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Il silenzio del corpo

Arriva in Italia, tradotto grazie a Erickson quasi 30 anni dopo la prima pubblicazione negli Stati Uniti, il volume di un antropologo che a partire dal 1972 osservò su se stesso la progressione di una malattia che lo rese tetraplegico

Il silenzio del corpo

Titolo: Il silenzio del corpo. Antropologia della disabilità
Autore: Robert F. Murphy
Prezzo: 17,50 euro
Casa editrice: Erickson
Data di pubblicazione: 2017
Numero di pagine: 248

4 luglio 2018


Nel 1972 Robert F. Murphy era direttore del dipartimento di Antropologia culturale alla Columbia University, quando avvertì i primi sintomi di un tumore spinale che, con lenta ma inarrestabile progressione, lo rese prima paraplegico e poi tetraplegico. A questa sconcertante situazione, che ribaltava totalmente la sua identità di uomo sano e in forze, Murphy rispose con gli strumenti dell’antropologo, quelli che aveva usato nei suoi lunghi anni di ricerca sul campo.

In questo caso, però, l’osservazione dell’altro divenne osservazione di se stesso e i dieci anni di indagine che ne seguirono diedero vita a un volume, Il silenzio del corpo. Antropologia della disabilità, tradotto in Italia grazie a Erickson, quasi 30 anni dopo la prima pubblicazione negli Stati Uniti. Il successo del libro superò di gran lunga quello dei suoi precedenti volumi, accolti tutti con interesse dalla comunità scientifica «ma mai col tipo di entusiasmo dimostrato dai miei lettori disabili».

Per raccontare il suo singolare viaggio nella malattia e nella situazione di disabilità che essa generò, l’antropologo Murphy trasse ispirazione da Tristi Tropici: il volume in cui l’antropologo francese Claude Lévi-Strauss descrisse le sue ricerche nell’entroterra brasiliano. Il risultato non è l’autobiografia di un uomo che incontra una grave disabilità al culmine della sua carriera accademica, bensì è la storia dell’impatto che una patologia può avere sulle relazioni sociali di un individuo non meno che sul corpo di un individuo.

Così il lavoro di Murphy inverte la direzione dell’esperienza del maestro Lévi-Strauss che, nel 1937, studiò gli indios Nambikuara alla ricerca di una società ridotta alla sua più semplice espressione, ma alla fine trovò solo uomini. «Ho studiato gli esseri umani ridotti dall’incapacità fisica a una lotta per la sopravvivenza come i Nambikuara – scrive Murphy – e ho trovato la società». [A.P.]
 
 
 

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