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Convenzione di Oviedo, no al protocollo. Rischia di rafforzare ricoveri e Tso

Fish aderisce e rilancia la campagna dell'European disability Forum, a pochi giorni dal voto del comitato di Bioetica presso il Consiglio d'Europa. “Il protocollo giustifica contenzione e non chiarisce se i Tso siano trattamenti medici o di sicurezza pubblica"

18 maggio 2021

ROMA - Un protocollo che, “così come è stato concepito, giustifica i trattamenti di contenzione, prevede un placement in ogni Tso, non chiarisce se i Tso siano indirizzati soltanto alla cura e al miglioramento delle condizioni di salute e, pertanto, mantiene l’ambiguità esistente tra i trattamenti medici e quelli legati alla sicurezza pubblica”. E che, in questo modo, “rischia di aumentare la coercizione”. Così Vincenzo Falabella, presidente della Fish, sintetizza le ragioni del no al protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, la cui bozza finale sarà sottoposta al voto del Comitato di bioetica istituito presso il Consiglio d’Europa (DH-BIO Committee), dall'1 al 4 giugno.
Un protocollo pericoloso, dunque, visto che “i paesi che hanno adottato una legislazione simile sul trattamento e il collocamento involontario, sancita nella bozza di protocollo aggiuntivo, hanno visto un aumento della coercizione in psichiatria - spiega ancora Falabella -. Per questo la Fish lancia l’allarme affinché l’Italia si opponga all’adozione di tale protocollo. Si rischia di aumentare coercizione”.
Nei giorni scorsi, la federazione ha scritto quattro diverse lettere ufficiali al presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al ministro della Salute, Roberto Speranza e, infine, al ministro per le Disabilità, Erika Stefani, esprimendo profonda preoccupazione circa le discussioni in corso in seno al Consiglio d’Europa. Una preoccupazione di cui si è già fatto portavoce, nei mesi scorsi, l'European Disability Forum, l’organizzazione ombrello che difende gli interessi di oltre 100 milioni di persone con disabilità in Europa, che ha lanciato la campagna #WithrawOviedo
Una battaglia per i diritti delle persone con disabilità
La storia del protocollo è stata illustrata da Edf nel kit che contiene tutte le informazioni e i riferimenti per diffondere la campagna. “La Convenzione di Oviedo, ufficialmente chiamata Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina, è una convenzione internazionale adottata nel 1997 dal Consiglio d'Europa, che stabilisce una serie di principi e divieti in materia di bioetica, ricerca medica, consenso, diritti alla vita privata e all'informazione, trapianto di organi, dibattito pubblico, ecc. - ricorda Edf - È l'unico strumento internazionale giuridicamente vincolante per la tutela dei diritti umani in campo biomedico. Essa stabilisce che i diritti umani devono essere prioritari rispetto ad altre considerazioni nel campo della biomedicina. Tuttavia, molte delle sue disposizioni sono obsolete alla luce della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) adottata nel 2007 dalle Nazioni Unite. Ad esempio, l'articolo 6 della Convenzione di Oviedo mantiene l'incapacità al consenso fondata sulla disabilità. L'articolo 7 autorizza il trattamento involontario contro le persone con disabilità psicosociali ed in relazione alla loro disabilità questa è considerata una condizione di salute che richiede un trattamento”.
Proprio per questo, “prima dell'entrata in vigore della Crpd, il Comitato dei Ministri ha chiesto al Comitato di Bioetica di elaborare una bozza di protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, con l'obiettivo di disciplinare i ricoveri e i trattamenti involontari”.
Il comitato di Bioetica ha iniziato a lavorare nel 2014 alla “bozza di protocollo aggiuntivo relativa alla tutela dei diritti umani e della dignità delle persone affette da disturbi mentali per quanto riguarda il ricovero involontario e il trattamento involontario”, che si concentra sulla creazione di un quadro giuridico per il ricovero ed il trattamento involontario delle persone con problemi di salute mentale.
Le ragioni del no di Edf
Edf da mesi chiede con forza il ritiro della bozza: “Ci opponiamo a questa bozza di protocollo aggiuntivo perché è contrario al diritto internazionale in materia di diritti umani e rischia di aumentare le violazioni dei diritti umani in psichiatria”. Ed ecco perché: primo, il trattamento ed il ricovero involontario in psichiatria sono proibiti alla luce della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità. Vìolano, tra l'altro, i diritti alla non discriminazione, capacità giuridica, libertà e sicurezza e salute. La CRPD è ratificata da 46 dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa”; secondo, “la sua adozione creerebbe un conflitto giuridico tra gli obblighi degli Stati a livello regionale (Consiglio d'Europa) e quelli a livello internazionale (CRPD). Negli Stati europei che hanno ratificato la CRPD si applicheranno due diversi standard”; terzo, “si rischia di consolidare l'istituzionalizzazione delle persone con disabilità, mentre la pratica è condannata dalla CRPD, dal Comitato per i Diritti delle Persone con Disabilità e dal Relatore Speciale sui Diritti delle Persone con Disabilità. I Paesi che hanno adottato una legislazione in materia di trattamento e ricovero involontario simile a quanto previsto nella Bozza di Protocollo Aggiuntivo, hanno visto un aumento della coercizione in psichiatria”; quarto, “il protocollo va contro il cambiamento di paradigma ed è crescente il rifiuto alla coercizione che sta sempre più emergendo all'interno delle Nazioni Unite e della comunità medico-scientifica”.
Attualmente, “diversi sono gli organi del Consiglio d'Europa che devono ancora prendere una decisione definitiva sulla bozza – spiega Edf - I principali attori sono il Comitato di Bioetica, il Comitato Direttivo per i Diritti Umani e il Comitato dei Ministri. I membri del comitato di questi tre organi sono rappresentanti degli Stati membri. Ciò significa che l'adozione del protocollo sarà una decisione presa da tutti i paesi membri del Consiglio d'Europa. Ogni paese ha un voto. Anche quelli che non hanno ratificato la Convenzione di Oviedo”. Dopo il voto di inizio giugno da parte delle delegazioni di Stato, tra settembre e ottobre è prevista la decisione del Comitato direttivo per i diritti dell'uomo e il parere non vincolante dell'assemblea parlamentare, fino alla decisione del Comitato dei ministri, tra autunno 2021 e primavera 2022. “La decisione – spiega Edf - è di solito per consenso che coinvolge tutti gli Stati  membri del Consiglio d'Europa. L'obiettivo è fermare l'adozione da parte del Consiglio d'Europa della bozza e reindirizzare gli sforzi verso lo sviluppo di linee guida per porre fine alla coercizione in psichiatria. È necessaria una campagna per creare una pressione politica a livello nazionale, europeo e internazionale”.
La posizione di Fish
A questa campagna aderisce quindi con convinzione la Fish, che ha scritto ad alcune tra le maggiori istituzioni italiane, attraverso il suo presidente Falabella, “consapevole che l’Italia continuerà a rispettare gli obblighi derivanti dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. E tuttavia, in questo senso, si rischia di consolidare l'istituzionalizzazione delle persone con disabilità”. Nelle lettere si fa riferimento alle opposizioni al protocollo espresse anche da parte delle maggiori organizzazioni europee che si occupano di diritti umani e dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e, nel chiederne alle rappresentanze italiane il voto contrario, la Fish ricorda che nel 2019 il Parlamento europeo aveva adottato all’unanimità una risoluzione su come porre fine alla coercizione nell’ambito della salute mentale. “Il protocollo contrasta, in particolare, con l’articolo n.12 della Convenzione internazionale delle Persone con disabilità, laddove si prevede l’eguale riconoscimento di fronte alla legge delle persone e dove gli stati che l’hanno ratificata riconoscono che le persone con disabilità godono della capacità legale su base di eguaglianza rispetto agli altri in tutti gli aspetti della vita; assicurando, inoltre, che le misure relative all’esercizio della capacità legale rispettino così i diritti, la volontà e le preferenze della persona - conclude Falabella - Tutto ciò che non riconosce, insomma, quel protocollo di cui si chiede, ora, la eliminazione e per cui in tutta Europa le principali associazioni che si occupano di diritti umani sono pronti a dare battaglia.

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