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Sarajevo, la classe impara il linguaggio dei segni per parlare con il compagno sordo

“Trovata inclusiva” di una maestra. L’esperto Lis pagato con una colletta delle famiglie. “La disabilità può essere abbattuta con la volontà di scuole e famiglie, coinvolgendo tutti, specie i bambini, che per natura tendono ad includere e non escludere”

28 gennaio 2017

ROMA - La disabilità a scuola è un tema che crea dibattiti e contrasti in Italia, perché il numero di alunni con bisogni speciali aumenta sempre più a fronte di problemi legati alla gestione dei docenti di sostegno. Fondamentale è che l’allievo possa avere facilitato l’ingresso in aula e l’integrazione con il resto della classe. Fatto questo assunto, il portale Tecnica della scuola riferisce la vicenda di una classe di Sarajevo, avvenuta lo scorso anno: “Un bimbo di 6 anni che ha problemi di udito sin dalla nascita è stato iscritto in una scuola elementare di Sarajevo. Nonostante la sua disabilità e l’assenza di insegnanti di sostegno, la scuola lo ha accettato mettendolo insieme agli altri compagni, generando però sconforto per l’alunno e i genitori perché isolato dalla sua incapacità di comunicare con maestre e compagni. La trovata inclusiva di una maestra è stata la seguente: insegnare a tutta la classe la lingua dei segni italiana, in modo tale da istruire il piccolo Zejd e soprattutto, permettendo a tutti i compagni di classe di comunicare con lui, parlando un linguaggio unico. Grazie ad una colletta delle famiglie, è stato pagato un esperto del linguaggio dei segni che con l’aiuto delle maestre ha trasmesso il codice a tutti gli alunni”.
 
Prosegue il portale dedicato alla scuola: “Imparare il linguaggio dei segni per i bambini è stato divertente, tanto da insegnarlo anche ai genitori a casa. Ma soprattutto ha permesso di abbattere quelle barriere che la scuola dovrebbe impedire sempre di formarsi. Esiste senz’altro un problema da risolvere in Italia – conclude Tecnica della scuola - ma la vicenda di Zejd in Bosnia insegna che a volte la disabilità può essere abbattuta con la volontà delle scuole e delle famiglie, coinvolgendo tutti gli attori, specie i bambini, che per natura tendono ad includere e non escludere”.

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