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Il Conservatorio di Roma apre le porte alla neurodiversità

Dallo scorso anno un gruppo di ragazzi con sindrome di Asperger frequenta i corsi istituzionali del Conservatorio Santa Cecilia grazie a un programma personalizzato di didattica speciale. E il loro talento è sotto gli occhi di tutti. Il servizio è stato pubblicato sul numero di febbraio di SuperAbile Inail

21 febbraio 2022

ROMA – “La musica rappresenta comunicazione e sentimento. La musica è dappertutto, per me vuol dire tanto, ci vivo dentro. È come se qualcuno mi parlasse e questa sensazione io vorrei condividerla con gli altri”. È felice Matteo Capponi se gli chiedi di raccontarti di quella passione che l’accompagna da quando era bambino, che passa per i suoni ancor prima che per le note, che parla con la voce della natura, dell’arte, della vita di tutti i giorni. Un anno e mezzo fa, dopo un regolare esame di ammissione, Matteo si è iscritto al triennio di pianoforte del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dando finalmente inizio a quel percorso formale di studi che sognava da tanto tempo: un risultato in parte insperato che lo fa sentire oggi soddisfatto e ottimista, malgrado le restrizioni dettate dalla pandemia. L’anno accademico 2020-2021, però, è stato un anno memorabile non solo per Matteo. Insieme a lui, a varcare la soglia della prestigiosa scuola di musica un gruppo di giovani che mai prima d’ora avevano avuto accesso sia ai corsi propedeutici che a quelli universitari del Conservatorio romano. Nove ragazzi e una ragazza, tra i  18 e i 30 anni per la precisione che, oltre all’amore per la musica, hanno in comune tra loro la sindrome di Asperger: un disordine pervasivo dello sviluppo scomparso nell’ultima versione del Dsm (il Manuale dei disturbi mentali considerato la Bibbia degli psichiatri americani), ma ancora utilizzato, anche in ambito diagnostico, per identificare quei soggetti che, pur in assenza di deficit intellettivo, presentano alcune delle caratteristiche principali dell’autismo, tra cui la compromissione della qualità dell’interazione sociale, l’alterazione della comunicazione, modelli di comportamento e interesse limitati.

Matteo, l’amore per la musica e il Conservatorio

La diagnosi di sindrome di Asperger per Matteo è arrivata all’età di tre anni e mezzo, mentre frequentava la scuola materna. «Fin da piccolo ha manifestato uno spiccato interesse per i suoni, in particolare ama le campane, una passione che condivide con altri cultori di “campanologia”, sparsi in giro per l’Italia», racconta a telefono sua madre Linda Tugnoli. «Come genitori abbiamo sempre cercato di assecondare la sua passione per la musica, fin dal giorno in cui, a casa di amici Matteo ha visto per la prima volta un pianoforte, restandone folgorato. Da allora ha cominciato a prendere lezioni di piano, la musica è stata la sua salvezza e la sua fonte di autostima, anche rispetto alle fatiche scolastiche. Ci sono state pagine buie e pagine luminose negli anni della scuola, ma i momenti più belli sono stati tutti quelli in cui, nelle occasioni ufficiali, è stato invitato a suonare nell’aula magna dell’istituto».

Matteo Capponi durante un concerto

Eppure, nonostante un talento innegabile e quell’orecchio assoluto che gli permette di riconoscere le note anche senza una scala sonora di riferimento, Matteo ha dovuto attendere fino all’età di 24 anni per entrare in Conservatorio. «Un fatto di carattere personale in apparenza, ma in realtà indice di un cambiamento culturale davvero epocale per questa importante istituzione romana», sottolinea sua madre, che negli anni ha più volte rinunciato all’idea di un ciclo di studi accademici per Matteo. «Prima dell’anno scorso uno studente con autismo che avesse voluto provare a iscriversi al Conservatorio romano dichiarando la propria disabilità si sarebbe trovato di fronte un invalicabile muro di gomma, anche se non, ovviamente, un rifiuto ufficiale», spiega Linda. «Non essendo previsti finanziamenti ad hoc da parte del Miur per i Conservatori statali e le Accademie di belle arti, veniva spiegato ufficiosamente, non c’erano gli strumenti necessari per accogliere gli allievi con disabilità. Pertanto, anche a fronte di un esame di ingresso brillantemente svolto, sarebbe stato molto difficile, per non dire impossibile, ottenere l’ammissione». Grazie a questo cambiamento di prospettiva Matteo, che oggi svolge un lavoro serale di consegne a domicilio, può finalmente permettersi di immaginare il futuro che gli piace: «Vorrei fare il pianista professionista o l’insegnate di pianoforte», dice. «Già entrare in Conservatorio è stato un risultato eccezionale», aggiunge, «ora devo andare avanti e non fermarmi, voglio continuare di vivere con la musica e per la musica».

Costruire il cambiamento

Le cose sono cominciate a cambiare, almeno a Santa Cecilia, con l’arrivo di un nuovo direttore, il maestro Roberto Giuliani, e con la realizzazione, tra settembre 2019 e dicembre 2020, del progetto sperimentale “Recercare a mente”, finanziato dalla Regione Lazio. Un progetto, unico nel suo genere, volto alla valorizzazione dei talenti musicali di giovani nello spettro autistico tra i 18 e i 34 anni e portato avanti con la collaborazione dell’associazione Gruppo Asperger Lazio, che ha contribuito a individuare i soggetti potenzialmente interessati a partecipare, alcuni dei quali facevano già parte della romana Aspie Band, al momento ferma per via del covid. «Il Conservatorio romano è all’avanguardia nel campo della disabilità e della fragilità in generale», commenta Teresa Chirico, docente di Storia della musica al Santa Cecilia e attualmente referente per la disabilità, a suo tempo tra gli ideatori del progetto Recercare a mente. «Nonostante gli indubbi passi avanti, la società ancora non riesce a riconoscere il contributo che i ragazzi con difficoltà possono dare e la loro capacità di studiare e lavorare».

Uno studente del Conservatorio Santa Cecilia di Roma

Attraverso un piano didattico personalizzato i giovani coinvolti hanno avuto modo di seguire lezioni pratiche e teoriche per un totale di 600 ore svolte in modalità individuale e collettiva, accompagnati nello studio e nelle attività di inclusione sociale da tutor specializzati nella didattica speciale, assistenti alla comunicazione e una psicologa con una solida esperienza nel campo dell’autismo. Un’attenzione particolare è stata dedicata all’acquisizione di competenze utili per l’ingresso nel mondo del lavoro. Oltre allo studio dei diversi strumenti musicali, infatti, i partecipanti hanno potuto sperimentare le tecniche dell’accordatura dei pianoforti e della liuteria, manifestando anche in questo campo abilità e destrezza tutt’altro che scontate. Ma il merito maggiore del progetto è stato, forse, quello di traghettare molti dei partecipanti verso i corsi istituzionali del Conservatorio a cui hanno avuto accesso successivamente, previo superamento del regolare esame di ammissione. Così oggi, grazie al supporto nella didattica e nelle relazioni interpersonali da parte di tutor specializzati, possono proficuamente frequentare il triennio e altri corsi propedeutici o collaterali, come quelli sulla liuteria e il restauro dei pianoforti. «È stato un successo straordinario, che è andato oltre le migliori aspettativa», esulta la professoressa. «I nostri ragazzi sono davvero molto dotati, ma senza la disponibilità del direttore Giuliani e il cambiamento di mentalità che ha investito il Santa Cecilia non avrebbero mai avuto la possibilità di entrare in Conservatorio. In passato le fragilità non erano riconosciute e sostenute, le persone preferivano nasconderle, non eravamo ancora pronti a questa rivoluzione culturale».

Il futuro è nella musica

Oltre a essere una docente del Conservatorio e l’artefice principale del progetto Recercare a mente, Teresa Chirico è anche la madre di un ragazzo di 23 anni, che oggi frequenta il Dams. Anche lui ha una forte sensibilità musicale e in passato suonava la batteria. «Aveva la capacità di riprodurre all’istante qualsiasi motivo, esattamente come lo aveva ascoltato e perfino meglio», racconta sua madre. «Ma non gli bruciava dentro il sacro fuoco della musica e alla fine ha scelto di studiare le arti visive dove è ugualmente bravo». Per ragazzi del Santa Cecilia, invece, la musica rappresenta la strada d’elezione. E da quando hanno intrapreso il percorso all’interno del Conservatorio sono molto più autonomi e felici, a detta dei loro stessi genitori. Alcuni, poi, possiedono un talento fuori del comune e una buona metà è dotata, come Matteo, di quell’orecchio assoluto così raro anche tra gli stessi musicisti. Una dote, quest’ultima, estremamente utile anche per costruire e accordare strumenti musicali. Nel frattempo, un accordo con la ditta Ciampi Pianoforti ha permesso ai ragazzi di avere un primo approccio con il mondo del lavoro, attraverso dei tirocini durante i quali si sono misurati anche con il restauro di un antico pianoforte “Anelli”. E poi c’è Clara, l’unica ragazza del gruppo, che ha già costruito un violino, suonandolo in seguito nel corso di un concerto, e che ora ne sta realizzando un secondo. «L’obiettivo è anche dare loro strumenti utili a trovare un lavoro, magari in un ambiente protetto, almeno per alcuni», ci tiene a sottolineare la referente per la disabilità. «Speriamo davvero che un domani riescano ad autosostenersi attraverso le professioni musicali. Sarebbe un peccato disperdere i loro talenti. A volte manifestano una genialità che i normodotati non hanno».

Uno studente del Conservatorio Santa Cecilia di Roma

Le foto in questo articolo sono tratte dal backstage del docufilm Tener a mente, un progetto dei Fotografi senza frontiere onlus per la regia di Gino Bianchi. Il documentario è stato presentato presentato al festival di Berlino 2021 e alla 39esimo edizione del Valdarno Cinema Festival 2021, dove ha ottenuto il Premio del Pubblico al miglior lungometraggio e la Menzione speciale Premio Basaglia. In occasione della Giornata della sindrome di Asperger sarà trasmesso dalla Rai.
(L’articolo è tratto dal numero di febbraio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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