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“Back to life”, il viaggio visto da un infortunato Inail di Palermo

“Le disabilità non devono essere causa di chiusura nel confronto con gli altri, distacco e disinteresse, ma spronarci a vivere la vita soltanto in maniera diversa da prima, spesso più dura, ma sempre ricca di voglia di vivere e gioia. Come oggi, con i miei amici milanesi”

6 settembre 2018

ROMA - “Per me 'orso delle caverne', pensare di trovarmi in mezzo ad una piazza, ad aspettare degli sconosciuti con cui trascorrere alcune ore, mi sembrava una cosa fuori dal comune e dalle mie disponibilità. Eppure ero lì, in piazza Teatro Massimo a Palermo, come mio solito in perfetto anticipo, a pensare quello che in circostanze simili ci si dice fra amici, a immaginare come sarebbero arrivati o che viso avessero”. Inizia così il racconto di Emanuele, uno degli infortunati Inail siciliani che a Palermo, all'inizio dell'estate, ha accolto e guidato, alla scoperta della città, un gruppo di infortunati milanesi.
 
“Quando ricevetti l’invito da parte della dottoressa De Luca, mi sono subito chiesto perché: perché proprio io fra tanti altri disabili ero stato chiamato quasi a rappresentare un'istituzione come l’Inail. Ma l’orgoglio di farlo superò il dubbio e il sì fu quasi istantaneo. Alle 10 del mattino, in una splendida e soleggiata mattina di maggio, ero quindi li, a cercare già un po' di ombra mentre aspettavo un gruppo di milanesi, mai visti prima, ma desiderosi di conoscere Palermo e un gruppo di amici locali. Guardandomi intorno, scoprii un piccolo gruppetto di persone poco più in là e capii subito che si trattava degli altri compagni di viaggio palermitani, in attesa come me. I saluti e l’arrivo della dottoressa De Luca amalgamarono questo primo gruppetto all’ombra. L’attesa prolungata per il ritardo dell’aereo, i dubbi e la curiosità su chi sarebbe arrivato si sciolsero non appena ci salutammo, al tavolo di un bar, come le coppette di gelato poco resistenti al caldo già intenso di quella ormai tarda mattinata”.
 
“Gli amici milanesi – continua Emanuele - arrivarono accompagnati dalle rispettive mogli e con tanta voglia di iniziare subito il giro delle attrazioni palermitane. Agli occhi degli stessi palermitani e degli altri turisti che affollavano via Maqueda e i suoi negozi, il nutrito gruppetto di carrozzine colorate, elettriche o spinte a mano, devono essere sembrate figure di uno spot pubblicitario e, considerando l’età media, le evoluzioni - volute e non, a causa delle caratteristiche mattonelle del fondo stradale - hanno per qualche centinaia di metri strappato più di un sorriso. All’arrivo ai Quattro Canti, intesi come incrocio stradale, lo stupore e l’ammirazione per la bellezza delle statue presenti e le fontane, si sono quasi impresse nelle immagini delle fotocamere a quel punto usate in sequenza”.
 
“Da lì a pochi metri Piazza Pretoria si apre ai nostri occhi con la splendida fontana Pretoria o della Vergogna, chiamata così a causa delle nudità delle statue che la compongono. Pochi passi indietro e via in salita verso la Cattedrale, sfruttando le carrozzine elettriche come locomotive di un trenino. E qui, nella maestosità della Cattedrale, approfittiamo per ricominciare a scambiarci impressioni, curiosità, motivi della disabilità e indirizzi, dato che di lì a poco ci saremmo salutati, noi per tornare a casa e loro per proseguire in un lungo tour gastronomico. Voci riferiscono che a causa del piano stradale una ruota di una carrozzina si sia forata, ma altre voci indicano una diversa la causa della foratura, attribuendola al un peso eccessivo del passeggero dopo il pranzo! Troppo breve, a dire il vero, il tempo per conoscerci: ma come spesso accade quando ci si trova bene fra amici, vecchi o nuovi, anche un solo sguardo può raccontare molto più di mille parole. L’esperienza, che ci siamo promessi di ripetere, ha di certo contribuito al benessere del nostro stato d’animo personale, riconoscendo in chi come me disabile, recente o da più anni, la forza di essere propositivo e disponibile a tutte le esperienze che la vita ancora ci propone e che non perdiamo occasione di sfruttare. Le disabilità non possono essere causa di chiusura nel confronto con gli altri, o peggio distacco e disinteresse – conclude Emanuele - ma devono spronarci a vivere la vita soltanto in maniera diversa da prima, a volte più 'comoda', spesso più dura, ma sempre ricca di voglia di vivere e gioia. Come oggi, con i miei amici milanesi”.

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