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Al Festival della Cultura Paralimpica l’evoluzione delle protesi dall’artigianalità all’ingegneria

All’iniziativa culturale voluta dal Comitato Italiano Paralimpico un seminario curato dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio fa luce sugli aspetti più attuali della protesica: dalla digitalizzazione alla valutazione del paziente, fino all’importanza di un percorso ‘su misura’. L’ing. Teti: “I nuovi processi sono a ridotto impatto ambientale”

12 ottobre 2022

MILANO – Un percorso storico che ha portato la protesica dall’artigianato fino all’ingegneria e alla digitalizzazione: un salto affascinante nella vita degli esseri umani che continua a dare risultati e a migliorare la vita delle persone. E’ stato dedicato alla protesica e ai suoi tanti usi nella vita quotidiana l’appuntamento curato dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio nell’ambito del Festival della Cultura Paralimpica, l’iniziativa voluta dal Cip che ha richiamato alla Fabbrica del Vapore di Milano un pubblico composito di addetti ai lavori e di studenti di scuole e università.

"Dall'artigianato all'ingegneria: i mestieri e le competenze nell'assistenza protesica dell' Inail" è stato il titolo dell’appuntamento curato dall’ing. Gregorio Teti, direttore dell’area tecnica e area servizi ausili e assistenza sul territorio presso il Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio. “L’obiettivo – ha affermato Teti – è far comprendere come il processo protesico fin dai primi secoli della storia dell’uomo si è basato esclusivamente sull’artigianalità, che è stata una caratteristica forte anche del Centro Protesi nato nel 1961: oggi però l’approccio è differente, anche perché la regolamentazione sui dispositivi medici dell’Unione Europea (745/2017) ci obbliga a percorrere la strada di una digitalizzazione dei processi per consentire un tracciamento pedissequo dei cicli di produzione”. Questa tracciatura di tutte le fasi di produzione, comprensiva di un’indagine di verifica sui pazienti, permette di avere un feedback sulla bontà del lavoro fatto.

Nel corso della relazione si è parlato dunque della persona e del dispositivo tecnico, dell’importanza di valutare la soddisfazione dei pazienti, della necessità di protesi che si integrino al meglio con il corpo e con la mente del paziente per essere una vera e propria “prosecuzione” del soggetto. E si è parlato, in termini facili e accessibili, dell’importanza di avere protesi facili da utilizzare, rispettose del corpo e della biomeccanica. Con tutti i capisaldi che vanno considerati nel processo di costruzione: performance, comfort, processi digitali, dispositivo personalizzato o su misura.

“Negli ultimi anni si è sviluppato molto lo studio dei materiali e la loro integrazione: abbiamo introdotto al Centro Protesi strumenti e soluzioni innovative sia per quanto riguarda le tecniche di costruzione, sia per i materiali impiegati e per come vengono impiegati. E’ importante capire – ha sottolineato Teti - che lo studio e la conoscenza dei materiali è importante nella tecnica ortopedica perché consente un utilizzo corretto di quello che l’industria dei materiali mette a disposizione. E anche le tecniche di lavorazione sono state modificate nel corso del tempo per dare spazio a quello che ci viene chiesto da tutto il mondo: un ridotto impatto ambientale delle attività dell’uomo”. Le nuove attività infatti - ha precisato il direttore dell’Area tecnica e dell’Area servizi ausili e assistenza sul territorio del Centro Protesi Inail – “hanno consentito nel corso del tempo a stabilizzare una riduzione dell’uso di materie prime pari al 50% rispetto al precedente sistema, riducendo al contempo il ciclo di produzione e ottenendone un vantaggio in termini di minor consumo di energia. Un aspetto che in questo momento storico è quanto mai importante”.

Teti ha anche messo in evidenza la differenza fondamentale che passa fra un dispositivo protesico che è il risultato di un percorso personalizzato e quello risultante da un percorso su misura: sembra di stare di fronte a due sinonimi o a due espressioni equivalenti, ma di fatto non lo sono. “I due concetti – ha spiegato il relatore - sono simili ma molto diversi: il ‘su misura’ equivale a partire dalla tela per costruire un vestito, mentre il concetto di ‘personalizzato’ equivale ad avere già un vestito preconfezionato che poi viene personalizzato ed adattato alle condizioni della persona che ne ha necessità. Al Centro Protesi facciamo percorsi ‘su misura’”. “Naturalmente – ha specificato Teti - la bravura e l’abilità della struttura del Centro Protesi è quella di far assimilare al paziente, durante il trattamento protesico riabilitativo, la massima affinità con il dispositivo medico realizzato, al fine di consentire l’instaurarsi di un connubio inscindibile fra la persona e il dispositivo tecnico stesso”. Alla base del successo di un dispositivo tecnico, infatti, c’è la capacità di integrazione fra mente e biomeccanica. In questo contesto - ha infine ricordato Teti – “i processi digitali sono fondamentali perché consentono di avere un processo tracciato e ripetibile, che consente di evitare che un errore possa propagarsi durante la costruzione del dispositivo protesico e andare a inficiare il percorso del paziente”.

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