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La scommessa senza barriere del rifugio "Mezzi litri" sui monti Sibillini

Dopo il terremoto del 2016 Stefano e Elena hanno deciso di restare ad Arquata del Tronto e hanno preso in gestione un casolare a 1.350 metri d'altezza. “Il nostro obiettivo è consentire alla persone disabili di vivere una vera vacanza in montagna”. Al via la campagna di crowfunding

31 gennaio 2021

MILANO - In uno dei comuni più devastati dal sisma del 2016, Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, c'è chi scommette sull''inclusione e sull'abbattimento delle barriere per rilanciare il turismo. Sono Stefano Cappelli e Elena Pascolini che, con gli altri soci dell’associazione Monte Vector gestiscono il rifugio Mezzi Litri, casolare a 1.350 metri sul livello del mare, nel cuore dei Monti Sibillini. Un rifugio al centro di percorsi e sentieri in scenari magnifici: c'è il Grande Anello dei Sibillini (124 chilometri lungo il perimetro del massiccio), il Cammino nelle Terre Mutate (da Fabriano a L’Aquila) e anche i sentieri riaperti dell’associazione Arquata Potest. Stefano e Elena vogliono rendere accessibile il rifugio, per dare a tutti la possibilità di godere della montagna: per questo hanno deciso di partecipare alla campagna di crowdfunding “Alleva la speranza +”, promossa da Enel e Legambiente per rilanciare i territori terremotati.
L'obiettivo di Stefano ed Elena è raccogliere 22 mila euro, che serviranno a realizzare alcune rampe di accesso intorno al rifugio e ad acquistare delle “strutture mobili ad ampia accessibilità” come le yurte o le cupole geodetiche che diventeranno camere completamente senza barriere. Il progetto inoltre prevede l'installazione di cartelli in braille.
Molte persone disabili sono venute a trascorrere una giornata con noi ma il nostro obiettivo è consentirgli di vivere una vera vacanza in montagna - spiega Elena-. Nella progettazione degli interventi ci stanno aiutando alcuni amici disabili. Stiamo cercando di creare un ambiente realmente accessibile”.
Stefano, prima del terremoto, era il fornaio di Arquata. Il suo negozio è stato completamente distrutto. Elena viveva ad Ancona e ad Arquata ci è arrivata da volontaria. Si sono conosciuti nei giorni del sisma e da lì è iniziata anche la loro storia di coppia. “Il terremoto ha rivoluzionato le nostre vite -racconta Elena-. Abbiamo deciso di rimanere e di contribuire alla rinascita di questi luoghi. E, come diciamo spesso, la nostra è una storia di amore e resistenza”.

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