” e “connessa”: sono queste le ultime due caratteristiche indicate dagli esperti. “Attrezzata”, perché “importante diversificare le attrezzature nei diversi ambienti di apprendimento in relazione sia alle aule sia agli spazi laboratoriali”. Connessa, perché “le nuove tecnologie devono costituire una delle infrastrutture diffuse di apprendimento, raggiungendo tutti gli ambienti della scuola per sostenere attività didattiche e amministrative”.
 
Il lavoro da fare è tanto, ma la posta in gioco è alta: “Che queste linee guida possano davvero orientare efficacemente la ricostruzione di quasi 200 scuole è da vedere e necessita di grande vigilanza e impegno a livello locale e centrale – conclude Lorenzoni - ma mi sembra un punto di partenza importante nella prospettiva di rivedere radicalmente la legge del 1975 sull’edilizia scolastica”. Ed ecco, in sintesi, le dieci caratteristiche delle 200 scuole del futuro”.

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