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Il pericolosissimo 'boosting'. Il doping degli atleti paralimpici

Fratturarsi volontariamente un dito del piede o ferirsi un arto amputato per stimolare la pressione del sangue. L'automutilazione (in inglese boosting), è la specialissima forma di doping degli atleti paralimpici. Ma il catalogo degli orrori, purtroppo è molto più lungo. Scosse elettriche, sanguinamento, ostruzione del catetere urinario per distendere la vescica, torsione o schiacciamento dei testicoli...

13 settembre 2016

Fratturarsi volontariamente un dito del piede o ferirsi un arto amputato per stimolare la pressione del sangue. L'automutilazione (in inglese boosting), è la specialissima forma di doping degli atleti paralimpici. Ma il catalogo degli orrori, purtroppo è molto più lungo. Scosse elettriche, sanguinamento, ostruzione del catetere urinario per distendere la vescica, torsione o schiacciamento dei testicoli.

Una realtà quasi sconosciuta all'opinione pubblica e che riguarda soprattutto gli affetti da lesioni del midollo spinale. Essi, oltre a paralisi e perdita di sensibilità corporea, spesso soffrono anche di problemi cardiaci. A tal punto che, nel corso di un grande sforzo come quello sportivo che richiederebbe un afflusso di sangue maggiore, il loro fisico non riesce a mettere in atto questo meccanismo naturale. Il rimedio per migliorare i risultati è tanto semplice quanto spaventoso: l'autolesionismo. Per compensare questa debolezza e ottenere prestazioni di più alto livello non pochi atleti praticano il boosting sulle loro membra insensibili, in modo da non provare dolore ma accrescere al tempo stesso l'irrorazione dei muscoli.

"È molto marginale", relativizza Jeremiasz Michael, portabandiera della delegazione francese a Rio e giocatore di tennis in carrozzina. Di diverso avviso, invece, il Comitato Paralimpico Internazionale (CPI) che, durante gli ultimi Giochi di Rio, ha cercato in tutti i modi di tenere il fenomeno il più possibile sotto stretto controllo. L'analisi approfondita dei dati provenienti da 160 atleti in vista delle gari ufficiali era già cominciata nel mese di aprile per alcuni sospetti relativi ad un possibile aumento di casi nonostante questa pratica sia ufficialmente illegale dal 2004. A mettere in allerta le autorità anche una indagine dell'agenzia mondiale antidoping secondo la quale circa il 17% degli sportivi intervistati vi aveva fatto ricorso per gonfiare le proprie performance anche in allenamento.

Allarmato per una pratica che sembra avere sempre più seguaci, il CPI, considera la lotta all'automutilazione oltre a un modo per proteggere gli atleti 'puliti' e per difendere l'immagine di integrità di tutto il movimento paralimpico, una maniera per salvaguardare, prima di tutto, la salute di chi compete ad alti livelli. Visto che espone chi si spinge a realizzare questa sorta di tortura a rischi gravissimi. Primi fra tutti attacchi di cuore e problemi cerebrali potenzialmente mortali.

(15 settembre 2016)

di o.elgadi

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